Calcetto

Quanto più mi fa cacare il mondo del calcio della Serie A (mondiali e sfide internazionali invece sono fichissimi), tanto più sento la voglia di tornare alle origini – prima che incollassi il culo al sedile del mio Scania – e sgambettare leggiadro in qualche campetto di calcio con la mia crew di autotrasportatori panciuti. Siamo soci indivisibili sia a calcetto che nelle altre nostre due attività di svago preferite: lap dance e ubriacatura. A volte ci facciamo prendere la mano e uniamo il tutto in una serata unica, con ordine delle tre attività ricreative intercambiabile; e quando il calcetto cade per ultimo, indovinate un pò? Stravinciamo sempre. Incredibile ma vero.

Comunque. Di recente sembra che una squadretta di calcio a sette di buona caratura tecnica, con personaggi giovani, volenterosi e dai piedi buoni abbia preso gusto a sfidarci. Tengono bene le posizioni, fanno girar la palla, concludono tirando in porta spesso e volentieri (per loro). Insomma, ci surclassano e ci sommergono di gol, umiliandoci di continuo con giochetti, tunnel e sberleffi vari, e facendoci litigare tra noi per l’attribuzione degli errori e delle responsabilità. Di questo, in tutta onestà, li biasimo, e parecchio. Perchè i camionisti kosovari che stanno in porta non sono esattamente le persone più equilibrate  e ragionevoli del mondo, specialmente se trafitte da 15 gol di cui almeno una decina ridicoli e di conseguenza seppellite di insulti, ingiurie, spintoni e minacce dai compagni di squadra ucraini, ecuadoregni, calabresi, veneti, polacchi e di Andorra. Sì, mi chiedo anch’io che cazzo ci faccia uno di Andorra a guidare TIR per il trasporto di pesto genovese in Slovacchia, ma non ho mai trovato una risposta soddisfacente. Luis è comunque un bravo ragazzo. Solo che a calcio è assolutamente inutile. Come tutti noi altri, in verità, ma lui di più. Proprio, da mettergli le mani addosso. L’altra volta sapete cosa ha fatto? Da solo al limite dell’aria (piccola, il campo è di calcetto!), liberato da un assist illuminato di Volodya (l’ucraino con i denti d’oro e l’occhio destro mezzo chiuso- così, di default), portiere nano, senza guanti e spaventato a morte di fronte, a non più di tre metri, si è fermato palla al piede. Ha caricato il tiro con il destro a busto rigido come un tronco – sembrava una via di mezzo tra il Big Jim e gli omini del calcio balilla – e ha calciato così incredibilmente da schifo che:

-ha strappato un lembo di manto erboso, stile Fantozzi col tavolo da biliardo, e al campetto so che cercano ancora il colpevole per il risarcimento

-ha spedito il pallone talmente fuori bersaglio da farlo passare sopra la rete di protezione del campo (roba tipo 10 metri di altezzi, minimo) e lanciarlo in strada, da dove nell’ordine si sono sentiti: una frenata brusca, un impatto di oggetto pesante contro parabrezza, sbriciolandolo, una serie di bestemmie ‘indoor’ sfocianti in epiteti ad alto volume in mezzo alla strada deserta, di notte, rumore di squarcio di pallone per via di oggetto contundente (coltellino? Blocster?), sgommata di ripartenza con minaccia mafiosa annessa

-si è contuso la caviglia in modo serio, senza che nessuno di noi l’abbia degnato di un aiuto, tra l’altro

 -ci ha fatto perdere l’incontro, pagare il campo e annullare la seratina night club con le cinesi per mancanza di fondi e di spirito goliardico.

Ora che ci penso Luis non si è più visto in giro… mah?

Insomma, il calcio della tv fa schifo, amici, ma quello giocato è una figata vera. Niente calciomercato, niente commentatori, niente numeri ’99’ su magliette che più tamarre non si può (e se lo dico io…), niente ultras, tessere del tifoso, anticipi, posticipi, procuratori, allenatori, presidenti, dg, moviole, cazzi di ogni tipo… ma solo sport, agonismo, pallone, calci, corse, strappi, bestemmie, litigi, mancamenti, risate, sfottò, spintoni. E poi in doccia arriva il bello.

Eh sì, perchè la doccia del calcetto è il momento della verità. Il posto, l’unico posto al mondo dove aleggia giustizia vera. Non la giustizia ‘giuridica’, così imperfetta e corruttibile, nè tanto meno quella sociale, o morale o professionale, bensì la giustizia biologica. Quella della NATURA. L’unica che conta davvero. Cosa intendo? Va là, maschietti, che lo sapete benissimo… e non ho detto ‘maschietti’ a caso: è un vezzeggiativo per piccoli uomini, uomini con piccoli, insignificanti e inutili attributi. Eh lo so, lo so… è dura.  È dura avere in squadra un bastardo baciato in fronte da Madre Natura, durante la distribuzione degli attributi (l’ufficio dopo quello dell’assegnazione di corpo e intelletto, quello più grande e più importante).  È frustrante, lo so. Ma è il giusto prezzo da pagare. Cosa credi, che se guadagni tanto sei un figo? Che se ti vesti elegante o hai fuori un macchinone sei un prediletto? Ma vai a cagare, vai. Insaponati sotto la doccia e guardati bene in giro. E soffri. 😀

Giustizia biologica.

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