Due Truck Driver al negozio di dischi

“Merda, non ci credo… beccati questo.”

Guardo lo Slavo di sbieco, sono ancora incazzato marcio con lui. Non doveva nemmeno essere qui, oggi. Doveva essere in Romania con il mio Scania nuovo di pacca, a consegnare conserva di pomodoro e portare indietro carne secca rumena: dicono sia deliziosa. Ma il bastardo mi ha fatto la fiancata del bestione proprio ieri notte, giù alla cava dove organizzano gare notturne clandestine: tutta ammaccata da schifo. Hai capito, lo stronzo dello Slavo… E adesso, a trasporto rimandato, è voluto pure venire con me al negozio di dischi, mi sta appiccicato addosso come un cane bastonato. Tanto vale che lo bastoni, no?

‘Scortati’ di Garbo – anno 1982 – sollevato nella mia direzione con la mano destra, mentre con la sinistra lo Slavo ravana negli scaffali alla ricerca di altre perle sonore. Gli cammino incontro.

“Fico Garbo. Strano tipo. Adoravo i suoi guanti tagliati, erano così new wave. Li ho portati per anni anch’io.”

“Non ho mai capito un cazzo dei suoi testi… tu?”

“Certo che no, sei slavo.”

“Idiota.”

Lo Slavo si chiama così per la sua mania di portare jeans scoloriti, mica per origini geografiche. Umorismo da camionisti.

“Neanch’io li capivo. Ma perchè, è importante? Prendi le canzoni in inglese, da noi funzionano anche perchè nessuno ci capisce un cazzo. Io da ragazzino credevo sempre di sentire ‘Ignorais’ nei pezzi in inglese da hit parade alla radio, qualcosa forse sulle scarse capacità intellettive o sulla supponenza di chi cantava, pensavo… mica ‘In your eyes’…”

“Ah! Buona questa. Io invece stavo sul ‘Tunait’ e sul ‘Mai beib’… Cosa ascoltavi ancora da moccioso?”

“‘Five o’clock in the morning’ dei Village People è una delle prime canzoni della radio che ricordo. Avrò avuto dieci anni… Il primo disco che mi ha preso in faccia – due o tre anni dopo, quello che ha scoperchiato il vaso musicale di Pandora, che mi ricordo ascoltavo per ore e ore in cucina con un vecchio giradischi grigio è questo.” Alzo il braccio e glielo mostro. Come minimo lo compro subito in versione cd e lo sparo sul bestione a mille.

“Alphaville, ‘Forever young’? Oh mio dio… pensavo fossi un camionista tutto ZZ Top, Turbonegro e Motley Crue.”

“Amico, il genere non c’entra un cazzo. Ci sono dischi di merda e dischi che spaccano, ebbene questo SPACCA. E mica nei singoli, nei pezzi famosi, ma soprattutto in quelli sconosciuti. ‘Summer in Berlin’, ‘Lies’, ‘A victory of love’ ecc. Lo ascolterai tra un attimo. Mica è un caso quell’ennesimo rapper fabbrica-soldi, come si chiama… ha pubblicato da poco quella cover inutile di ‘Forever young’.”

“Io a quindici anni ero solo Iron Maiden e AC/DC.”

“Tabbozzo. Io invece ero new wave, cazzo: Yazoo, primi Depeche Mode, Tears for fears, the Cure, Thompson Twins, Howard Jones, Everything but the girl. Più taglio di capelli all’avanguardia che altro, in pratica. Ho sempre odiato i metallari capelloni, con i jeans stretti e quelle tshirt nere dalla grafica vomitevole. Gli adesivi cangianti sui Garelli, le scritte ‘Metallica’ sulle borse a tracolla militari… BLEAH”

“Fottiti.” Mi fa il segno delle corna e muove la testa in headbang, mentre mi sventola ‘Hail to England’ dei Manowar in faccia. Che uomo di cattivo gusto. Io adoro la musica pesante, ma non le tamarrate. D’altronde in musica è così, ognuno è il Re del suo castello. Cerco ancora. Non so cosa, ma è una droga. In pochi minuti afferro ‘Scoundrel days’ degli A-ha, ‘Scum’ dei Napalm Death e ‘The original singles collection’ di Hank Williams. Ecco, tutto parte da Hankie, sapete? Andate. Documentatevi. Il country è LA musica, tutto il resto non conta. E non rompete i coglioni.

Appoggio i dischi sul bancone della cassa, dove un nerd legge una rivista di equitazione. Porta occhiali con la montatura nera, come un… nerd. Non capisco se è look puro, voglia di vintage o proprio vera attitudine nerd. Oggigiorno è tutto così confuso. Guarda i titoli che appoggio e mi fa una smorfia di compiacimento. Chissà per quale disco in dettaglio.

“Fratello, quanti ne hai intenzione di comprare ancora? Mettici dentro anche questo, vai.” Lo Slavo mi allunga ‘Steps in Time’ di Paul King, cantando ‘Love & Pride’ in inglese maccheronico. Anzi, slavo. Non usa però nè ‘Ignorais’ nè ‘Tunait’, e mi sento sollevato.

“Non male, ma mi piacevano più i suoi Doc Martens colorati che non davvero la musica.”

“A me piacevano i Talk Talk e gli Housemartins, tra la roba leggera intendo.”

“Grandiosi entrambi. Io poi a un certo punto mi sono buttato su certi gruppi: The Jesus and Mary Chain, the Church, the Mission… adesso che ci penso, devo essere stato preda di qualche folgorazione religiosa. Poi però sono diventato davvero cattivo e ho cominciato ad ascoltare cani che abbaiano, più che complessi di musica leggera.”

“‘Compleassi di musica leggera’… mi sembri Pippi Baudo.”

“Yo brother Pippo. Troppo avanti, il pennellone. Riveditelo su Youtube che presenta a Sanremo certi tipi italiani negli anni ottanta, quando era tutto in playback. Grandioso.”

Poi d’improvviso lo trovo. O forse mi trova lui. Lo cercavo da un pò. Non avevo il coraggio di chiedere, o forse è tutto subconscio. Era sotto i singoli, giustamente. In verità è un remix del 1995: tante versioni della stessa merda. LA MIA MUSICA. Strade assolate. Caldo fottuto. Birra ghiacciata. Bambole formose e disponibili, in bikini. Violini, banjo, voce nasale con patata in bocca e TUM TUM TUM TUM

Ditemi qui sotto se non è il paradiso.

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