Ignorais

Gran lingua, l’inglese. Mi ha sempre fatto impazzire per il modo in cui suona, rapido ed elegante. Superiore. Da sempre mi scatena dentro una tempesta di suggestioni, un insieme caleidoscopico di immaginari pop in mezzo ai quali sono cresciuto, per diventare oggi il panzone con autocarro che sono. E forse proprio perchè sono un Truck Driver, e porto un cappellino con visiera bisunto, per me Route 66 e Passo della Cisa sono sì la stessa cosa, ma la prima suona dannatamente figa mentre il secondo è solo una rottura di cazzo. Mi capite?

Se ci pensate, questa è la grande, inestimabile fortuna di quei culi bianchi e flaccidi degli anglosassoni. Dopo tutto, non sono particolarmente bravi in niente, se non nello scolare pinte di birra e raccontare barzellete deliziose, eppure il loro credito worldwide non conosce limiti. Da sempre. ‘Sti bardardi si possono permettere di non imparare mai una lingua straniera in vita loro, e nessuno li considera degli asini. Anzi, più parlano male gli altri idiomi, alla Alan Friedman (il risparmiatore) o alla Mal, più fanno simpatia e rimangono comunque dei gran fighi che si ‘abbassano’ alla lingua italiana. Perchè?

Perchè io da piccolo, sudato come un matto e sporco di terriccio all’oratorio San Luigi, sognavo di essere Kevin Keegan mentre sfrecciavo nel campetto di calcio? Ma perchè DIO SANTISSIMO quel nome è il più figo del mondo, no? O quello di Gordon Strachan, inutile pel di carota della nazionale scozzese. E via così praticamente in tutti i settori dell’immaginario popolare, dalla musica al cinema, dalla letteratura alla scienza. Tutti i nostri fottuti miti prevedono solide fondamenta anglosassoni. Che fastidio, ma in fondo non ci posso fare niente: sono il primo ad esserne imbevuto. A me Alberto Sordi poliziotto di Kansas City mi fa un baffo, cazzo.

Comunque, andando al punto di questo ennesimo, imperdibile post: siamo talmente rincoglioniti da questa anglosassonità dominante che, in età pre- e adolescienziale, quando ci si sente addosso ogni minimo stimolo che striscia nell’aria e ci si riempie di pruriti di vario tipo, tutti irresistibili, ma non si capisce una cippa di come sono veramente le cose, di come funzionano, cosa significano ecc. Quando cioè sapere significa solo provare (dio quanto è pedagogo oggi il vostro camionista preferito 🙂 ). Ebbene in quel frangente del cammin di nostra vita – e parlo delle nostre generazioni, perchè quelle di oggi in questo senso sono ben diverse – si ascoltavano canzoni in inglese e, sebbene non si conoscesse altro vocabolo che non fosse ‘yes’, ‘I love you’ e ‘fucking asshole’, ci si immaginavano dentro funanbolici vocaboli così fighi da pronunciare…

Permettetemi degli esempi:

Tunait (variante: Tunaj). Un classico. Chi non l’ha cantato in mille canzoni, quando alla Hit Parade di Radio RAI sfilavano pezzi di Village People, Queen e  Roxy Music (dio che faccia da schiaffi quel Brian Ferry…). Chi non l’ha riprodotto in labiale all’infinito in discoteche di fuori città, la domenica pomeriggio, in compagnia di una ventina di amici maschi sbarbati e su di giri, vestito di improbabili camicie viola e giacche spencer dal taglio scandaloso. E già che ci siamo, ammettetelo: ognuno di noi ha comprato nella sua vita almeno un capo Zacstyle (o magari di sottomarche, se particolarmente sfigato), di quelli che mostrati oggi a conoscenti e colleghi vi rimedierebbero censura sociale ai limiti del sostenibile, in termini di diritti umani.

In de nai. Piccola variazione del termine soprastante, più canzonata ancora e perfetta per la disco music degli anni ’80, Deejay Television e compagnia bella. Famoso – ed emblematico – l’esempio di Self Control di Raf: un pugliese flippato di anglosassone che canta un pezzo fichissimo con tutti ‘sti termini impronunciabili ma favolosi, con una strofa che sempre e comunque poteva essere iniziata così: in de nai. (is mai uord – il proseguo)

uannabì, o uanna go. o uan ciù frì. Insomma, robe composte. Che nel delirio ti facevano sembrare quasi bravo in anglosassone. Un vero inglese, cazzo. Un americano. È bello notare che poi espressioni diffuse come I wanna ganna sanna sono entrate di fatto nel costume umoristico del nostro paese, perchè in effetti fanno ridere e danno un’idea del fenomeno che – non avendo altro da fare – ho voluto spiegarvi in questo trattato. Un evento curioso. Da uannabì allo scolastico ‘I want to be’, per poi sfociare nello slang dei fighi ‘wannabe’: si percorrono così tappe importanti, fondamentali per la crescita di un povero mediterraneo, che sarà sempre e solo considerato nel mondo per pasta, pizza, mafia e amore romantico, mentre invece lui vorrebbe essere figo, avere giubbotti di pelle, ciuffi esagerati, ragazze californiane e  una cazzo di Pontiac al posto della Twingo.

-E poi Lui, il Re incontrastato dell’anglosassone immaginario: Ignorais. Io, a capire che in verità nelle canzoni si dicesse ‘in your eyes’, c’ho messo un paio di lustri di tempo, e mi è andata anche bene direi. È che il computer, il lavoro, la fidanzata straniera… ho dovuto aprire gli occhi, abbandonarmi allo studio. Ma a me in fondo suona sempre così, nella testa: Ignorais. Dio come mi rempie la bocca… L’ho cantato centinaia di volte, l’ho sentito urlare a squarciagola da amici ubriachi per le strade di qualche locale notturno infernale sulla Costa del Sol, in Spagna, con Rick Astley o Lisa Stansfield pompati a mille dalle casse. Quella roba, capite? D’altronde sembra fatta apposta, no? Secondo me quel mingherlino-mozzarella di Rick Astley o quella cicciona dallo sguardo figo (ma con due chili di trucco) di Lisa in realtà scrivevano quelle canzoni usando proprio tunaituannabìignorais. Dai cristo, non può essere altrimenti! Sono perfetti.

E ora vi lascio come una perla sonora di quel frangente storico. Io la ricordo sparata a diecimila sullo stereo a cinque strati della golf bianca abbassata e con minigonne di un amico di quegli anni. You know who you are… A voi la boccia, fratelli.

Peace, love and Ignorais. Tunait. Ok?

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5 thoughts on “Ignorais

  1. C’Ho fatto un viaggio di 1000 Km su quella Golf bianca………

    però non dimenticherei caro amico truck driver “CIULI FRULI” ( tutti frutti di Elvis de Pelvis…) o “DONCAMISI” ( don’t come easy.. di quel francesino romantico anni 80……..) e ” AI GHIVIU MAI ‘ART” di George Michael…..che canticchio ancora oggi in doccia.
    beata gioventù, che nostalgia.

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  2. un applauso a Luca (ma anche a fratello g, che me l’ha segnalato stamani all’alba) per la menzione di DONCAMISI, che in effetti è talmente figo che mi viene da piangere.. giuro! anzi, scusate.. sniff sniff..

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