Design e camionisti

Sto già sorridendo per il fatto che amici e conoscenti appassionati del settore storceranno il naso per questo post. Il design di qui, lo stile di là, l’armonia, l’equilibrio, la funzionalità… Lo so, amici, lo so. Anch’io apprezzo il televisore Brionvega, la lampada che assomiglia a Kenny di South Park, la sedia Diamond, la Cinquecento ecc. ecc. Da buon residente nell’agglomerato urbano milanese sono cresciuto a pane, smog, esposizioni e stile (più o meno azzeccato). Ho visto, visitato, scritto il mio nome nel registro ‘C’ero anch’io’. Nel mio caso specifico, però, più che uno sviluppo tematico e un apprezzamento progressivo del gusto e del design degli oggetti, ho maturato negli anni una certa avversità per essi, che sfocia sempre più spesso nella reazione allergica. Sarà che a tutti gli effetti mi sento più camionista che mai nell’approccio alla vita. Saranno le mie umili origini contadine toscane ed emiliane. Sarà che non si può apprezzare tutto nella vita, e film, erba e heavy metal mi occupano già un sacco di spazio. Ma di designer con costose sneaker dai colori improbabili, discorsi concitati in bizzarri accenti della lingua inglese su stronzate qualsiasi – basta che vagamente artistiche, sontuose esposizioni, cocktail party, feste esclusive e via dicendo ne ho abbastanza. Per cui mi tiro indietro e lascio spazio ai giovani. Abbandono il mondano. Mi spoglio sempre più dell’effimera materialità delle cose, sperando di non rincoglionirmi del tutto come Giovanni Lindo Ferretti.

Un oggetto bello e utile? E chi se ne frega, meglio non averlo. Meglio non avere praticamente niente, se possibile. Si può prendere tutto in affitto? O condiviso? Preferirei. Niente rate, scadenze, assicurazioni, pensieri, problemi, imprevisti. Niente. Mente sgombra per il mio revival musicale in atto da quando ho comprato il lettore mp3 (alla buon’ora…). Mica cazzi, amici: ‘Forever young’ degli Alphaville, per fare un esempio. O gli Stray Cats. Mente sgombra per la gente. E per i vizi, ma quelli non ve li elenco. 

Ma devo ammettere allo stesso tempo che mi piace Milano, quando è nottambula, festaiola e ben diluita con altre popolazioni. Caso più unico che raro in cui annacquato è meglio di puro: se conoscete la milanesità sapete di cosa sto parlando. Mi piace certa nuova generazione che vedo in giro. Mi piace l’elettricità e il respiro internazionale che sa emanare. Non me ne frega niente, ma mi piace.

Un controsenso? No, semplice vecchiaia che avanza. Togliersi finalmente dalla luce dei riflettori e farla ricadere su altri: tutta salute. Ci si può finalmente godere il panorama, mentre il bestione Scania riposa nel parcheggio.

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