Voices from the Village. Day 0

Un freddo cane e questi disgraziati di nuiorchesi vanno in giro in maglietta. Io mi adeguo. Poso le valigie in quel di Mosco St., un 35 mq se va bene, con scale ripidissime e avvisi condominiali in cinese. Ho quasi dodici ore di viaggio alle spalle, ma New York chiama, Simone ha avuto modo di riposare e lo trovo piuttosto fresco. Il tempo di infilarmi una t-shirt pulita e si fotta la stanchezza. Il mio socio è attrezzato di tutto punto, io non so bene come e perché ma reggo senza cappotto e senza piumino. Il jet lag è in agguato, ma anche la città lo è. Appena usciamo ci imbattiamo in una troupe alle prese con un film cinese, la prima di una lunga serie di troupe che fanno parte del paesaggio, strisciamo lungo i muri di Mosco e ci infiliamo su Lafayette. Non è la mia prima volta nella metropoli e Manhattan è semplice da girare, guido il mio compagno di viaggio attraverso Soho, attraversiamo in diagonale il Village, all’altezza di Washigton Square Park voltiamo e passando sotto il tendone a pianoforte del Blue Note arriviamo sulla sesta. Dovrebbero essere le dieci o le undici di sera, per noi è notte fonda. Passeggiamo fino a Chelsea per arrivare sulla quinta. C’era un ottimo pub che serviva certe bistecche… non c’è più. Allora via di nuovo verso il Village. Passiamo davanti a Washington Mews e alla casa di Martyn Mistére, sotto l’arco di trionfo, davanti alla statua di Garibaldi, facciamo lo slalom tra junkie e dealer… C’era un ottimo sushi vicino al Caffé Reggio, quello di Serpico, in MacDougal St (l’altra volta abitavo qui) e c’è ancora per Dio. Se mangi cinquanta rolls in venti minuti sono gratis. Vista l’ora rinunciamo e ci diamo alla birra, al sushi di anguilla, a quello di pinne gialle piccante e di tonno crunchy and spicy. Scopriamo subito che quello sarà il cibo per il resto del viaggio, piace a entrambi, non ci stufa mai e difficilmente fa schifo. Ricordo ancora con terrore un ristorante texano nel east village, tanto che quando ci sono ripassato davanti l’ho fotografato a memento. Usciamo dal ristorantino abbastanza storditi dall’alcol e dalla stanchezza. Comincio a sentire il freddo. Riattraversiamo Soho, poi a ritroso Canal St, svoltiamo per il baraccone di Little Italy e siamo pronti a morire a letto. Domani è il giorno uno. E il giorno uno inzia con il taijiquan.

Advertisements

One thought on “Voices from the Village. Day 0

  1. Pingback: THE SCARCELY TRUSTWORTHY TRIMOUNTAIN DIARIES coil 1 | : kaizenology :

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...