VI RACCONTO UNA STORIA 3

E siamo arrivati al 1933. Martedì 31 Gennaio titola La Stampa: Hitler al potere in Germania” e poi sotto di seguito “L’inizio di una nuova Era in Germania – – La rapida composizione del Governo nazionalsocialsita e il primo Consiglio dei Ministri – – La prossima convocazione del Reichstag – – O voto di fiducia o scioglimento – – Le squadre d’assalto nazionalsocialiste sfilano dinanzi ad Hindenburg e a Hitler fra grandi manifestazioni” . E poi ancora in grande a centro pagina un titolo eloquente : ” La grande giornata”. Poi il giornale si dedica alla narrazione delle ultime ore frenetiche passate da Von Papen, l’ex cancelliere del disciolto governo tedesco, l’ultimo della repubblica di Weimar, incaricato di cercare una soluzione alla crisi del proprio esecutivo. Crisi risolta brillantemente in meno di ventiquattro ore, secondo il quotidiano, con l’incarico affidato a Hitler. Nelle parole del giornale c’è la solita enfatica sudditanza nei confronti del Potere, la stessa riscontrata nelle analisi precedenti (vedi vi racconto una storia 1 e 2 ), ma qui in più c’è la connivenza ideologica fra i due paesi, Italia e Germania, che di lì a poco (22 maggio 1939) si concretizzerà nella stipulazione  del patto d’acciao. Anche Il Popolo d’Italia partecipa compiaciuto alla nascita del primo cancellierato nazionalsocialista. Il quotidiano, fondato vent’anni prima dallo stesso Mussolini, titola a tutta pagina: “Adolfo Hitler assume il Governo in Germania con una coalizione di tutte le forze nazionaliste e degli ex combattenti”. Poi l’occhiello prosegue trionfante “La nostra Rivoluzione” e in riferimento all’evento in questione conclude così “…gli Italiani assistono, certamente compiaciuti, al diffondersi nel mondo delle idee fasciste e al crollo dei vecchi sistemi democratici, parlamentaristici e liberali. Oggi noi assistiamo ai primi grandiosi sviluppi internazionali della nostra Rivoluzione”; dove termini come “liberali” e “democratici” assumono una connotazione prettamente negativa. Manca poco meno di un decennio alla seconda guerra mondiale e con il senno di poi sembra facile oggi identificare nell’Italia e nella Germania il male assoluto da neutralizzare. Insomma, i maggiori quotidiani del nostro paese simpatizzavano già col regime nazista deplorando la democrazia e il liberalismo, due capisaldi della nostra società. Il problema però, è che anche paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti, prima ma anche dopo la seconda guerra mondiale,  non videro poi così negativamente l’avvento in Germania del nazionalsocialismo e del fascismo in Italia. Dopo la guerra (ma anche già durante gli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale)  sappiamo che sia Stati Uniti che Gran Bretagna salvarono centinaia di scienziati e agenti segreti nazisti per reclutarli poi fra le loro fila in chiave anticomunista. Prima del conflitto invece, la simpatia di inglesi e americani nei confronti dell’Italia e della Germania era dichiarata alla luce del sole: prima di tutto per motivi economici, come sempre, perché dopo secoli di conflitti nel vecchio continente finalmente venivano a crearsi stati con governi solidi e autoritari. La Germania in particolare aveva appena vissuto una crisi economica profonda a inizio secolo, crisi che aveva visto insediarsi e sciogliersi diversi governi con una inevitabile ricaduta sull’economia interna e di conseguenza anche sui commerci con l’estero. La crisi inoltre aveva dato il via ai progrom anti ebraici che raggiungeranno il loro apice nel 1938 con la tragica notte dei cristalli dove l’odio per la razza ebraica sfocerà in tutta la sua crudeltà. E  il razzismo non a caso, anche se rivolto in direzione diversa, era dilagante sia oltre oceano che al di là della manica e faceva senz’altro da collante, anche se a livello informale,  con i regimi fascista e nazista; e poi sappiamo che in molti territori degli Stati Uniti, nonostante la vittoria ottenuta il secolo precedente dagli antischiavisti nella guerra civile americana,  in molti territori, dicevo, le gente di colore veniva ghettizzata, brutalizzata e non aveva possibilità di accedere neppure ai più elementari servizi sanitari e sociali.  Gli inglesi dal canto loro erano un Impero coloniale e il trattamento riservato agli indiani, ai neozelandesi e agli altri abitanti delle colonie non era certo meglio di quello ricevuto dalla gente di colore in America. E a riprova di quanto gli americani fossero favorevoli all’avvento del nazionalsocilaismo in Germania, nella prima pagina de La Stampa, sempre del 31 Gennaio 1933, c’è un articolo a fondo pagina che analizza la reazione degli Stati Uniti alla notizia dell’elezione a cancelliere di Hitler: “L’ascesa vista con simpatia a Washington.” E poi di seguito. “Negli ambienti ufficiali l’ascesa di Hitler al potere in Germania è vista con simpatia. Pur non esprimendosi esplicitamente alcun giudizio, trattandosi di cose interne di quella Nazione, le maggiori autorità di governo, in via confidenziale e privata, esprimono il convincimento che la politica interna ed estera del nuovo Ministero sarà improntata a grande moderazione e si conviene che è bene che il partito hitleriano abbia potuto assumere infine le responsabilità di governo”. Da queste poche righe si deduce che la preoccupazione statunitense nei confronti del nascente stato nazionalsocilsta è ancora soltanto di carattere economico e forse anzi, fino al 1938 almeno, gli Stati Uniti resteranno più o meno favorevoli a un’Europa suddita del potere germanico. A far cambiare idea alla potenza americana non saranno tanto i metodi brutali riservati dai tedeschi ai prigionieri di guerra inglesi e francesi oppure il loro odio sterminatore verso polacchi, ebrei e  zingari,  culminato poi nel tentativo di portare a termine la cosidetta “soluzione finale” , ma a far entrare in guerra gli Stati Uniti e a decidere quindi l’esito del secondo conflitto mondiale,  sarà piuttosto la scelta di Hitler di mandare i propri U-boat nell’Atlantico a silurare le navi da carico statunitensi. I danni economici provocati dai sottomarini tedeschi saranno ingenti e alla fine l’America, che già da tempo veniva “stimolata” dalle potenze europee rimaste a combattere i nazisti ad intervenire nel conflitto al loro fianco, alla fine, dicevo, si deciderà ad entrare in guerra. Ma ormai per sei milioni di ebrei non ci sarà più nulla da fare.

La prossima settimana ci occuperemo delle prime pagine dei giornali usciti nei giorni seguenti la morte di Antonio Gramsci. Era il 27 Aprile 1937…


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