Il carrello dei bolliti

Uno dei sentori più evidenti dell’età che avanza – sì, accade anche a noi selvaggi camionisti politicamente scorretti – sono le abitudini alimentari che cambiano inesorabili. Mi fanno sentire vecchio molto più del fatto che nella playlist di un canale tv di musica ormai riconosco un artista o una canzone ogni 15/20 che passano (ma devo dire che le altre 14/19 di solito fanno piuttosto cacare… oppure è la sindrome dei fossi per il lungo?), o che alle 23:30 del sabato sera possa ritrovarmi ingobbito a braccia conserte e testa penzolante sul divano di casa, davanti a qualche film di scarso interesse su Rai Movie o Iris. Bè, certo, anche non fare quasi mai foto col cellulare, ricevere non più di una chiamata ogni due giorni e rarissimi sms, non avere ipod o ipad (presto arriverà anche l’ipud, potete starne certi) e non possedere alcuna felpa Abercrombie mi distanzia dalla gioventù di oggi, e forse soprattutto la chioma sempre più grigiastra, le occhiaie incavate, il colore giallognolo della pelle (tranne le occhiaie che sono viola pesto), le rughe sul viso.

Fatto sta che ogni volta che esco per andare a sentire qualche gruppo satanico di black metal o a prendere a calci passanti a caso al parchetto dietro casa, osservo i giovani che mi circondano sotto il palco o alla luce dei lampioni pubblici: cristo santo se sono giovani… guarda che viso fresco, guarda i capelli, cazzo! Corvini! Lucenti! E il fisico? Come cazzo fanno a pogare in quel modo e non spezzarsi le ossa? E guarda quel ragazzino come rincorre la vecchia leghista per riempirla di coppini sul collo! Le gira attorno alla velocità della luce…

Ma no. Non è tutto questo a farmi capire che sto diventando vecchio e saggio (cioè, capisco meglio chi mandare affanculo e chi no; saggezza). È soprattutto la nuova affinità e le nuove divergenze con determinate categorie alimentari, che negli anni si sono letteralmente scambiate di posto. Così, per vecchiaia. Per mancata gioventù. Ed ecco che merendine, conservanti, spalmì, spuntì e stronzate varie mi fanno nobile orrore, mentre si fanno strada nell’olimpo dei miei preferiti verdure, cibi nostrani, pietanze tradizionali. Cose dell’altro mondo…

Dico subito che alla trippa, alla testina e alla mostarda non sono ancora arrivato (me le lascio per la terza età, insieme alla riscoperta dei grandi classici della letteratura), ma spinaci, verze, scalogne, broccoli e cavoli – una volta nemici giurati – oggi sono invece accolti con simpatia nella mia scodell.. ehm voglio dire, nel piatto in ceramica di Boemia (o era Faenza?) in cui pasteggio. Brodino di gallina, tortellini, giù fino a cassoela, bagna cauda e altre leggere prelibatezze del medioevo. Dio che goduria…

Ma soprattutto lui, amici. Sì, lui, lo splendido. L’eterno. L’inarrivabile. Lo so, fa già ridere come nome, lo so, come me ci avete vomitato addosso per decenni (due, perlomeno) nei ristoranti di periferia dove genitori, parenti e amici della squadra di calcio si riversavano per mangiate di 4 ore senza sosta, al suono di stoviglie in frantumi per la tragica combinazione bambini indiavolati + camerieri sbarbati. Che ci volete fare? Allora erano altri tempi: sciur padrùn dalle belle braghe bianche, lavoro sicuro, case e mutui a condizioni da sogno, pensioni a 40 anni, welfare a palate cazzo, welfare! Tanto che adesso non rimangono neanche le briciole… maledetti Keynes e la DC.

Quindi, il carrello dei bolliti cazzo! Sì! Mi viene l’acquolina solo a nomimarlo: gallina lessa, faraona lessa, manzo lesso, brasati, stufati, salsa verde, carote e patate bollite, sedani e cipolle, olio e sale, magro misto a grasso, o magro da solo… Il Paradiso. Fettina di lesso con tappeto di salsa verde, Signore? Ecchè, me lo chiede? Vadi, vadi… (e intanto mi infilo il tovagliolo da ristorante di periferia ad angolo dentro la felpa degli Shrinebuilder) Gradisce un bis? Gradisco. Anzi guardi, buon uomo: lasci proprio qui il carrello dei bolliti, se non le spiace. Vada pure a servire quei balcanici là in fondo… non credo lo cercheranno. Ci bado io al carello, non si preoccupi. Sono anche camionista, se è per questo.

Ride. Cazzo ridi, è vero.

Però se n’è andato dagli andini qui di fianco. Che si gustino pure i loro tacos. Io ho il mio bel carrello dei bolliti a fianco. Ora posso invecchiare in pace.

…Mi passeresti la cipolla bollita, per favore cara? Anzi, passamela. E sbrigati.

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5 thoughts on “Il carrello dei bolliti

  1. Uuuuuh, che goduria.
    purtroppo ( o per fortuna ) anche io ho cambiato gusti con l’avanzo età e ti dirò che la Domenica dai campi di calcio, mi son spostato volentieri nei Ristoranti tradizionali ( si con la “R” maiuscola per differenziarsi dai cino-italo-fusion-etno-wok restaurant )ad Abbiategrasso o paesi limitrofi……….a gustarmi una bella LINGUA BOLLITA CON MOSTARDA!

    massimo rispetto a te!

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  2. Il fatto che non mi piace la mostarda, odio i bolliti e fucilerei all’istante il coltivatore, il distributore, il venditore, l’acquist.. ahhh non mi fregate.. l’acquirente del broccolo significa che rimarrò giovane per sempre? Significa che ho trovato l’elisir di lunga vita?

    Forse no ma a sparare cazzate vado forte! eheh

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  3. 😀 non so quanti anni tu abbia, Pancho, ma aspetterei a gioire: anch’io (truck driver, intendo) fino a qualche annetto fa schifavo bolliti e divanate al sabato sera ma poi pian piano è successo qualcosa…

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  4. Io ne ho 27, quest’anno, a fine anno, ne farò 28… finora i bolliti m’han sempre fatto schifo e proprio la mostarda non la sopporto poi boh…

    Mia nonna soleva dire “ogni lustro si cambia gusto”… ahhh la nonna! Azz se mi manca.

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  5. Pingback: Modà-ldipancia « : kaizenology :

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