VI RACCONTO UNA STORIA 2

Titola IL SECOLO di mercoledì 17 Aprile 1912:

“Il più disastroso naufragio della storia – 1325 morti – Miliardari e notabilità fra le vittime – Drammatici particolari”

Così veniva data al mondo la notizia del naufragio del transatlantico Titanic da uno dei maggiori quotidiani italiani. L’inglese Daily News del giorno prima, invece, accanto ad una foto della nave immortalata in procinto di lasciare il porto di Southampton titola:

“Titanic goes down off cape race. – Wrecked by Collision with an Iceberg. – Terrible Loss Of Life. – Saloon Passengers Picked up from the Boats.”

Poi il quotidiano britannico suddivide in capitoli gli aspetti più importanti del disastro: il numero non ancora accertato dei superstiti, lo scenario raccapricciante che si trovarono dinanzi i marinai del Carpathian, la prima nave a soccorrere il Titanic, al momento del loro arrivo sul luogo del naufragio, che cos’è un iceberg e come si forma e via discorrendo. Ho trovato interessante il passaggio che narra di uno dei messaggi via telegrafo che inviò l’operatore di bordo (wireless operator) ai propri genitori poco prima dell’impatto della nave  con la montagna di ghiaccio galleggiante: “Making slowly for Halifax. Practically unsinkable; don’t worry”. Avete presente “le ultime parole famose” ? Beh, credo che in questa circostanza l’espressione cada a pennello, “stiamo rallentando nei pressi di Halifax. Siamo praticamente inaffondabili per cui non vi preoccupate” tradotto con un po’ di approssimazione e verrebbe quasi da sorridere se non fosse per l’immane tragedia che di lì a poco il povero telegrafista e le altre duemila persone circa ospiti del Titanic vedranno consumarsi davanti ai loro occhi. Per la cronaca il povero Smith, questo il nome del venticinquenne telegrafista che non doveva avere grosse doti di chiaroveggenza (si lo so non dovrei ironizzare su questa tragedia ma continua a materializzarsi nella mia mente la scena di lui che telegrafa a mamma  e papà “siamo inaffondabili tutto tranqui!” con l’ombra di un iceberg che gli cresce dietro le spalle) il povero Smith, dicevo,  sarà fra le 1523 vittime accertate del naufragio (il numero esatto non fu mai appurato perché la lista dei passeggeri si perse nelle profondità oceaniche). Fra le vittime saranno molti i nomi illustri dell’epoca, banchieri finanzieri e miliardari d’ogni paese. Il Secolo dedica un capitolo a parte alle “Vittime illustri” del transatlantico, non prima di aver assicurato i lettori con la notizia che “secondo le liste che pubblicano i giornali della sera… tutte le donne ed i fanciulli sarebbero salvi”. Fra gli “illustri scomparsi” il giornale indica con una particolare enfasi e partecipazione emotiva il colonnello John Jacob Astor di cui “si è trovato il corpo” ricordando che lo sfortunato era “nipote del celebre fondatore della dinastia degli Astor. Laureato in ingegneria, si era specializzato nella costruzione dei palaces Hotels. Combattè anche contro la Spagna a Cuba prendendo parte all’assedio di Santiago.” Poi l’elenco dei dispersi dal cognome altisonante continua specificando che “non si hanno notizie di William Thomas Stead…uno dei pubblicisti più noti in Inghilterra e negli Stati Uniti.” E poi ancora “numerose erano le persone eminenti della Finanza e della Banca che si trovavano a bordo” e qui il giornale inizia una sorta di “elenco prezzi”, abbastanza agghiacciante dal nostro punto di vista, accostando al nome di ogni milionario deceduto il valore del proprio patrimonio in dollari: “Isidoro Strauss con 250 milioni, Widener con 250, Guggenheim con 450 milioni, il colonnello Washington Roeblny con 121 milioni,  Shaer con 50 milioni e cioè un valore di due miliardi in sei persone”. Come già avevamo fatto notare la settimana scorsa, raccontando dell’assassinio di Re Umberto II, la visibilità mediatica delle lobby dei potentati era totale e lasciava poco spazio al “normale”, all’uomo di tutti i giorni. Ben inteso, niente di nuovo sotto il sole: è da quando la narrazione del presente è diventata notizia da diffondere su larga scala attraverso i media che l’uomo potente si ruba tutto lo spazio lasciando le briciole al popolo, ma in questo periodo particolare (fine 800′ inizi 900′) il ruolo dell’uomo di potere soprattutto sulla carta stampata sembra quasi istituzionalizzato. Alle volte pare che il giornale viva solo per raccontare del potere e di chi lo esercita. In fondo, se ci pensiamo bene, l’Italia come Stato era appena nata e aveva da poco raggiunto una seppur fragile indipendenza. E anche gli altri stati europei non se la passavano meglio, fra imperatori appena scomparsi che avevano lasciato imperi dai confini ancora incerti. Il senso di libertà e democrazia era già vivo nei popoli europei e anche in quello nordamericano ma molti passi ancora dovevano essere fatti.

La prossima settimana sfoglieremo i giornali del 31 Gennaio del 1933, quando Hitler prese il potere in Germania.

See you next week…

Annunci

One thought on “VI RACCONTO UNA STORIA 2

  1. Pingback: VI RACCONTO UNA STORIA 3 « : kaizenology :

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...