Miccia corta

Questo è il mio post più intimista.

Qui vorrei espiare una delle mie colpe più evidenti e fastidiose, o perlomeno provarci. Confessare a capo chino che sì, anch’io ho contratto tempo fa la malattia nazionale italica per eccellenza. Ho la miccia corta. A volte – spesso – perdo in un attimo la pazienza e la serenità, in una discussione. Parlo senza ascoltare, alzando il tono della voce. Dico fesserie pur di sostenere la mia posizione. Perdo l’obiettività, nego l’evidenza. E non ridete: siamo tutti sulla stessa barca, amici.


Accendete il televisore della vostra asettica camera d’albergo in una località estera, la prossima volta che riuscirete a scroccarne una con chissà quale buffa motivazione. Fate zapping tra i canali internazionali. Osservate la pacatezza del telegiornale tedesco, il contegno del gioco a premi francese, l’oggettività del reportage inglese. Persino un talk show sussurrato, con personaggi normali, in jeans e maglione, e modi di fare cortesi. Proseguite. Ecco, fermatevi qui. Sì, proprio qui, dove sentite ABBAIARE una moltitudine di persone, tutti nello stesso momento. Di certo si tratta di un canale italiano, senza neanche dover controllare il logo a uno dei lati della schermata. Sarà Ballarò o Anno Zero, se non addirittura peggio…

Ma non importa. Concentratevi invece sull’accumularsi di voci, di frasi, l’accavallarsi incessante di proclama, ingiurie e denigrazioni. Tutti parlano, nessuno ascolta. Tutti offendono, qualcuno se la sghignazza. Aggressività e mancanza di rispetto a tutto spiano. Può definirsi interrelazione questa? Da dove salta fuori questa attitude più adatta a un branco di lupi affamati che non a un gruppo di umani? E soprattutto, dove porta? Perchè un normale individuo di sembianze e origini italiche ha spesso questo tipo di bizzarra attitudine nella gestione dei rapporti con l’altro?

Forse è meglio partire dal perchè ce l’ho IO. Tra l’altro, la mia – di miccia – è a volte non solo corta ma cortissima, forse per mantenere intatte le proporzioni che madre natura ha voluto assegnarmi al giorno di arrivo (tranne una, maledetti maliziosi già pronti a sfottò di matrice sessuale…). Chiedete a chi mi conosce, o ai guidatori ‘creativi’ di bmw che ho incrociato per strada: vi confermeranno la malattia di cui soffro. Perchè mi succede? Quali motivazioni storiche, sociali, antropologiche stanno dietro a questo fastidioso modo di comportarsi? Andiamo a ritroso, scaviamo nel nostro passato, amici, perchè in questo senso la mia vita o quella di qualunque altro di voi hanno di sicuro una matrice comune. E allora…

-da bambini veniamo sepolti di attenzioni (sbagliato) e di regole da rispettare (sbagliato), mentre sarebbe molto meglio crescere in un ambiente normale, con interrelazioni normali, poca tv accesa, poche urla, pochi concetti e poche regole, ma CHIARE e senza eccezioni. Tra queste ultime, di sicuro anche l’ascoltare e il pensare prima di parlare. Il fatto delle troppe regole e praticamente nessuna rispettata si ripresenta poi puntuale per tutto l’arco di una vita italica, e non è una sana abitudine.

-da ragazzini, alla partita del pallone della squadretta locale si vedono già sugli spalti genitori che si gridano addosso, che insultano arbitri e allenatori, giocatori che si azzuffano, arbitri presi a schiaffi e via dicendo. Niente male come approccio alla lealtà sportiva e allo spirito di partecipazione. Fosse per me, campionati sospesi a tutti i livelli per tre anni a partire da domenica. Si può giocare solo a calcio al parco di Monza, su campi senza righe di gesso lunghi centinaia di metri. Voglio vedere poi chi ha la forza di lamentarsi o litigare.

-da adolescenti italici è un’infinita ed estenuante caccia alla sfittinzia, gioco di società in cui pruriginosi maschietti dagli abiti firmati e dallo charme di una scatola degli attrezzi non sanno più dove nascondersi nel lanciare ridicoli segnali erotici a profumate femminucce dal centimetro facile e dagli orizzonti culturali ehm… nebbiosi. E’ che poi il tutto sfocia in atteggiamenti da miccia corta tra i galletti della cumpa, data la legge vigente: chi colleziona più sfittinzie è il più forte. Almeno a parole. La realtà di solito è inversamente proporzionale alle sbrodolate.

-in automobile è una lotta quotidiana senza quartiere. Ovunque. Solo un santo potrebbe non arrabbiarsi guidando nel nostro paese. Sarà che dopo aver preso bastonate a destra e a manca, in tutti i settori della vita sociale italica, vedersi anche un macchinone da pappone che non paga le tasse a fare i suoi comodi nel traffico è davvero troppo. E – inevitabile – si accende la miccia. Mica è colpa mia. Ma risalire alla colpa originaria sembra un lavoraccio poco fattibile, in certo momenti. Per cui rimane l’abbaiarsi addosso. Certo, in termini di produzione di adrenalina funziona eccome. Mai provato?

-sul lavoro, al supermercato, alla reception del villaggio vacanze e in coda in posta solo chi alza la voce e si incazza ottiene quello che vuole, gli altri (i normali) possono accomodarsi senza fiatare a coprire i buchi lasciati dai furbetti. L’Italia funziona così. Ora, da che parte vuoi stare? Io i furbi arroganti li accenderei insieme ai tronchetti di acacia nel caminetto, ma di starmene sempre zitto e subire non ci penso proprio. Mi rimane la miccia corta. Che però spesso sconfina dal settore di competenza inizialmente autorizzato (prendere i furbi arroganti a calci in culo) e ahimè prende a casaccio di qua e di là, nella mia vita. E la gente mi trova imbruttito. E non va bene.

Devo trovare il modo di allungarla un pò, ‘sta maledetta miccia. Tipo contare fino a dieci. E’ che quando sei incazzato puoi arrivare a farlo in due secondi netti (un du tre qua cin se set ot…) e non cambia nulla. Autodisciplina. Ecco. Equilibrio interiore. Buddhismo. No, buddhismo no, che quando vedo Richard Gere che fa il santone mi incazzo…

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One thought on “Miccia corta

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