LA SETTA DEGLI ASSASSINI…

Chi erano gli “Assassini”? Feroce setta araba che agiva sotto l’effetto della cannabis? Oppure proto-filosofi orientali che sognavano il paradiso in terra?  Per molto tempo si è creduto che il termine assassino derivasse dalla consuetudine che avevano i membri di questa comunità di consumare hashish prima di effettuare incursioni sui nemici. In realtà, secondo studi recenti, pare che l’origine di questo termine sia ben diversa. Ma andiamo con ordine. Intorno al 1080 Hassan-I-Sabbah aveva dato origine nella Persia orientale al movimento degli Ismaeliti Nizari, sostenitori del califfo Nizar, in guerra con il fratello per l’eredità del trono di Persia. Hassan era già un personaggio leggendario presso i suoi contemporanei che lo avevano soprannominato il Vecchio della Montagna e su cui raccontavano storie fantastiche e dicerie. Fu l’abate Arnoldi di Lubecca che per primo attribuì erroneamente ai Nizari metodi sanguinari per trasformare i propri discepoli in killer spietati: “Lui trasporta questi iniziati tramite l’ebbrezza (dell’hashish ndr.) in uno stato di estasi o di demenza e poi gli si presentano in sogno dei maghi che gli mostrano delle cose fantastiche, gioie e delizie”. La tesi droga=omicidio fu poi confermata da studiosi successivi, come per esempio il tedesco Louis Lewin, autore del libro “I veleni nella storia mondiale”, che citava le ricerche di Silvestre De Sacy del 1809, secondo cui risulta chiaro che i nizari facevano uso di canapa indiana, i cui effetti erano  noti solo a pochissimi durante il violento dominio della setta che mantenne profondamente segreta questa conoscenza, dato che potevano utilizzarla per i loro scopi politici. Secondo lo psicoterapeuta viennese Hans Georg Behr però, la ricerca di De Sacy era viziata da intenti politici: nel 1800 Napoleone aveva annunciato il primo divieto della cannabis della storia recente, che allora provocò una reazione contraria.Il lavoro di De Sacy venne non a caso finanziato per intero proprio dal Bonaparte e da quel momento non solo la violenza della setta dei Nizari viene attribuita all’hashish, ma la violenza in genera si legherà in modo indissolubile al consumo di canapa indiana, concetto che è resistito fino ai giorni nostri. Ma per confutare il paradigma nizari=hashish=violenza basterebbe riportare i primi tre articoli della “costituzione” della setta di Hassan-I-Sabbah:

1. Nessuno può venire dominato contro la sua volontà. Vale solo la collaborazione tra dei dirigenti liberamente riconosciuti. Chi esercita il potere con altre condizioni, appartiene alla morte.

2.Le attuali forme statali sono inumane. Solamente la distruzione di tutti i potenti e di conseguenza della voglia di potere, renderà possibili delle condizioni paradisiache sulla terra. Chi sacrifica per questi obbiettivi la sua vita, andrà in paradiso.

3.La società futura non conoscerà la proprietà privata, ma vivrà nell’amore libero e con la proprietà comune. Un acconto di questo paradiso il credente lo può assumere di tanto in tanto con la comunione festosa dell’hashish.

Siamo di fronte a una sorta di proto-socialismo frikkettone, Marx che incontra John Lennon con otto secoli di anticipo sulla storia, e soprattutto è chiaro che la comunione con l’hashish per i Nizari è festosa. A riprova di ciò in un testo nizaro è scritto che dal momento in cui un adepto riceve un incarico egli deve astenersi dalla canapa e soprattutto si fa notare che “l’hashish rende leggiadri. Il pugnale non colpisce, dal momento che il cuore è incline alla dolcezza”. Nel 1090 la setta degli Assassini conquista la fortezza di Alamut (la mitica montagna raccontata dalla matita di Hugo Pratt e da altri poeti e scrittori), sulla cima di una montagna; la rocca resterà loro sede per diverso tempo e per molti studiosi che si rifanno agli scritti di Burchard, un cronista inviato in oriente da Federico Barbarossa, il termine assassini deriverebbe dalla parola Heysessini, letteralmente “i signori della montagna”, Alamut appunto. Il professor Simone Assemani, docente di lingue orientali a Padova, da un’origine abbastanza simile del termine; secondo i suoi studi deriverebbe da “Al sisa” che significa rocca o fortezza. Purtroppo a tutt’oggi nel sentire comune sia la setta degli Assassini sia il consumo di hashish sono erroneamente accostati al concetto di violenza. È il nostro mondo occidentale che oggi come allora, continua ad avere delle conoscenze approssimative del variegato mondo arabo. Come scrive Farhad Daftary in “The Assassin Legenda” (London 1994) gli europei del Medioevo impararono molto poco sull’islam e sui musulmani e la loro conoscenza ancora meno informata degli Ismaeliti Nizari si tramutò in poche osservazioni superficiali e in percezioni erronee e frammentarie raccolte dalle storie dei crociati dalle altre fonti occidentali. Oggi, nonostante la tecnologia a nostra disposizione, la situazione non è cambiata: per la maggioranza degli occidentali, italiani in testa, la conoscenza sul mondo arabo si limita a qualche notizia presa dal telegiornale dell’una e a un paio di articoli letti qua e là sui settimanali di approfondimento. Vi ricordate il fastidio che si prova quando si va all’estero e si incontra qualcuno del posto che appena ci identifica come italiani ci apostrofa con un perentorio: “Italiani? Pizza e mandolino!!”

Fonti: Enrico Fletzer su Soft Secrets n°1- Discover Publisher 2010

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2 thoughts on “LA SETTA DEGLI ASSASSINI…

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