VI RACCONTO UNA STORIA 4…

Quarto e ultimo appuntamento per la lettura dei giornali d’epoca. Oggi sfogliamo alcuni quotidiani datati 29 Aprile 1937. Siamo in pieno regime fascista, la seconda guerra mondiale inizierà solo due anni più tardi e a leggere i giornali dell’epoca, a dire il vero, sembrerebbe ancora più lontana.  In realtà, però, a noi interessa questo giorno in particolare perché è il giorno in cui ha trovato la morte Antonio Gramsci, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano e colui che ha dato vita al quotidiano l’Unità. E proprio il suo giornale, che all’epoca apparteneva alla lista nera dei quotidiani nemici del fascismo e per questo motivo ne era vietata la vendita e la diffusione, proprio l’Unità, dicevo, dalle sue pagine clandestine dava al mondo la triste notizia: “L’assassinio di Gramsci accenda nel cuore di ogni italiano il sacro fuoco della libertà!” E poi sotto di seguito: “Dalle mani dei carnefici dobbiamo strappare ad ogni costo i detenuti politici”; in realtà Gramsci non fu ucciso, almeno non in modo diretto. Diciamo che la sua lenta agonia fisica e politica iniziò nel tardo autunno del 1926, quando venne arrestato davanti casa  a Roma. All’epoca era il capo del partito comunista e come tale avrebbe dovuto aspettarsi una mossa risolutiva da parte della polizia fascista. Però a quanto pare, per partecipare a una riunione clandestina in Val Polcevera vicino Genova (riunione ritenuta fondamentale da Gramsci perché avrebbe avuto l’occasione, in quel frangente, di chiarire i rapporti fra il partito comunista italiano e quello sovietico), per partecipare a questa riunione, dicevo, rinunciò a un piano d’espatrio già pronto per lui e finì così nelle mani dei fascisti. Dopo il suo arresto il comando del partito comunista passò nelle mani di Palmiro Togliatti (di cui Gramsci non si fidava affatto); dal carcere iniziò a scrivere una serie di lettere a dirigenti del suo partito fuorché a Togliatti. Iniziò così un lento ma inesorabile distacco fra Gramsci e il partito comunista, distacco che divenne totale quando due anni più tardi Stalin, dalla Russia attraverso la III Internazionale, diede l’ordine ai compagni italiani di iniziare la rivoluzione nello stivale. Pura follia…”l’idea di tentare una rivoluzione comunista in Italia nel 1930, in pieno regime fascista e con poche centinaia di compagni a disposizione è da matti!”  Questo deve aver pensato Gramsci nel freddo della sua cella a Turi di Bari. E infatti la rivoluzione non ebbe tempo neanche di iniziare: tutti, o quasi, i compagni che tentarono di prenderne parte vennero arrestati, i più fortunati scapparono all’estero andando ad ingrossare le schiere degli esuli. A quel punto Gramsci cercò di raccogliere i cocci del socialismo italiano proponendo una Costituente antifascista che implicava una mobilitazione congiunta di comunisti e socialisti. Ma venne preso per disfattista perché non credeva ciecamente nella rivoluzione con la “r” rossa e maiuscola, e quindi venne isolato un po’ da tutti i compagni di partito, compresi quelli che si trovavano in carcere con lui a Bari.  Togliatti, invece, che era fra quelli riusciti a scappare all’estero, nonstante i dissapori passati non si dimenticò del compagno incarcerato. Promosse nel 1934 manifestazioni di solidarietà in favore di Gramsci e fece approvare dai comitati comunisti in esilio l’intenzione di presentare un’istanza di libertà condizionale al governo fascista. Un po’ pochino, a seconda di molti storici, per il compagno Gramsci, se pensiamo che Stalin solo pochi mesi prima era riuscito a strappare alle carceri naziste Dimitrov, colui che di lì a poco sarebbe diventato il segretario della III Internazionale. E se Stalin era riuscito a convincere Hitler, non poteva riuscirci anche con Mussolini? Fra l’altro i rapporti fra URSS e Stato Italiano erano sicuramente migliori di quelli fra russi e tedeschi. Ma nessuno si fece avanti presso il comitato centrale di Mosca e a Stalin dal canto suo non passò neppure per l’anticamera del cervello di muoversi per il compagno italiano galeotto. L’unico favore che Gramsci ottenne ( o meglio l’ottenne per lui la cognata Tatiana) fu quello di avere le spese della clinica Quisisana, dove l’ex leader comunista era ricoverato forzatamente, pagate dall’ambasciata Russa di Roma. E fu proprio in questa clinica che Gramsci, poco tempo dopo aver ottenuto la libertà, venne ricoverato e finì i suoi giorni. Così il quotidiano fascista Il Giornale D’Italia diede la notizia il 29 aprile del ’37, in quarta pagina fra la locandina del cinema Barberini che proponeva il film “La donna del giorno” di Jack Conway e la notizia della festa nazionale dell’Austria: “La morte di un ex deputato – È morto nella clinica privata Quisisana di Roma, dove era ricoverato da molto tempo, l’ex deputato comunista Gramsci.” Su un giornale di regime era il massimo che si poteva ottenere per l’epitaffio di un comunista…

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