Le winZ

Ecco. L’altro giorno, di rientro da una massacrante consegna in autocarro di venti quintali di rotonde mortadelle Bologna nell’area balcanica, sono strisciato fino a casa, ingobbito, annientato, con le piaghe al culo (devo ricordarmi di cambiare il coprisedile a pallini del posto guida, è che arrivo sempre tardi alle maledette offerte delle 8:30 di Lidl…) e mia figlia cinquenne, soave e leggiadra come la vispa Teresa, mi ha sorriso a 24 dentini bianchi, mi ha abbracciato forte e baciato – scaldando a mille il cuore di questo pervertito al volante. Poi mi ha chiesto a bruciapelo:

“Secondo te a quale delle winZ assomiglio?”

“Ehm…”

L’ho mandata con una scusa in cucina per un momento (credo di aver detto: ‘Guarda! Lecca-lecca rosa a mazzetti appoggiati sul tavolo!’) e mi sono fiondato su Google. Non potevo deluderla. Winx di qua, Winx di là… DIO BONINO, qui si tratta di un vero e proprio impero! Mi sono sentito fuori dal mondo, un padre snaturato, un perfetto cretino. Possibile che oltre alla lap dance non ti interessi altro? E allora mi sono messo sotto. Al ritorno di mia figlia, ho detto subito:

“Sei tale e quale a Bloom, che è la capa… giusto?”

Sopracciglia aggrottate, sguardo fisso su un punto a media altezza, sulla destra. “Ma io non sono Bloom… io sono Musa, non vedi quanto sono brava a cantare?”

“Ma certo, Musa. Assomigli tantissssimo a Musa. E sai cantare benissimo! Io ti sento sotto la doccia, sai? Come fa la tua canzone preferita? Quella di Grease?”

Ha sorriso di nuovo, in tempo zero. “Ba nau ders noooueida’a (But now, there’s nowhere to hide… niente meno che ‘Hopelessly devoted to you’ di Olivia Newton John…)”

FIUUU… Sembrava l’avessi scampata. L’ho riabbracciata per un attimo, poi ho gettato le membra devastate sul divano, senza intenzione di risollecitarle per le successive 24 ore. Ma ormai il fenomeno winZ – come dice lei, o GUINZ – mi si era annidato nel cervello, aveva occupato il reparto ‘pensieri da sbrigare’ con le sue sei favolose esponenti (Bloom, Flora, Stella, Musa, Tecna e Aisha (fico Aisha 🙂 ), le loro ali, i vestiti fashion, l’aspetto e i tratti somatici ispirati alle varie dive strafighe delle ragazzine. E poi le serie di cartoni animati, i film, le centinaia – migliaia? – di prodotti griffati, i più di 150 paesi del mondo coinvolti in questa ennesima, fortissima febbre planetaria. Le migliori bambole di sempre? Pare siano al numero 3 della classifica di tutti i tempi. Però non ho capito quali sono le prime due… Barbie e Cicciobello, forse?

E il fatto è che è tutta roba italiana, amici! Incredibile. Per un attimo mi sono quasi sentito contento di aver speso più di cinque volte il costo di un normale spazzolino da denti per bambini, quella volta che le ho preso lo spazzolino di Stella delle winZ, rosa, luccicante, con led rosso a intermittenza ecc. ecc. Contento sì, ma à la Truck Driver, ovvio: “Ecco, goditelo signorina perchè il prossimo a ‘sto prezzo te lo compri tu da sola quando sei maggiorenne. E no, non ho moneta da prestarti.”

Alla fine sono giunto a una domanda epocale, dai risvolti filosofici, che ha chiuso i lavori del workshop mentale sulle Winx: mi fa più cacare Iginio Straffi, la Rainbow (i creatore del marchio), il prodotto standardizzato, lo sfruttamento dell’entusiasmo infantile, la solita droga televisiva, il demonio dello spot pubblicitario, bla bla bla, o mi fa più cacare la massa di caproni che sottopongono le proprie bimbe alla continua irradiazione di tv, radio, riviste, spot, jingle, suonerie, cartolerie, pseudo-spettacoli teatrali e via dicendo? In fondo, il buon creativo marchigiano c’ha visto lungo nel progettare i personaggi e – dopo il successo – non fa altro che riproporre in tutte le salse quello che la gente sembra ipnotizzata e condannata a volere. Il meccanismo di dipendenza psicologica consumistica non l’ha mica inventato lui… Lui ci fa solo i soldi. Una marea di soldi.

Certo, da buon bastian contrario, da indiscusso Principe del Fastidio e Alto Commissario del movimento ‘Immoralità come stile di vita’, una qualche penitenza a coloro che ci hanno riempito le vite dell’ennesimo, stupido prodotto plastificato che rappresenta il nulla creativo e il tutto commerciale, l’auspicherei eccome. E infatti la auspico. Così, per pura invidia del conto in banca dell’ideatore. Che tu possa… avere due ville in meno! Anzi, no, tre. E una barca in meno. Tiè!

Ma se devo essere sincero, mi diverto di più a prendere per il culo quegli adulti babbioni che credono di aver capito tutto, di essere genitori alla moda e di voler più bene degli altri ai loro marmocchi per il fatto di coprirli sempre di stronzate con un marchio. Sotto questo aspetto, infatti, niente di nuovo sotto il sole: le sei ragazzine alate dai nomi floreali sono l’ennesima versione del ‘mungi coglione-coi-dindi’, pratica che tuttora spopola tra i maghi del marketing dei giocattoli.

Detto questo, ogni bimba e ogni bimbo hanno diritto ad appassionarsi a quel cazzo che vogliono. Vietare e fare gli integralisti, con le Winx così come con qualsiasi altra cosa, è:

-stupido. Semplicemente non funziona.

-ipocrita. Che cazzo, tu ti guardi i siti porno che vuoi, o ti abboni a Sky Calcio, sì tu, papà ben rasato e dal giubbosto Belstaff, e lei non può diventare matta per Bloom, la ragazzina alata dalle sembianze di Britney Spears e dal passato misterioso? Ora che ci penso, interessa anche a me…

-controproducente. Tu continua a vietare, o genitore senza macchia, e non appena girerai il becco, la tua creatura si vestirà come Jennifer Lopez nei videoclip e farà sudare come asfaltatori di autostrade tutti i ragazzini maschi del circondario. Se ti va bene…

Dunque, in qualità di camionista squattrinato, becero, cafone, ma libero e bello consiglio a tutti gli amici che hanno a che fare con bambini drogati di giocattoli sulla cresta dell’onda (cioè ogni bambino del mondo): comprate poco, molto poco. Vendete loro l’idea che semplicemente non vi piace che abbiano troppo. Perchè?, vi chiederanno. Perchè credete sia giusto così. Che si risparmi le mancette per comprarne altri, se vuole. Che si lustri anche un pò la vista, guardando e non possedendo. È tutta salute, amici cari. Voi fornitela/o di altro: presenza, attenzione, musica, canzoni, scherzi. Disegni, corse in bicicletta. Lei si incazzerà comunque, perchè vorrà la cartella griffata. Ma alla lunga, forse, capirà. O mal che vada leggerete il suo annuncio di ricerca nuovo padre su qualche bacheca di Internet.

E niente cuore spezzato: pensate al tempo libero che avreste in più.

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4 thoughts on “Le winZ

  1. Post molto divertente, ma l’hai copiato dì la verità… l’ho letto da qualche parte giusto un paio di giorni fa… ma dove?

    😀

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  2. COOOOOSA?? imbossibboli.. c’è qualcuno che mi spia in cabina autocarro a questo punto- dimmi cosa ti ricordi di quel pezzo per favore, che faccio una ricerca.. e sguinzaglio Nick Belane 😉

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  3. Pingback: C’era una volta « : kaizenology :

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