Scrittura Industriale Collettiva su Delta Blues

I cari amici di Scrittura Industriale Collettiva ci hanno rivolto nei giorni scorsi qualche sfiziosa domanda, e li ringraziamo.

Buttateci un occhio:

http://www.scritturacollettiva.org/blog/sic-intervista-kai-zen

È da poco uscito per i tipi di VerdeNero il nuovo romanzo del’ensemble narrativo Kai Zen, ovvero Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Per l’occasione li abbiamo intervistati.

Cominciamo col chiedervi una vostra introduzione a Delta Blues.
Un uomo si inoltra nel cuore nero del mondo alla ricerca di qualcosa che possa dare un senso alla sua vita, e varca il limite delle proprie facoltà mentali, della propria salute. Un secondo uomo lo segue fino a perdersi. Entrambi cercano quello che non dovrebbero e trovano quello che non vorrebbero. Il tutto al ritmo del blues primordiale del Delta del Niger. È anche un romanzo sull’alterità, sull’altro da sé. È un romanzo, che a discapito del titolo è jazz, un romanzo in cui ogni momento è una crisi e fa parte del affresco alchemico che stiamo tracciando con ogni nostro libro, La Strategia dell’Ariete era la parte del sangue, Delta Blues è la parte dell’acqua e il romanzo che stiamo finendo è la parte del metallo.

Inevitabile allora la richiesta di qualche indizio sulla “parte del metallo”…
Diciamo che la parte del metallo è l’ultima fase della nostra opera al nero, della nigredo, ossia della fase alchemica che comporta la decadenza e il disfacimento della materia. In alchimia questa fase verrebbe seguita da altre due, albedo e ribedo, in cui la materia si sublima e infine si ricompone nella forma voluta. Noi viviamo una fase di decadenza e di quella parliamo. Il metallo oggetto del nuovo romanzo è quello più diffuso e ambito, tristemente, da sempre, ma non è l’oro, non è un metallo nobile, è il “ferro” delle armi… In ogni lavoro di Kai Zen c’è un leggero approccio filosofico che si può leggere in filigrana, ne La Strategia dell’Ariete la questione era morale, i personaggi dovevano fare i conti con l’imperativo categorico kantiano mentre erano alle prese con un astrazione del male, in Delta Blues è la questione gnoselogica a prevalere: come conosciamo il mondo e come questa conoscenza diventi assoluta eliminando ogni altra possibile conoscenza del mondo che non sia la nostra. Nel prossimo in concomitanza con il  disfacimento della materia emerge l’illusorietà del reale e il potere che le storie hanno di controllare o meno il velo di maya. Insomma cosa fareste nel momento in cui vi rendeste conto di aver vissuto una vita fatta di menzogne?

Sono passati tre anni da La strategia dell’Ariete: come è cambiato il metodo di scrittura collettiva dei Kai Zen tra i due libri?
Siamo più consapevoli e più indaffarati. Per questi motivi, dunque, siamo diventati più esigenti e più lenti. Il metodo di lavoro si basa sempre su un continuo scambio del materiale narrativo, sul quale ognuno interviene con aggiunte, correzioni e suggerimenti a modificare l’unità narrativa di partenza elaborata da chi ha scritto per primo. A seconda della struttura del libro possono cambiare tempi e sequenze di intervento, ma l’approccio base è sempre lo stesso.  La scrittura per noi è come un progetto da condividere, un lavoro da svolgere in team. Siamo una band finita tra gli scaffali di una biblioteca per trovare una vita artistica più consona alla nostra età e condizione fisica, rispetto a quella della rock star.

Avete nuovamente lavorato a distanza o ci sono stati più incontri?
Abbiamo lavorato come sempre a distanza, ma in questa occasione a ranghi serrati e tappe forzate perché i tempi erano molto più stretti e dovevamo consegnare in pochi mesi. E’ stato ancora più stimolante scrivere con l’acqua alla gola (visto che era la parte dell’acqua).

Avete definito Delta Blues una cover di Cuore di Tenebra: in che termini il vostro romanzo si rapporta al capolavoro di Conrad? E rispetto al suo adattamento più celebre, Apocalypse Now?
Dal principio abbiamo deciso che Cuore di tenebra sarebbe stato la traccia da rielaborare, e così è stato. Abbiamo evitato di rileggerlo subito, riservando la rilettura alla fase successiva della riscrittura, durante la quale abbiamo potuto constatare, con un certo piacere, che nonostante l’originale lo avessimo letto tutti molti anni fa, nella nostra versione risuonavano chiarissimi gli echi delle parole immortali di Conrad. Apocalypse Now ovviamente non può non esserci; l’impatto visivo di un’opera cinematografica è fortissimo, soprattutto quando quell’opera è un capolavoro assoluto di arte visiva oltre che di scrittura. Diciamo che da quel film abbiamo tratto alcune luci e ombre. Tra le varie cover (anche se per lo più ispirato alle memorie di Gaspar de Carvajal) c’è stata anche l’influenza sotterranea di Aguirre, furore di Dio.

Questo libro, visto il tema trattato, ha sicuramente richiesto anche molta ricerca: come si è svolto il lavoro collettivo in questo senso?
Siamo tutti molto interessati alle dinamiche economiche e politiche del mondo, allo scacchiere internazionale, e tutti convinti che il sistema petrolio abbia non da poco fatto il suo tempo. Dunque abbiamo cominciato a discutere tra di noi le tematiche raccogliendo spunti e approfondimenti, poi ci siamo documentati leggendo testi, consultando qualche sito e guardando vari documentari disponibili sul tema specifico. E ci siamo poi avvalsi della preziosa collaborazione dello staff ‘scientifico’ di Verdenero. Andare in Nigeria sarebbe stato impossibile, avevamo bisogno di molto più tempo e molto più denaro.

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