Check your shit

Oggi parliamo di merda.

Nei Paesi Bassi è molto diffuso il tipo di gabinetto sopra illustrato, che – se non avete capito bene dalla foto – presenta una sorta di ripiano rialzato dove va inizialmente a poggiare la produzione urinaria e/o fecale dell’avventore di turno, prima di essere trascinata via dallo scarico d’acqua. Oggetto di indubbia originalità, di norma colpisce subito l’immaginario del forestiero di passaggio o in villeggiatura: io ci sono ormai abituato, ma ricordo ancora bene lo stupore iniziale. Ebbene, nei giorni scorsi, forse annoiato per le poche comande di trasporto in essere nella calura agostina, ho voluto andare a fondo alla questione, trovando subito una sorta di affinità culturale e direi quasi filosofica con l’argomento. D’altronde cos’altro potete aspettarvi dal vostro Truck Driver…

Mi sono domandato: perchè tale oggetto, w.c., sciacquone, vaso sanitario, tazza, cesso che dir si voglia è stato progettato e diffuso in siffatta curiosa modalità proprio lassù nel paese dei mulini a vento, dei funghi allucinogeni e delle piste ciclabili? Per quale motivo? A dire il vero, pare che il design originario sia tedesco, e la notizia non mi stupisce affatto. Proprio ieri dal ferramenta cercavo una sorta di collante per colmare un taglio che ho fatto sul pianale della cucina:

-Non so esattamente cosa si possa usare per far sì che il taglio non si allarghi… Ho pensato, magari qualche azienda chimica tedesca ha inventato qualcosa per il problema.

-Guarda che sono gli italiani che di solito inventano qualcosa.

-Bè, allora qualche azienda tedesca l’avrà poi brevettata.

Dunque per capire, per essere un vero Truck Driver d’inchiesta, un Sigfrido Ranucci della cabina autocarro, ho parcheggiato il mio Scania in un’area di sosta nei pressi di Arnhem per un paio di giorni e ho cominciato a chiedere alle persone che si fermavano a fare benzina o bere brodaglia scura calda circa le loro esperienze personali con la curiosa tazza a ripiano. Testimonianze, ricordi, aneddoti. Qualsiasi cosa. In fondo chi non ha una storiella divertente su cessi, merda e affini? Ho poi filtrato tali informazioni attraverso la rete, e parlandone con un rivenditore olandese di arredobagno e con la mia fortunata signorina, cameriera in un highway restaurant costretta a cavarsela a mancie. All’inizio devo ammettere che mi frullavano in testa le seguenti motivazioni, senza dubbio improvvisate:

-usano quella tazza perchè hanno paura di avere un buco sotto il culo, per qualche strana reminiscenza infantile

-gradiscono tenere le chiappe al caldo, nei rigidi inverni neerlandesi, con il tepore della fece o dell’urina appena prodotte, se tenute così vicine

-sono degli sporcaccioni, grotteschi e di cattivo gusto, e forse addirittura in alcuni casi coprofagi

-nella storia del paese, magari nascosto e dimenticato a forza, c’è stato qualche episodio di comportamento coprofobico su scala nazionale (leggi=gli olandesi per qualche evento storico o sociale hanno subìto traumi legati alla paura della cacca), e le pragmatiche autorità competenti hanno istituito l’obbligo dei cessi con ripiano per ‘riportare la cittadinanza alla naturale confidenza e vicinanza fisica e morale con i propri escrementi’

Ovviamente, nulla di tutto ciò. La motivazione, cari amici che leggete ‘sta roba e vi chiedete perchè, perchè la leggete, perchè l’ho scritta, perchè in Olanda devono rischiare di zozzarsi le mani ogni volta che si puliscono il culo con la carta igienica (a me succede sempre, poi in realtà si impara ad alzare una chiappa all’uopo), è la più policamente corretta, intelligente, pratica e funzionale possibile: l’autocontrollo delle feci. La verifica della quantità, qualità, consistenza, salubrità della propria produzione intestinale. Sì, sì, ridete, ridete… intanto questi ci fanno barba e capelli, amici, controllando sistematicamente la loro merda, e producendone di conseguenza una delle migliori qualità al mondo. Altro che frottole. Siamo indietro anni luce anche in questo. Vergogna! Tutti lì, tapini, rinchiusi nei nostri tristi e normalissimi cessi, silenziosi e imbarazzati per l’odore che ne scaturisce. Caghiamo in fretta e furia e poi via, tiriamo l’acqua subito, senza guardare, quasi a scacciare un fantasma. E invece no: bisognerebbe cagare e poi spendere buoni due o tre minuti all’analisi di quanto prodotto, accovacciati con la faccia che si specchia sulla tazza rivoluzionaria che vi ho presentato oggi. Magari inforcando anche occhiali da studioso, prendendo appunti con tabellina e matita tipo coach di football americano, e perchè no, chiamando anche altri, familiari, amici, sconosciuti della stanza accanto. Tutti intorno a osservare. Possiamo definirla merda soddisfacente? Dove possiamo migliorare? Vedi qui, questa striatura? Bisognerebbe cercare di…

Pianificazione, cazzo. Ricerca e sviluppo. Management. Governance. Ma che ve lo dico a fare… italiani che non siete altro.

Andate a cagare.

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14 thoughts on “Check your shit

  1. A me il kit del piccolo controllore della cacca!!

    Ma poi vicino ai cessi c’è una tabella comparativa per densità e colore? Tipo quella del dentista con le varie tonalità…

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  2. nessuna tabellina, sai quanto sono emancipati al nord: ognuno decide da solo, è maturo abbastanza per capire se va bene o meno 🙂

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  3. Pingback: Check your shit (via : kaizenology :) « Sakkar’s Blog

  4. mi sono ritrovato a cagare in questo cesso due gg fa a berlino. dopo un durum doner kebab (il migliore in città, bagdad, a dx uscendo dall u-bahn schlesische tor, in caso passaste da quelle parti..) – bhe… fumava! 😀 – spero che sto coso non arrivi mai in inghilterra. la basta mangiare male per 3 giorni e cominci a cagare alieni interi…

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  7. Pingback: Ode al dj | : kaizenology :

  8. Obiettivamente ha un grande vantaggio. Esso ovvia l’incoveniente del getto d’acqua in risalità verticale dopo l’urto dell’escremento con la superficie liquida che si avrebbe nei “vasi” italiani… mica scemi.

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