Non c’eravate? Leggete sotto

Siete dei tirapacchi. Eravamo lì ad aspettarvi, dita tamburellanti sulla porta d’ingresso e uno sbuffo dietro l’altro. Eppure non siete venuti. Forse avete pensato anche voi che vi si sarebbe notati di più non essendoci, e questo post dedicato sembra confermare la cosa. Può essere, maniaci dell’individualismo sfacciato! Ma intanto ecco sotto cosa vi siete persi: l’impavido Andrea Broggi ha stilato cotanto gradevole resoconto. Lo ringraziamo.

E ora correte a comprare Delta Blues, disgraziati! Trattasi di romanzo assai gradevole, potete fidarvi… l’hanno detto anche i nostri zii.

🙂

http://lettereegiorni.blogspot.com/2010/11/verdenero-all-stars-reading-teatrale.html

Se non fosse stato per Saverio Fattori, non avrei mai saputo di questo evento e apro la recensione, con questo brevissimo preambolo, semplicemente perché pare che “passaparola”, sia la parola magica di questo mio vivace inizio bolognese (ad esempio l’incontro con Mandracchia, mi era stato suggerito da Charlotte Pitagora).

Il Sì di Bologna, il luogo ospitante, è uno spazio cittadino che descriverò con le uniche parole che trovo davvero sìindicate, quelle lette su un rettangolo di foglio A4, affisso su una delle due ante di ingresso: “Teatrino clandestino”.

Verdenero All star, questo il nome dato al “galà” organizzato dalla casa editrice VerdeNero, con lo scopo di promuovere il libro Delta Blues, ultima fatica del gruppo Kaizen, e “… chiamare a raccolta tutti i suoi autori bolognesi per una serata di festa, impegno e divertimento”. L’evento si è quindi diviso tra un reading teatrale del libro con annesso incontro con l’autore, anche se trattandosi del gruppo Kaizen, l’autore in questione ha 4 nomi e 4 entità fisiche (Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, per ragioni geografiche i soli presenti, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani) e una vera e propria festa mondana, arricchita da musica rock alternativa e scrittori famosi. In proposito, però, ho trovato stonata la scelta di accentuare nella locandina la presenza di questi ospiti speciali, per l’apparente vicinanza del concept di base a un’offerta di possibili relazioni pubbliche, piuttosto che a una serata culturale. Ad ogni modo, probabilmente anche grazie alla partecipazione di tali scrittori, (permettetemi di non fare superflui elenchi!) le presenze in sala erano numerose e, se sottolineo la decina di minuti di ritardo, con cui è cominciata la performance, è solo per indicare quanto, per entusiasmo personale, abbia percepito l’attesa dell’inizio del reading teatrale, in assoluto il primo a cui ho assistito (prima fila, tra l’altro); un’esperienza che spero di poter ripetere presto.

Delta Blues, è un romanzo che immerso nello sfondo degradato dell’Africa del Delta del Niger, ricalca, attualizzandolo, l’immenso Cuore di Tenebra di Conrad (a sua volta ambientato sul fiume Congo). Un lavoro dai tratti complessi, che supera il muro del romanzo conradiano, rappresentato dal contrasto tra l’uomo bianco, protagonista parlante e attivo, e l’uomo nero, comparsa muta e misteriosa; quest’ultimo, infatti, qui diventa parte attiva e giocante un proprio autonomo ruolo. E non c’è da stupirsi se tutto questo contribuisce, in breve, non solo a inscenare una valida storia consolidata dai tratti fumosi del noir, ma che miscela anche il gusto sottile del thriller, a quello “sfacciato” del reportage d’inchiesta.
A rappresentarlo erano presenti sul palco tre persone: Jadel Andreetto, co-autore e inteprete delle parti non recitate del romanzo, come voce riassuntiva, più che narrante (in procinto di iniziare un tour letterario che lo porterà fino a New York, Toronto e Buenos Aires, solo per citare alcune delle prossime tappe) e poi Daniele Bergonzi e Andrea Giovannucci della Compagnia fantasma come attori/lettori. Quest’ultima, composta anche dall’organizzatrice Cristina Buono, Stefano D’arcangelo e Alessandro Giovannucci, dal canto suo, è un nome che continuerà a stimolare per un bel po’ la mia mente, non solo per l’abilità tecnica, interpretativa e a tutto tondo teatrale di Daniele e Andrea, che persino da seduti e per più di mezz’ora, hanno reso fotograficamente nitide le immagini e dato tridimensionale vita ai personaggi presenti nei passi letti dell’opera, ma anche per una perfetta colonna sonora, a cura di Stefano e Alessandro, decisamente efficace e in tema, caratterizzata da suoni elettronici chillout e percussioni (a voler cercare il pelo nell’uovo, forse peccando nel volume, appena più alto del necessario).

Non c’è finale deludente, né credo di dover menzionar, il mio “oltranzismo” alla seconda parte mondano-musicale della serata, in fondo le relazioni sociali sono fondamentali, ad esempio, senza loro, avrei “rischiato” di trascorrere un venerdì sera in un’ennesima osteria.
A presto e buona lettura.

Ps. Ringrazio infine, Jadel dei Kaizen e Daniele della Compagnia Fantasma, per la gentilezza dimostrata nel sopportare, rispettivamente, domande curiose e domande mancate.

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