VI RACCONTO UNA STORIA, VI RACCONTO LA STORIA…

Dall’archivio segreto del Kai Zen Buro sono saltati fuori alcuni pacchi di vecchi giornali ammuffiti. Raccontano di avvenimenti e storie che hanno cambiato l’Italia e il mondo tra la fine dell’800 e la metà del 900. Abbiamo provato a risistemarli in ordine cronologico…

29 LUGLIO 1900: L’ASSASSINIO DI RE UMBERTO I

Scrive il Corriere della Sera nella sua seconda edizione straordinaria del 30 luglio 1900: Re Umberto assassinato a Monza.” I fatti sono narrati in prima pagina su cinque colonne:

Abbiamo da Monza, 29 luglio, notte: oggi ebbe qui luogo la chiusura del concorso ginnastico, riuscito assai bene sino verso alla fine, ma alla fine funestato da un orrendo delitto: un attentato alla vita del Re.”

La cronaca è minuziosa, divisa in capitoli, momento per momento. Dalle righe traspare tutta l’influenza e il potere che la monarchia aveva ai quei tempi sui mezzi d’informazione; la sudditanza politica del giornalista è totale, c’è quasi un’adorazione di chi narra nei confronti  dei reali d’Italia:

“IL RE ALLA PALESTRA GINNASTICA

Re Umberto col seguito. in due carrozze di Corte, giunse alla palestra alle 9,30 precise. Fu accolto al suono della marcia reale, e da applausi. Il Re era vestito in borghese. Salito sul palco reale, restò sempre in piedi durante tutta la cerimonia. Egli aveva alla sua destra l’on. deputato Penati, alla sinistra il sindaco di Monza cav. Corbetta. In fondo al palco, attorno attorno, erano le bandiere delle varie Società intervenute al congresso.” È veramente curioso notare con che enfasi e maniacalità descrittiva il giornale segue il susseguirsi degli avvenimenti fino al momento del regicidio:

Mentre la carrozza stava per uscire dal portone, una folla di ginnasti si accalcò attorno alla carrozza, facendo una grande dimostrazione al Re. Sua Maestà si alzò e disse: – Grazie giovanotti, grazie giovanotti! – Si sentirono tre colpi di rivoltella, quasi consecutivi. Un individuo aveva sparato tre colpi di rivoltella contro il Re! I cavalli si impennarono; e poi ripartirono tosto. Lì per lì non si seppe se il Re fosse stato ferito.

L’ASSASSINO

Molti si scagliarono contro l’assassino; un giovanotto, vestito da operaio, mingherlino. Il giovane Pirovano, della FORZA E CORAGGIO (in realtà pare che l’associazione sportiva in questione si chiamasse FORTI E LIBERI) pigliò per le orecchie l’assassino; ma questi gli sfuggì. Un pompiere gli diede un pugno in viso; altri si scagliarono sul miserabile, e lo tempestarono di pugni e bastonate. Con grande fatica carabinieri e pompieri lo salvarono dalla furia della folla, che voleva farlo a brani. L’assassino è Oreste Bressi, di Prato (nella confusione delle prime ore il nome dell’assassino del Re cambiò parecchie volte fino al definitivo Gaetano Bresci, il vero autore dell’omicidio). Nacque un grande scompiglio, molte signore svennero. Tutta la folla si riversò verso la Villa Reale, facendo al Re un’entusiastica dimostrazione. I cancelli della Villa furono chiusi. Nessuno poté sapere sulle prime lo stato del Re.”

Alla fine la notizia della morte di Re Umberto divenne certa:

Il Re era stato colpito dalla prima revolverata alla gola, dalla seconda al cuore. Il terzo colpo andò a vuoto. Il Re spirò prima di giungere alla Villa Reale. Fu chiamato d’urgenza il chirurgo primario dell’Ospedale Umberto I. dott. Vercelli; ma egli non poté che constatare il decesso di Sua Maestà. Le ultime parole del Re furono: – Era molto tempo che non assistevo in mezzo al mio popolo ad una dimostrazione di simpatia così cordiale! Pochi secondi dopo era colpito! Il Re fu visto sedersi e ripiegarsi in avanti senza poter dire una parola. Il generale Ponzio-Vaglia lo sostenne e fu in quel momento che l’assassino sparò il terzo colpo andato a vuoto.”

Così narrata, la morte di Re Umberto sembra quasi l’epilogo tragico di un romanzo cavalleresco, dove l’eroe buono, in questo caso il sovrano, spira fra le “calde braccia” del suo popolo; un popolo che, nel tentativo di linciaggio dell’assassino del Re cerca e in qualche modo trova uno sfogo rabbioso, ma giustificato, alla propria improvvisa condizione di “orfano”.

See you next week…

P.S.: per chi volesse in formato PDF copia delle prime pagine dei giornali trattati nei posts può farne richiesta a kaizenbrian@tiscali.it

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3 thoughts on “VI RACCONTO UNA STORIA, VI RACCONTO LA STORIA…

  1. Personalmente, ho sempre provato una simpatia istintiva per Gaetano Bresci e per il suo ingenuo, generoso, idealismo, senza compromessi né ripensamenti… Questo anarchico toscano, di ispirazione galleanista, emigrato negli USA dove si è creato una famiglia ed una sistemazione decente, che improvvisamente molla tutto e dal New Jersey torna in Italia per vendicare i lavoratori in sciopero, massacrati a Milano dalle fucilerie di Bava-Beccaris.
    Bresci… un giustiziere suicida che per quasi due anni si esercita al tiro per non sbagliare il bersaglio, che non si lascia intimidire dalla sorte riservata a Passanante, e che in seguito, dalla prigione di S.Stefano, ostenterà ottimismo e buon umore prima di finire ‘suicidato’.
    Nella lettura dei giornali dell’epoca ciò che irrita non è la deferenzialità celebrativa ai limiti della piaggeria cortigiana (sai che novità per certo giornalismo nazionale), ma l’immancabile onnipresenza di questo popolino conformista, piccolo-borghese, che osanna il proprio padrone, ostenta la sua devozione, e geme al capezzale del “Re di Prussia”: monarca ladro e amico di ladri, gran puttaniere, bancarottiere e intrallazzone…
    Insomma, niente di nuovo sotto il sole d’Italia..!

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