Ancora su Delta Blues… La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.

More about Delta bluesIl libro è uscito ormai due mesi fa, eppure arrivano ancora commenti e recensioni. Eccone due decisamente contrastanti.

La prima di Tanabrus sul suo Blog, la seconda – la stroncatura – di  Enzo Baranelli su Cabaret Bisanzio

Questo libro è ispirato a Cuore di tenebra e si vede. E’ un piacere notare i parallelismi tra le due storie, la trama in comune, chi assume quale ruolo, in cosa differiscono, come è cambiata la situazione dalla fine dell’800 a ora e come invece non è cambiata minimamente per certi aspetti.

La parte di Marlow è recitata da Tamerlano, nome in codice di un soldato, un segugio, un uomo abilissimo nel riportare a casa le persone scomparse in zone pericolose.
A lui si rivolge il governo italiano per riportare a casa Klein, geologo al servizio dell’ente, compagnia petrolifera con interessi un po’ in tutto il mondo. Klein aveva dato una svolta al proprio lavoro, aveva cominciato a proporre cambiamenti in favore delle energie alternative, ed era appoggiato da personalità influenti in Europa. L’ente lo aveva spedito al Delta del Niger per effettuare uno studio di fattibilità, ma a quanto pare il geologo era stato rapito dai ribelli del MEND e ora si doveva cercare di riportarlo a casa.

In realtà l’Ente, così come gli inviati della Compagnia nel libro di Conrad, non vuole modificare di una virgola la propria politica. Affianca a Tamerlano un suo uomo sul posto, l’equivalente del Conradiano addetto alla fabbricazione di mattoni e contemporaneamente anche del Direttore, e un paio di membri della JTF con il chiaro compito di far fuori Klein, nel caso fosse ancora vivo.
E in più gli alti vertici societari hanno in allerta anche i russi, compagni di affari desiderosi che i progetti di Klein non vedano la luce.

Klein, ovviamente, è Kurtz.
La persona illuminata che parte armata di ottimi propositi e finisce nel cuore dell’Africa, in mezzo agli indigeni.
La persona che cambia tutti quelli con cui parla, tanto è vero che incontriamo prima un’alta funzionaria dell’Ente in Nigeria pronta a lasciare l’incarico e diversi indigeni lungo il corso del fiume che erano stati profondamente toccati dai discorsi dell’uomo.
La persona che finisce schiacciata dalle tenebre, perde la salute sia fisica che mentale, poco a poco impazzisce e si cala sempre più nella tenebra.

Uno dei difetti che avevo trovato in Cuore di tenebra erano le tantissime ripetizioni, le tante omissioni, le troppe metafore.
Qui invece tutto è più chiaro, più scorrevole.

La tenebra è ben inquadrata, l’oppressione mentale di Klein diventa anche oppressione fisica per l’uomo impossibilitato a vedere il cielo e il sole, nascosto sotto la fitta copertura degli alberi.
E anzi, il personaggio di Klein viene mostrato chiaramente e con dovizia di particolari, dato che mentre Tamerlano e i suoi compagni di viaggio ne seguono le traccie, noi scopriamo poco a poco il viaggio che ha condotto Klein fino a dove si trova ora.

E poi abbiamo Marguerite, la reporter belga che decide di fare un servizio su Klein, a causa del suo incontro fortuito con Tamerlano e che per certi versi condivide con lui il ruolo di Marlow.. Precipitando anche lei nel cuore della tenebra, incontrando la morte come non l’aveva mai vista prima.
Perché alla fine del viaggio lei sarà cambiata, e anche Tamerlano sarà profondamente cambiato, dilaniato dall’interno dalle esperienze vissute e dalla figura di Klein.

Il libro ha una buona storia, e ci mostra in maniera cruda la situazione dei luoghi come il Delta del Niger.
Dove la gente muore di fame, o muore intossicata per aver mangiato qualcosa distrutto dall’inquinamento, inquinamento prodotto dalle pipeline fatiscenti e raramente manutenute.
Inquinamento e miseria, dato che l’economia è cannibalizzata da questi Enti.
Al tempo di Conrad i nativi erano dei selvaggi che vivevano in tribù nascosti nella foresta, vedevano Kurtz come una divinità e facevano gli schiavi per i lavori di fatica. Quelli svegli, con mesi di addestramento, arrivavano a tenere il timone dei battelli e a tenere viva la caldaia.
Adesso sono sempre schiavi. Schiavi di chi gli sfrutta la terra dandogli in cambio la morte sotto forma di terreni e acque avvelenate. Vivono in baraccopoli, oppure hanno studiato e preso lauree sperando di poter cambiare in meglio il proprio paese solo per scoprire che gli risulta più utile il fucile che le lauree, e vivono nascosti in villaggi clandestini nella foresta meditando attacchi di poco conto contro gli Enti.

Mi è piaciuto, ben più di Cuore di tenebra.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è il blues, presente nel titolo, nella quarta di copertina, nell’apertura delle scene in cui il libro è diviso. Ma che per il resto non mi sembra granché importante per la storia, compare giusto con l’Arlecchino…

Non ho più la forza ormai. Sono stato ingoiato da tutta questa tenebra. Ho visto in faccia l’orrore, e ho cominciato a capire cosa significhi essere liberi. Liberi dalle opinioni altrui e dalle proprie. Mi sono fatto amico dell’orrore e del terrore mortale. Dovevo essere loro amico. Ho provato a salvare questa gente. Ho provato a farlo pensando di uccidere la mia gente. Ma non ho avuto la tempra per andare fino in fondo. Ho visto alcuni di questi uomini far morire di fame i propri figli, mentre il pesce si dimenava in pozze di petrolio. Ho visto alcune di queste donne far morire di fame le proprie figlie, per non darle in pasto a criminali assetati di sangue. Loro sono più forti di noi. Possono sopportare, hanno la forza di fare cose come quelle. Hanno l’amore per farlo. Un amore sconfinato. Hanno solo bisogno di qualcuno che insegni loro come reagire. Che spieghi loro come incutere timore, come evocare il terrore.

Ed ecco la stroncatura di Baranelli, di cui però facciamo nostra l’ultima frase, la facciamo nostra e in qualche modo la ribaltiamo tanto che per una seconda edizione potremmo usarla per una fascetta:

Una sola voce.

Il libro ha il suo fascino. Le cose migliori sono la copertina (firmata da Gipi) e il glossario, per quanto riguarda quello che sta in mezzo direi che il problema principale sia stilistico. Il racconto è eccessivamente costruito e le immagini che dovrebbero trasmettere emozioni o stati d’animo sono macchinose e inefficaci.Kai Zen, il collettivo di autori creatore dell’opera, arranca scivolando su facili metafore e similitudini stantie. “Mi sembrava di avere la testa in una boccia di vetro per pesci”: accidenti per una frase del genere avranno fatto un brainstorming! Purtroppo il difetto maggiore è l’assoluta piattezza e uniformità del linguaggio. Nel romanzo compaiono e-mail, un diario, un racconto in prima persona, e addirittura la descrizione di una ripresa con telecamera: non esiste un cambio di registro o almeno io non l’ho notato. Martin Klein scrive alla figlia e ripete “manco fosse/manco a dirlo” due volte in poche righe, Klein non mi sembra il tipo da “manco fosse”, ma per Kai Zen tutto è possibile. Il racconto, che parte da “Heart of Darkness” (apertamente citato), viene passato in lavatrice a 90 gradi, tutto giunge come un’eco sbiadita. L’ambientazione africana mi ha ricordato un noir di grande atmosfera scritto daRobert Wilson nel 1995 e apparso in Italia nel 2002, pubblicato da Meridiano Zero: “Strumenti delle tenebre”, escluso il titolo, i riferimenti sono più vicini a Greene che a Conrad, però la differenza maggiore è che Wilson sa immergere il lettore in un ambiente quasi palpabile, mentre Kai Zen riesce a rendere più interessante una pagina bianca di una scritta (mi sono soffermato a lungo sulla pagina 182 e l’ho trovata ben fatta, carta con piccoli rilievi, piacevole al tatto). Effettivamente, affascinato dal disegno di copertina, credo che Delta Blues possa diventare un romanzo a fumetti discreto (e infatti nella bibliografia compare anche Hugo Pratt, oltre a un volume illustrato della Giunti), però volerlo inserire in un filone narrativo mi pare eccessivo, sembra quasi che a mancare sia la volontà.

La lingua si fa arida, l’aria asfittica e il romanzo implode.


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