Grazie, maledetto George W.

Rieccomi qua, il vostro Truck Driver è tornato. Vi sono mancato, evidentemente: le visite giornaliere medie di questo blog sono schizzate alle stelle da quando sono offline. Bastardi. Ma ci penso io a riportarle ai valori d’abitudine, con un’altra bella serie di post inutili e fastidiosi… Come no. I miei soci Kai Zen non l’hanno ancora ben afferrato, ma questa è pura tattica, amici: più il blog fa schifo, più leggendo il nostro prossimo libro gli affezionati diranno: ‘Apperò, bloggano da schifo ‘sti stronzi ma scrivono libri interessanti’. Sempre che il libro sia interessante. Altrimenti rivaluteranno i post come questo.

Rientro fresco fresco da un nuovo soggiorno nordeuropeo. Allegre biciclettate in campagna, margarina light a palate su pane integrale a cassetta, giganti biondi di ogni età tutto intorno, fidelity card al coffee shop dietro l’angolo ecc. ecc. Tutto nella norma. Volo low cost incluso, ma questa volta, più di altre, ho perso le staffe vivendo l’incubo che è diventato oggi viaggiare in aereo, se comparato a una decina di anni fa. No, anzi. Lasciate che sia preciso: volare è diventato una merda da quando, dopo l’11 settembre 2001, quello stronzo di Geroge W. Bush si è messo a fare i suoi fottuti Patriot Act per evitare che altre torri si frantumassero a terra sul suolo statunitense. Come se tutti non avessero capito che la questione Bin Laden-Bush è quasi puramente familiare, o comunque connessa alla sporcizia dei loro contatti e dei loro affari. E tutt’al più ai pruriti bombaroli degli Yankee nel mondo. Cosa c’entrano allora i milioni di persone che volano ogni giorno? Un beneamato CAZZO. E scusate il francese.

Ma si sa, pigiando il tasto della paura si ottiene sempre di più  – a causa della strizza che ne deriva – di qualsiasi altro tasto. E allora vai di colossali cagate, una dopo l’altra: file interminabili, procedure estenuanti, beep elettronici a go-go, controllo maniacale di bagagli, documenti, tratti somatici, e poi accendini che non si possono portare in volo (salvo poi retrofront per le pressioni dei produttori di tabacco), prodotti vari che non si possono portare in volo se non acquistati nell’area duty free (clap clap… che misura di sicurezza di merda, senza neanche l’apparenza di non essere una fregatura per la gente), armi o oggetti contundenti che non si possono sventolare liberamente in faccia al vicino di posto se esagera con il chiacchierare, l’allargare le ginocchia o il pezzare la camicia sotto l’ascella (ok, qui sto scherzando). E poi, i liquidi. I liquidi, cristo. Parliamone. Un conto sarebbe forse avere con sè roba strana, un contenitore sospetto, un liquido non identificabile, che magari il passeggero rifiuta di assaggiare o provare su di sè. Ma vietare tutti i liquidi, persino le bottiglie chiuse e sigillate, è una stronzata galattica, che mi fa ridere e incazzare allo stesso tempo. Possibile che nessun coglione superstipendiato a ricoprire posizioni di comando nel sistema internazionale di volo non abbia le palle per dirlo? Fosse per me, li prenderei tutti a calci in culo. In fila, uno dopo l’altro, fino a dovermi ingessare il piede. Per poi passare all’altro.

Sì, è vero, ci sono le buste trasparenti nelle quali ficcare liquidi fino a 100 millilitri massimo, ma uno prima o poi si confonde, tra bagagli a limite di peso, colli a persona, check-in online, bagagli da stiva e via dicendo. Si sbaglia e ‘sti maledetti lo castigano. Che cazzo, mi hanno appena requisito all’aeroporto due boccette sigillate di delizioso Achterhoekse Liquor, un robusto amaro delle zone rurali olandesi che tracanno da anni ormai… profumo torbato, sapore pieno, bottiglietta da vero investigatore privato alcolizzato, mi fa sentire così tanto Bukowski che se penso ancora a quello che ho perso e a dove il liquore sarà in questo momento (nello stomaco di qualche bastardo addetto ai controlli dell’aeroporto di Eindhoven, potete scommetterci) mi viene da scaraventare in aria la scrivania a cui siedo, à la Nick Belane, mettere cappello e soprabito, prendere la Route 66 in contromano e sgasare come un pazzo in direzione est, fino ad andare a pescare quello stronzo di George W. nella sua fetida tenuta in Texas e chiedergli nell’ordine:

-perchè sei uno stronzo? Lo sai che sarai ricordato come il peggior Presidente di sempre, e forse non solo degli Stati Uniti? E ti va bene che ci sono Mobutu, Ferdinand Marcos e Kossiga.

-perchè invece che fare pressioni nel mondo per irrigidire le procedure di controllo, togliere libertà, procurare fastidi, non hai semplicemente detto ai porci che ti stavano attorno (tuo padre, Dick Cheney, Karl Rove, alti funzionari dei servizi, lobbysti delle armi, del petrolio ecc…) di vuotare il sacco, chiedere scusa e marcire in galera fino al passaggio a miglior vita? In compagnia dei porci della fazione opposta, ovvio.

-Perchè del liquido sigillato e più che evidentemente inoffensivo deve essere requisito prima di un volo? Quale cazzo di visione esagerata, apocalittica e ridicola delle cosa ci sta dietro? Allora perchè non vietiamo a chi viaggia in treno, che ne so, di portare scarponi da montagna? Eh sì, questi potrebbero essere scagliati dal finestrino per tentare di far scattare il dispositivo di scambio tra binari e  – se centrato – combinare un disastro. Più o meno a verosimiglianza ci siamo.

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10 thoughts on “Grazie, maledetto George W.

  1. :))) che ridere.. bravi, tutto vero! a me sembra ridicolo (e un fastidioso spreco) che debba buttare una bottiglietta d’acqua piena per passare dal controllo e poi comprarne un’altra a 2 euro!!

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  2. La tizia dell’immagine ha un culo talmente brutto che non mi accorgerei che ha una pistola.

    Comunque Kossiga avrebbe preso un lavavetri marocchino e l’avrebbe infiltrato tra i jihadisti. A lui le infiltrazioni piacevano, gli piaceva pure il piccone… ok smetto.

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