Lui è peggio di me

BAITTI, MA CON I “COSIDDETTI”
Caro Guglielmo,
la novità di questi giorni è che pare che i nostri fratelli minori abbiano deciso di riprendersi quello che noi con colpevole mezzoseghismo abbiamo lasciato che ci scippassero senza nemmeno ricompensarci con un misero “grazie”. La dignità. Occupano università (e fin qui anche noi, due o tre volte…), salgono sui tetti e si spingono fin sopra i colossei, le torri di Pisa, le moli, i duomi, scendono in strada, gridano, assediano parlamenti, prendono e danno bastonate. L’hanno capito. Hanno capito che non si può sempre porgere l’altra guancia, che non ci si può sempre piegare a novanta gradi con le mutande alle caviglie. Che arriva un limite invalicabile, per tutto. Noi eravamo troppo idioti per arrivarci, loro invece l’hanno capito. Hanno capito che è offensivo dell’intelligenza e della dignità umane farsi prendere per il culo così, spudoratamente, “i facci e facci”. E rispondono. Reagiscono. Caricano legnate. Fanno sì che si inizi ad avere paura di loro. Cosa che noi, io, tu, i nostri coetanei, la nostra generazione del cazzo, non ha fatto perchè difettava troppo in quanto a coglioni. Io sono felice. Perchè vedo sorrisi di porcellana che iniziano ad incrinarsi. Vedo fughe precipitose. Vedo reazioni scomposte. Vedo paura. E devo ringraziare i baitti per aver avuto il coraggio di fare quello che a noi non è mai nemmeno passato per l’anticamera del cervello. Che destino di merda che c’è toccato in sorte, caro Guglielmo.
Alessio Caspanello

Caro Alessio,
non essere così duro con te stesso (e con me, porcamiseria!). Noi eravamo figli degli anni Ottanta, della performance, del volere è potere (e come dicevano i 99 posse “I’ vuleve e nun puteve e ma facev’a pede”). I nostri padri, zii e fratelli maggiori avevano vissuto la stagione di più forti scontri sociali della storia del nostro paese, e non avevano ottenuto una mazza a noi toccava un’altra strada. Non abbiamo ottenuto una mazza lo stesso. E mentre noi fingevamo di fare i manager, qualcuno lentamente sfruttava l’imposizione mediatica di questo nuovo modello di vita per guadagnare posizioni. Ma la ruota gira, e oggi i ragazzi sono tornati a vivere il loro ruolo sociale in modo antagonista rispetto alle istituzioni. Quelli che dicono che in fondo nessuno di loro ha le idee chiare e di questa riforma non hanno capito niente sbaglia bersaglio: non si protesta mai con la chiara idea di contestare un preciso progetto sociale per proporne un altro altrettanto preciso. Si protesta perché si è generalmente stufi dello status quo, lo si fa confusamente e approssimativamente, ma l’importante è manifestare il proprio dissenso, far capire che così non va, proprio no. In più ‘sti ragazzetti usano benissimo la rete, i social network, i nuovi media per supportare la loro protesta. La polizia manganella? E loro riprendono col telefonino e sbattono sul web dieci minuti dopo. Sarà più difficile per le istituzioni negare le proprie responsabilità. Il mondo cambia, in più di un senso.
Guglielmo Pispisa

di Alessio Caspanello – Guglielmo Pispisa

 


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