Le frane non fermano le gru


Caro Guglielmo, proprio mentre sto scrivendo, un terremoto tenta di farmi perdere la concentrazione con una scossetta di quelle un po’ così, quasi impercettibile e che però si fa sentire, di quelle che avverti un brontolio sordo nella pancia (e sai perfettamente non essere una scorreggia) e subito dopo lo sbuffo d’aria della casa che si comprime e poi si espande e torna alla forma originale. Una scossa di quelle che ti fanno guardare un attimo in alto, con la testa a quarantacinque gradi, giusto due, tre secondi prima di riprendere a fare quello che stavi facendo. Mi piace pensare che sia la terra che in modo notturno e abbastanza sinistro ti dice “tu non te ne accorgi, ma io sono sempre qui, quindi occhio”. Ce ne sono state un discreto paio, di scossette, negli ultimi giorni. Otto, dice l’istituto nazionale di geofisica, dall’inizio di marzo. Fico. Nel frattempo, non posso fare a meno di considerare come bastino solo tre ore d’acqua per far sbriciolare due terzi delle montagne e far esondare pressochè tutti i torrenti della città, un temporale di una notte per isolare la zona nord dal centro, la sud dal resto della zona sud, il sesto ed il primo quartiere da tutti gli altri, i villaggi dalla città, la città dal resto del mondo. E mentre considero ‘ste cose, alzo gli occhi e dalla mia finestra vedo sette gru. Sette gru. E palazzi che vengono su a velocità impressionante, a frequenza impressionante, in posti dove anche una capra avrebbe timore ad arrampicarsi. Caro Guglielmo, ma perchè Dio ci ha creati così coglioni, a noi messinesi?
Alessio Caspanello

Caro Alessio, credo che non dipenda solo dalla messinesità. Questo tipo di coglionaggine è molto italiana. Mi sembra un modo di pensare e di agire da poveracci, da gente con l’acqua alla gola che non ha alternative, che non ha tempo, né voglia, né rispetto, né senso della prospettiva per pianificare in modo oculato degli interventi – in questo caso di edilizia privata e pubblica – tenendo conto che essi comportano conseguenze a lungo termine. Costruire un edificio, così come (dovrebbe essere) stilare un programma politico, è un progetto che non deve andar bene solo per chi ci guadagna nei prossimi dieci mesi, ma andrebbe pensato e realizzato con un ottica di lungo periodo. Se costruisci (e se concedi permessi per costruire) dovresti verificare innanzitutto che il terreno sia solido e che in caso di intemperie l’edificazione non possa essere causa di danni ulteriori. Per questo ci sono i piani regolatori e le commissioni edilizie e a questo dovrebbero badare, se non gli imprenditori privati che costruiscono (e dovrebbero farlo anche loro), almeno i pubblici amministratori. Ma qui entra in gioco appunto quella mentalità da poveracci di cui dicevo, la miopia che impedisce di adottare provvedimenti lungimiranti, il badare all’oggi o al massimo al domani, all’immediato ritorno in termini di favori da scambiare e di voti da assicurarsi per le prossime elezioni, e chi se ne frega di quel che accade fra dieci anni perché nella nostra politica dieci anni equivalgono a un’era geologica. La dannazione di questo eterno presente in cui viviamo che ci impedisce di pensare, e di credere, al futuro.
Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

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