In Olanda stare male non esiste

Allora, è andata così: sono in Olanda da poche ore, mi catapulto al supermercato nella speranza di trovare ancora qualche mozzarella Galbani (a kilometro mille), o un etto di spianata romana tra gli orrendi affettati in vendita all’Albert Heijn di Lochem, dove soggiorno d’abitudine. E sento già un pizzicore nel naso, avete presente quando avvertite l’influenza arrivare da lontano? ‘Sta bastarda… tu sai che sta arrivando e, anche se spremi tredici arance o ti mangi mezza cassetta di kiwi così, a morsi (in Nuova Zelanda lo fanno, c’è poco da ridere) non cambia nulla. Influenza sarà, e silenzio.

Proprio allora incrocio tra gli scomparti delle salse e dei sacchetti di patatine (che occupano circa un terzo di un normale supermercato olandese) Wouter, un caro amico autoctono, con il quale ogni volta programmo uscite ed eventi spettacolari per la mia nuova permanenza ma poi tutto si risolve – a mala pena – con un giro birre al pub, nella fretta dell’ultimo pomeriggio prima di partire. Questa volta però c’è Capodanno di mezzo, e non potrò certo tirarmi indietro per la folle ubriacatura del pomeriggio del 31 dicembre, insieme al gruppo dei maschi galletti del paese. Tutti alti all’incirca il doppio di me, per la cronaca.

Solo che ho il pizzicore al naso. E Mi sento già un pò caldo. Mi pulsano le tempie. Ma non oso anticipare di una possibile indisposizione, dunque accetto l’invito di Wouter per il 31 pomeriggio e vado via sorridendo alla meglio. Un problema per volta, cristo – pensa il quasi quarantenne sovrastato dai casini della vita. Ovviamente, già la stessa sera ho la febbre alta e posso intuire che il malanno durerà un pò: nausea, vomito, mal di testa, schiena a pezzi, niente appetito e umore sotto la suola delle scarpe. E in più, mi ritrovo isolato in una capanna in mezzo ai campi innevati con TRE femmine in famiglia. Provateci voi, cazzo…

Comunque, al terzo giorno di malattia e con Capodanno alle porte, comincio ad avvisare Wouter con un timido sms: guarda che non so per domani pomeriggio… sono messo male… Risposta (tradotta): non fare il pappamolla e non inventare scuse, ci ribaltiamo insieme. Ecco. Sono nella merda. Già odio le figure di merda normali, figuratevi quelle internazionali, in terra olandese, dove la mia italianità, per chissà quali motivi, è già fonte di prese per il culo. E poi, voi amici non avete idea di QUANTO gli olandesi bevano, soprattutto se vogliono fare i gradassi come nello specifico (fine anno). Ma forse ricordate bene quanto sia fastidioso bere e fumare se non ci si sente bene… No, non posso farlo. Se lo faccio, muoio. Devo sganciarmi, penso.

Dunque alla fine rifiuto l’invito, non mi presento al pub, vado invece subito a casa di altri amici per il veglione, insieme alle mie ragazze, mentre appunto i maschi cattivoni sono ancora in giro a birre: siamo io, tutti i bimbi della ciurma e tutte le donne. In pratica, un camionista dai tratti latini e una ventina di teste bionde alte almeno quanto me, in abito da sera. Mica male, penserete, e infatti faccio il galletto a destra e a manca, per quello che la febbriciattola rimasta e la mia Signorina mi permettono.

Ma è una quiete prima della tempesta. Perchè a un certo punto arrivano i maschi, ubriachi fradici e in vena di rendermi ridicolo. Comincia Bart, un altro amico, che mi dice: ma non rispondi agli sms? Lo guardo stupito, controllo, e vedo tre messaggi arrivati insieme pochi minuti prima, anche se gli orari di invio sono sparsi nel pomeriggio. Perchè mi sono arrivati solo adesso? Maledizione… e i messaggi dicono: allora che fai? non vieni per un semplice naso che cola? dai che ti aspettiamo…

Oh, merda.

No, ragazzi, davvero. Non sto bene. E i messaggi li ho ricevuti solo adesso. Giuro! Racconto la storia una decina di volta, della febbre, di come l’ho presa, di quanto male sia stato, che adesso va un pelo meglio ecc. a un branco di ubriachi scalmanati, che non starebbero a casa neanche con la polmonite. Tutti mi ridono in faccia e mi guardano come si guarda un cretino. Menziono la cosa alla mia Signorina, cameriera di un highway restaurant costretta a cavarsela a mance, nonchè madre delle mie figlia  italo-olandesi, e questa: hanno ragione, perdinci, per due linee di febbre stai facendo una tragedia. Ma senti questa…

MA INSOMMA! Io sono italiano, dunque ipocondriaco, e voglio esagerare nella preoccupazione, nei sintomi, nel dolore, nelle medicine. Voglio essere così! E voi non mi cambierete mai. Maledetti nordici insensibili e avversi al melodramma. Non avete neanche idea di quanto sia bello, caloroso e umano essere ipocondriaci. Vergogna!

E ora voglio medicine, cazzo… tante medicine… tonnellate di medicine…

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2 thoughts on “In Olanda stare male non esiste

  1. Eccerto che loro non hanno paura di stare male… hanno la marja per uso terapeutico e non [il non sta a significare che per quanto mi riguarda la marja ha pure qualità di prevenzione… studi clinici lo dimostrano… sono entrato in un coffee shop con il camice bianco e allora? :D].

    Comunque bere quando si è influenzati non sempre fa malissimo… una sera, probabilmente per culo, ho bevuto una quantità sufficiente per rintronarmi e poi addormentarmi [erano un paio di giorni che a causa di naso chiuso e tosse non dormivo bene] ma non per stare male… mah!

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