Nuove parole per vecchie storie

Caro Guglielmo, ho notato che, dato l’impressionante numero di neologismi coniato da questa rubrichetta, nel caso in cui si decidesse di chiuderla, arginare l’ondata di suicidi all’accademia della Crusca sarebbe davvero un compito arduo. E però a una parola come “briffare” ancora non c’eravamo arrivati. Questa circostanza mi ha fatto cadere nello sconforto più nero, te lo confesso. Briffare, voce del verbo briffare, infinito presente. Tipo come noi italiani parliamo ai vu cumprà (i marucchini, vaia…). “Io comprare tappeto poi briffare con mia moglie” (“e lei se non piacere ficcare me su per il culo”, perché c’è pure ‘sta possibilità). E quindi niente, Davanti a “briffare” impallidiscono le seppur ardite sperimentazioni della lingua dei padri che in questi mesi abbiamo prodotto, tipo pezzalculismo, mezzoseghista, milfitudine. Tutta roba di cui, te lo confesso, vado altamente fiero. E tu mi puoi capire, visto che lavori come me con le parole. Fiero ma depressissimo, perché a “briffare” sapevo che non ci sarei mai arrivato a superarlo, nemmeno in cento numeri di “Lui è peggio di me”. Poi ho appreso da fonti governative che chi ha inventato il termine è di madrelingua inglese, quindi mi sono tranquillizzato. Io sono nato a Camaro, onestamente, dove cazzo voglio andare?

Alessio Caspanello

Caro Alessio, briffare viene dal verbo inglese to brief, che significa aggiornare, dunque più che un neologismo è un prestito linguistico, o forestierismo, ottenuto storpiando col suffisso italiano dell’infinito l’originario termine inglese. Come avviene per altre parole orrende come downlodare, per dire scaricare, o scannare, per dire passare allo scanner. Ma questo giusto a voler inculare le mosche con lo spillo. Smettendo i panni del professor Beccaria, che se ne potrebbe anche avere a male, mi pare che in questa storia, oltre a nuove parole di cui non sentivamo il bisogno, abbiamo imparato qualche regola di vita, direi. Le vado a elencare. 1. Se sei in là con l’età e ricopri una posizione di potere non fidarti mai di un’igienista dentale che ti procura ragazze compiacenti: non è tua amica, vuole solo sistemarsi la carriera per potersi sposare e avere dei figli (non con te). 2. Se incontri una bonazza evidentemente minorenne che ti assicura di avere 24 anni, non le credere: risparmierai 5 milioni di euro. Di questi tempi possono servire. 3. Non regalare bigiotteria da quattro soldi a forma di animaletto: farai una figura di merda due volte, la prima con chi riceve il regalo e la seconda con l’opinione pubblica che leggerà le intercettazioni delle beneficiate. 4. Occhio a chi frequenti quando ti gira bene, non è detto ti rimarranno vicini anche in tempi di magra: si comincia con fresche bilingue laureate e si finisce con la Santanché. Qua l’unico neologismo degno dei 150 anni dell’Unità l’ha inventato Paolo Guzzanti e non c’è davvero parola migliore per definire il nostro sistema di governo. La parola, naturalmente, è mignottocrazia.

Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

qui gli articoli precedenti


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2 thoughts on “Nuove parole per vecchie storie

  1. Però la Minetti, sinceramente, è una gran bella topolona!

    Voglio dire: non potrebbero Schicchi e Rocco mettersi d’accordo e pigliarsi un pò di queste qua e farle lavorare?

    Se poi si lamentano che pure Rocco è deludente le vendiamo a qualche sceicco arabo! Ecchechezz

    😀 😀

    PS Ma l’avete visto lo spot di Marra [quello dello strategismo sentimentale! uno scrittore che vi fa invidia vero kai zen? 😀 :D] con Ruby? Che robe! eheh

    Mi piace

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