Nota ai gruppi rock dello Stivale

Sono reduce da qualche piacevole serata di musica dal vivo all’aperto, a dir la verità uno dei miei habitat naturali: caldo, calar del sole, fiumi di birra, gioviali pulzelle ventenni di attitudine svogliatamente alternativa, vestitini succinti, un esercito di sandali manco fossimo a Varanasi, bancarelle variopinte, miscuglio di incensi e spray anti-zanzare nell’aria e gara della t-shirt più figa tra gli avventori. Normalmente vinco io con quella dei teschi accatastati e sopra ‘The Donnas’, ma di recente mi dà fastidio persino associare il nome di una band a queste stanche membra di Truck Driver: solo canotte a costa larga, bianche o blu scuro.

In serate simili dò il meglio di me stesso tra urla selvagge, grasse risate, scherzi idioti e stupidaggini di vario tipo, ripugnando spesso l’interlocutore di turno sino a costringerlo a inventarsi qualsiasi cosa pur di evitare che continui ad attaccargli la pezza. L’ultima volta, per esempio, due amiche carine a un certo punto mi hanno venduto l’idea che dovessero cambiarsi il tampax urgentemente – entrambe – prima che l’esibizione degli headliner cominciasse. Questione di vibrazioni, dicevano. Ma invece che scioccarmi o deludermi, poverette, le due sono diventate all’istante il mio sogno erotico congiunto preferito; ma non l’ho detto loro. Poi dite che non sto migliorando…

L’unica cosa che spesso manca in happening tardo-freak di questo tipo – incredibilmente – è un pò di sano VERO fottuto rock’n’roll profuso da tutti questi splendidi personaggi profondi, intimisti, di nero vestiti, altezzosi che costellano il firmamento del rock italiano. Dio bono, mi viene già il prurito… Sarà che ad Albuquerque – dove sono professionalmente cresciuto, trasportando maledetto whisky da un buco di culo a un altro – quando si dice che suonano rock, la band suona rock DAVVERO, e non sta a pizzicare chitarre con piglio sanremese aggiungendo parole difficili, frasi ad effetto di cui nessuno conosce il vero significato, nemmeno le decine di t-shirt cantanti sotto il palco.  Più che la musica, costoro adorano il personaggio, i suoi capelli alla moda, i guanti neri lunghi fino al braccio, le parole ricercate delle canzoni che forse ricordano loro sofferenze indicibili, amori passati. Stronzate di questo tipo. Nulla da dire, ci mancherebbe. Ma allora magari non chiamiamolo concerto rock, non trovate? Chiamiamolo Ritrovo di Intimisti Tristi e Ben Vestiti. Oppure Alternativi Anonimi insieme per l’Amor Perduto. O Guardiamoci Dentro, o Mi piango addosso, tu che fai? Ci si siede in cerchio, il figo di turno in mezzo, si mostra in tutto il suo splendore, chiarisce che prodotti usa, dove compra quei deliziosi capi d’abbigliamento. Poi legge due stronzate ‘profonde’ e ognuno, tra le lacrime, esprime la propria legittima emotività. In sottofondo un cazzo di cd new age o roba simile. Costerebbe anche meno in termini di SIAE, no? A proposito, tonnellate di merda alla SIAE da parte mia. Così, sulla fiducia.

Nel mio vocabolario il rock è come un ceffone in faccia, un pugno nello stomaco, è sudore, grido animale. Spirito ancestrale che emerge dal profondo, spezza le catene di normalizzazione alla vita moderna – almeno per la durata del maledetto concerto – e libera la nostra vera essenza. Ci fa tornare primitivi. Ci rapisce con il ritmo, la potenza, l’ossessività. Spacca. Ripulisce. Esorcizza. Svuota. Ditemi voi cosa possa svuotare mai un live tutto precisino e splendido di che so,  Negramaro, Marta sui Tubi, Afterhours, Baustelle ecc… Buoni artisti, non voglio dire. Ma di attitudine rock non vedo molto, con tutto il rispetto. Piuttosto allora Calibro 35, Il Teatro degli Orrori, Zu, Verdena. Gente che non ha collanine trendy belle strette al collo e foto ufficiali da metter loro le mani addosso. Gente che ci da dentro. Punto. Celebra lo spirito del rock’n’roll. Perchè è solo lui la superstar, ad ogni concerto. Nessun altro. Solo maledetto, sporco, schifoso rock’n’roll. Chiunque vi racconti altro, qualsiasi altra cosa, è da prendere cortesemente a calci in culo. E se serve una mano – o meglio un piede – non avete che da farmelo sapere. Mollo il mezzo in doppia fila e vi raggiungo subito.

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3 thoughts on “Nota ai gruppi rock dello Stivale

  1. d’accordino.
    Ho sempre amato gruppi vestiti “normali” senza basette e look “pieropelusi”……….escludendo gruppi esteri, ho notato affidabili nolook nei Verdena, teatro degli orrori e i mitici Calibro 35.
    C’ho che trovo nell’armadio va bene, poi è la musica che fà il resto.
    e io, oramai quarantenne, apprezzo.
    d’accordino.

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  2. so, so che l’accordo parziale è per protesta alla menzione degli afterhours.. (o perlomeno immagino) 🙂 ma sappi che non ce l’ho con loro! anzi, li apprezzo. Dico così giusto per rompere le palle, che poi è la finalità di ‘sti post..

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