Nino D’Attis su Delta Blues

More about Delta bluesLeggere una storia (o ascoltarla, oppure vederla su uno schermo) è già, inevitabilmente, riscriverla. La storia è sempre una traccia lasciata da qualcuno: impronta che diventa scia e come tale indica/pretende la possibilità di far entrare in gioco una pluralità di elementi in grado di certificarne lo status di manifestazione indeterminata, di oggetto in perenne trasformazione. Personalmente non ritengo interessante il remake di un film. Al contrario, subisco il fascino dell’arte del remix musicale (sulle covers bisognerebbe fare un discorso a parte, separando la sterile operazione calligrafica del fan dal colpo di genio di Rick Rubin che fa ricantare a Johnny Cash i brani dei Beatles, dei Nine Inch Nails o dei Depeche Mode). E subisco certamente anche il fascino del remix letterario: il Will Self che riscrive a modo suo il mito di Dorian Gray è un mezzo spasso; Francesco Dimitri alle prese con Peter Pan o con l’Alice di Carroll vale il prezzo di copertina. Su questa strada si inserisce l’ultimo romanzo firmato dai Kai Zen, ensemble di scrittori attivo dal 2003 e composto da Jadel Andreetto, Guglielmo Pispisa, Bruno Fiorini e Aldo Soliani. Otto mani impegnate a reimpastare Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (aggiungendoci un po’ di Apocalypse Now di Coppola, ovviamente) per dare ai lettori del XXI° secolo una versione contemporanea non meno profonda dell’originale: siamo in Nigeria, primo esportatore di greggio del continente africano, terra dominata con ogni mezzo legale e illegale dalle corporazioni del petrolio (nel romanzo di Conrad si parlava invece di avorio). Il popolo muore di fame, di poliomelite e di intossicazioni, non riceve alcun beneficio dall’estrazione dell’oro nero di facile raffinazione e assiste inerme alla distruzione di un fondamentale polmone verde. Associazioni come Amnesty International e Friends of the Earth International denunciano ricorrenti violazioni degli standard di base sulla responsabilità delle imprese stabiliti dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. In Nigeria si muore anche a causa dei frequenti conflitti sanguinosi, tra la spinta delle principali etnie per il controllo sulle istituzioni e la responsabilità di queste ultime della repressione degli oppositori politici. Nel 1995, lo scrittore Ken Saro-Wiwa, rappresentante delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, venne giustiziato a Port Harcourt insieme ad altri otto attivisti. Molti giornalisti e intellettuali sono finiti in galera con l’accusa di incitamento alla rivolta. È in questo Paese che viene inviato il geologo Martin Klein, uomo dell’Ente con una formazione di tipo filosofico e idee che ai petrolieri non garbano. Klein è una pedina nel gioco pericoloso della multinazionale-padrona: il tema delle energie rinnovabili è nell’agenda del parlamento europeo, ma a chi conviene parlare seriamente di energia pulita? Klein sparisce nella foresta. Allo scopo di certificare il decesso dello studioso (più che di ritrovarlo vivo e vegeto) viene inviato Tamerlano, alias Ivo Andriç (proprio come lo scrittore serbo-croato Nobel per la letteratura nel 1961). Tamerlano giunge in Africa e a sua volta, insieme alla reporter Marguerite, diventa testimone dell’assurdo, di una realtà losca e amara governata dall’avidità degli uomini fino a perdersi man mano che nel suo viaggio incontrerà l’orrore, un senso profondamente diverso da quello da cui era partito.
“Nelle zone selvagge, ci si avventura senza carta geografica, né passaporto”, recita la citazione di Bataille posta in apertura. Così deve essere stato l’approccio dei Kai Zen a questo lavoro, almeno nella fase di pre-produzione: libero, totale, appassionato. E in seguito, immagino, deve essere arrivato tutto ciò che non sappiamo sulla Nigeria e su altre zone della grande madre Africa: i documenti, le testimonianze, le verità su un sistema criminale quotato in Borsa, sulla cattiva gestione delle politiche macroeconomiche ed altri tristi altarini. Fiction e cronaca si intrecciano in un romanzo in cui l’avventura, il noir recano echi ora di Graham Greene, ora delle grandi storie a fumetti di ambientazione africana lasciateci da Hugo Pratt e Magnus (penso in particolare alla serie de Lo Sconosciuto). E il ritmo tiene fino alla fine: blues come musica del diavolo che aspetta di rubarti l’anima al bivio; suono malato, doloroso di una band letteraria davvero potente.

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