Il punteruolo magico

Dunque decisi di passare all’azione.

Ispirato dai rigidi dettami della Dittatura del Traffico Civile e spinto dalla rabbia per i continui sfottò degli amici stranieri del Club del Bestione (in Italia l’inciviltà per strada pare sia ai massimi livelli planetari- roba che in Bosnia o in Brasile a confronto ci sono solo bravi studentelli al volante), cominciai a uscire in missione due o tre ore per notte, un paio di volte alla settimana. Per provare il brivido dell’operatività. Giubbotto scuro ben imbottito, cappuccio della felpa a coprire il cranio, passo deciso e punteruolo ben stretto in mano. Passeggiavo silenzioso e sereno per le vie della città dormiente, a tratti addirittura fischiettando. Contento perchè stavo finalmente facendo qualcosa.

Macchina parcheggiata sul marciapiede che impedisce il passaggio ai pedoni? Vai di riga generosa su tutta la fiancata. ‘Da freccia a freccia’ mi piaceva sussurrare. E intendevo per il lungo. E – giusto per essere chiaro – con un punteruolo una ‘riga’ non è un innocente striscia di alone sulla carrozzeria, o un’abrasione minima: il punteruolo mio fidato è una vera potenza, ammiratelo nella foto qui sopra. Non è sexy? Dopo che passa lui, potete quasi infilare il mignolo dentro il solco. Dio che goduria…

Suv in sosta sulle strisce? Bmw che per starci lacera i sacchi della monnezza lasciati in strada da poveracci sottopagati per il ritiro della mattina presto, rendendo quindi la via un vero porcile? Macchinoni del cazzo da pappone evasore fiscale parcheggiati nei posti biciclette, o in quelli scooter? Tutti miei clienti 🙂 Così, giusto per farli incazzare come bestie, alla mattina quando lo scoprivano. Colpire la loro ostentazione. Parlare la loro stessa lingua. Ma non operavo certo a senso unico: utilitaria da fichetto squattrinato sul passo carrabile? Vai di punteruolo di striscio. Gloriosa Fiat di vent’anni lasciata a sostare un pò da paraculo? Un faro rotto. Fratello, mi spiace, ma la legge è legge. Anzi, CRASH!, facciamo due fari.

E via così. Uscivo alle 2:00 e tornavo prima delle 5:00. Stavo BENE. Mi riaddormentavo come un bambino, una volta deposto il punteruolo magico nel cassetto dei calzini e delle mutande. Non mi sentivo neanche troppo stanco, il giorno dopo. Ero invece raggiante. Consegnavo casse di carciofi ai mercati comunali con un sorriso come se fossi il valutatore di prototipi di lingerie femminile indossati a tu per tu da talenti del settore, in piccoli stanzini, con tatto e olfatto permessi, anzi fortemente richiesti dalla direzione. Mi sentivo Charles Bronson, ma meno fascio. Clint Eastwood, ma meno figo. In verità ero una figura eroica nuova, moderna, molto urbana e molto italiana.

Il Punteruolo dei Giusti, per un traffico civile. Un domani gli affari fossero andati bene, avrei forse fondato un partito. O magari, no, una fondazione, che oggi sembra funzionare meglio: in pratica, la stessa fottuta cosa del partito, ma con un nome diverso. Dopo le prime uscite notturne, e le pere di adrenalina conseguenti (la mia signorina era alle stelle, un giorno il vicino mi ha chiesto: ma ieri sera a mezzanotte e mezzo stavate ascoltando la Traviata? 🙂 ), cominciai a sofisticare il lavoro, prendendo appunti di giorno, segnalazioni per gli interventi da fare. Cominciai piano piano a insediarmi alla cattedra del Giudice Supremo, e per gli imputati l’unico appello possibile era quello del carrozziere: l’elenco delle parti distrutte da sostituire. L’idea era che, esborso dopo esborso, i cari amici automobilisti strafottenti avrebbero capito. E anche se la cosa avesse attirato l’attenzione di media e forze dell’ordine – cosa prima o poi inevitabile – non avrei smesso di operare. Avrei ridotto i rischi, certo, ma avrei continuato a ripulire le strade. E magari avrei mandato dei messaggi anonimi ai giornali o alle tv. Qualcosa di dirompente. Un nuovo fronte civile, non politico, non ideologico, non terroristico, ma pratico, reale, concreto. Una figata pazzesca, continuavo a ripetermi. Avrei avuto donne a bizzeffe, fama, popolarità e probabilmente anche un blog con dei banner da alcune centinaia di migliaia di Euro… mica cazzi…

“Ehi bello, alza quel culo dalla branda. Dobbiamo partire per la Slovacchia. Manca birra economica di quelle parti a mezza Umbria, e sai che a Perugia i festini universitari a base di alcol vanno alla grande… dobbiamo sbrigarci.” Milos non era esattamente la miglior visione possibile, appena sveglio. E nemmeno la miglior odorante. Ma c’era lui nel camion di fianco al mio a schiacciare un pisolo, nell’area di sosta.

Avevo sognato tutto? Raid notturni, punizioni, gloria mediatica? Misi subito la mano sotto il sedile, per verificare. Il punteruolo magico era lì. Lo afferrai; non contento, lo esaminai da vicino. Nuovo? Già utilizzato? Il responso non lasciava dubbi: scaglie di vernici dei colori più svariati attaccate alla punta. Allora era vero. Allora ero un eroe, e avevo una missione. L’Italia come la Svizzera e Montecarlo, per le strade: pulizia, ordine, rispetto delle regole, centralità del pedone. E – proprio come gli svizzeri e i monegaschi qui da noi – esenzione e possibilità di comportarsi da stronzi quando si è a casa loro.

Beh, cosa volete? Mi sembra il minimo.

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11 thoughts on “Il punteruolo magico

  1. io farei di più amico.
    sicuramente di fronte al SUV parcheggiato di sbieco sulle striscie pedonali, c’è un barettino…..
    alle 08.00 ti siedi lì fuori, seduto col tuo cafferino appoggiato al tavolino e non appena arriva il bauscia….ti appizzi la tua benson & hedges….uno spettacolo senza precedenti.

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