All’estero

Mi chiedono di ripubblicare ‘sto post di quasi due anni fa…

ribeccatevelo

*****

Non immaginavo capitasse anche a lei. E invece, lo stesso esatto fenomeno. Lei, olandese trapiantata a Sesto San Giovanni da anni ormai (povera- non potevo essere di Palm Beach, mi chiede sempre.. o per lo meno di Cecina?) prova a volte fastidio nel vedere connazionali a spasso per il centro di Milano. Non solo non sente simpatia per loro o voglia di parlare, chiedere qualcosa, ma addirittura fastidio nel vederli. Li squadra da cima a fondo, li analizza nell’aspetto, ne commenta sarcastica modi di fare e parole pronunciate, tra sè. Ne sta alla larga.

Ecco. Anch’io, quando vedo italiani in Olanda, o comunque in generale all’estero. Ne sto alla larga. Perchè? Non dico che bisognerebbe abbracciarsi come parenti e ballare la tarantella insieme, tra una folla di teste bionde sbigottite o sorridenti, ma se possibile nemmeno provare fastidio e allontanarsi. Non volerne sapere. Prima che ci vedano e – osservando tratti somatici simili – ci coinvolgano in una discussione, chiedano informazioni o peggio ancora esprimano calore patriottico!

Ora, anche ripulendosi il più possibile della milanesità involontaria negli atteggiamenti e fingendo apertura morale e amore incondizionato per il prossimo, ci sono un paio di questioni aperte (e voi sapete che io adoro i bullet point):

-non potremmo essere un pò meno schifosamente PRECISI nell’abbigliamento, splendidi e abbinati e identici, specie se coppietta in vacanza? Di norma il valore monetario medio di vestiti e accessorri indossati da un italiano in vacanza è superiore all’intero guardaroba di una famiglia di cinque danesi. In particolare, si ricordano per estremo fastidio causato:  i) occhiali da sole di una di quelle indicibili marche, anche se di sole c’è poco e niente. Versione maschile e femminile, ovvio. E esemplari persi ovunque, schiacciati, rubati, con gigantesche bestemmie del proprietario per i tre giorni seguenti annesse. Coglione, comprane un paio da 5 euro per il Borneo, no? Quelli da 200 euro li lasci per Milano Marittima ad agosto, o per le vasche del sabato pomeriggio allo struscio della tua città.  ii) Scarpe da ginnastica all’ultimo grido, carissime, bianchissime (o coloratissime) e inguardabili. Anche qui, stesso modello per la coppia italica.  iii) Abbinamento polo colorata con scritte e numeri enormi (la versione femminile è una cosa appena più fine, possibilmente stessa marca) e jeans non per tutti, impreziositi da dettagli di gran classe  – tipo ‘Rich’ stampato sul culo –  e molto costosi. Ci sono molti altri dettagli, ma dipendono anche dalla regione di provenienza degli italici (i pugliesi hanno un caciocavallo come portachiavi appeso ai suddetti jeans, i lombardi lesso e mostarda nel tupperware tascabile, i laziali abbacchio con le patate) e possono infastidire più per motivi personali che per ragioni oggettive

-nelle file compostissime della maggior parte dei paesi meta di turismo, gli italiani si riconoscono per caciara, interpretazione orizzontale della fila (in questo ci battono solo i cinesi, ma loro sono un miliardo e mezzo con poco riso, noi quattro gatti ricchi ed evasori fiscali… c’è differenza), sparpagliamento del gruppo italico tra le varie file disponibili per sfruttare chi arriva prima e commissionargli 34 biglietti del treno da acquistare (o 34 prodotti da pagare al supermercato ecc..)

-è inutile gironzolare intorno ai ristoranti italiani con faccia sofferente, mani appoggiate sui reni o sulla stomaco e cappellino da baseball sudacchiato e tirato in sù. Innanzitutto, non è obbligatorio portare un cappellino da baseball in vacanza, a meno che non abbiate prenotato una suite al diamante dei Red Sox. Poi, lo sappiamo che in Italia si mangia da dio, all’estero da schifo bla bla bla. Be’, nei ristoranti italiani di Utrecht non si mangia come a Trastevere, nel caso ci fosse qualcuno che ancora non lo sa. E’ inutile sperarci, è inutile provare. Meglio un Lumpia vietnamita, a sto punto, o il posticino specializzato in zuppe locali. E comunque in vacanza non ci interessano sempre i dettagli di quando siete andati in bagno oggi, con quali risultati, come sta il vostro intestino, cosa ci vorrebbe ecc… Meglio godersi il panorama, no? Lo so, pochi ci credono, ma esiste altro al mondo, oltre alla regolarità intestinale italiana messa alla prova durante le temibili vacanze all’estero

-E’ vietato aprire la gazzetta dello sport – dio mio, ma avete visto come si è ridotta? Con i cd di Checco Zalone in allegato.. – per scroccare le ultime notizie sul calcio mercato, nelle edicole e negli espositori estern delle cartolerie estere. O la comprate a quei prezzi folli scritti a penna dal proprietario, che ancora non crede come sia possibile che qualche essere umano con occhiali da sole e scarpe da ginnastica simili abbia soldi da spendere per quel foglio rosa, oppure la ammirate da lontano, sbavando per quel titolo a metà, incomprensibile ma allo stesso tempo (e proprio per questoo) misterioso, sibillino. Ma… Kakà all’Ascoli Piceno? Possibile?

Ecco.

Il fastidio è spiegato. Metteteci poi quella componente snob per cui, se ci sono io in Olanda, che cazzo ci fate anche voi? ed è fatta. Italici che si ignorano in suolo estero. Penoso, forse, o magari modernissimo, troppo avanti. Come al solito, da noi non si sa, non si capisce.

Yes, mozzarella in my pizza please… no cheddar…

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13 thoughts on “All’estero

  1. Pingback: Baseballbriefs.com

  2. ciao Mauro- in realtà credo il sito italianiallestero (che non conoscevo) abbia preso il post direttamente da qui, dove l’ho caricato ieri per essere pubblicato stamattina. E’ pura filosofia kai zen, tra l’altro: tutto il nostro materiale è liberamente utilizzabile e modificabile, a patto che non sia a scopo di lucro

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  3. Mauro, il senso è: tutto il nostro materiale è liberamente utilizzabile e modificabile, a patto che tale utilizzazione non sia a scopo di lucro, che si indichi l’autore del materiale che viene utilizzato (cioè noi) è che tale utilizzazione avvenga sempre riportando la licenza creative commons che da sempre caratterizza le nostre opere e che puoi infatti vedere nel colonnino di destra con la dicitura “copyleft”.

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  4. L’autore del post, del libro, dell’articolo, della ricetta di cucina… Insomma se Aldo Soliani, altrimenti conosciuto come Kai Zen A scrive “All’estero” e “All’estero” viene riportato, senza scopo di lucro, da qualche altro sito, blog, giornale ecc ecc non c’è problema perché è in creative commons, ma questo significa che chi riporta “All’estero” dovrebbe scrivere in calce che “All’estero” è stato preso da kaizenology, che è stato scritto da Kai Zen A (o Aldo Soliani) e che pubblicato con licenza creative commons.

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  5. Ho viaggiato abbastanza “all’estero”, quand’ero giovane e con figli, in roulotte. Quando arrivavamo in un campeggio facevamo attenzione a non essere vicino a olandesi o romani. Nessuno era più rompiscatole o rumoroso di loro.
    I tedeschi erano quelli che, in caso di bisogno, sapevano sempre aiutare.

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