La Gloria della Scacchiera

Il tradimento non trionfa mai: qual è il motivo?
Perché se trionfa, nessuno osa chiamarlo tradimento.

(Sir John Arington, Epigrammi)

Apri gli occhi. Apri gli occhi, cazzo.
Le palpebre pesano. Sono piccole cataratte di pietra. Sono ciottoli, sassi, macigni che gravano sulle orbite.
Posso sentire le loro mani che mi trascinano, i grugniti di fatica, le risate di scherno, l’alito fetido di alcol. Anche loro fanno parte del piano. Non sono riuscito a capirlo subito. Tutti quei discorsi sul potere del tradimento. Sulla sua potenza narrativa. Sulla sua capacità di trasformare la storia in mito. Un elemento imprescindibile, mi ha detto. Un elemento da cui si può ricavare forza. Secondo solo alla morte, alla sfida all’abisso. Anzi, ancora meglio unire tradimento e morte. Sì, ecco la soluzione. Gli ingredienti essenziali per la costruzione del nostro sogno. Nostro. Ha detto nostro. Solo ora comprendo la sua pazzia. Non credevo potesse arrivare a tanto. Non osavo crederlo. Ha sempre avuto uno sguardo obliquo. Un sorriso ambiguo. Non avevo colto i segni. Non pensavo fossero portatori di una follia latente, insidiosa come quella di chi ha deciso di sacrificare tutto per un’idea.
Sciocco. Sono uno sciocco. Non ho visto il disegno in tutta la sua completezza, e ora sono qui, ma è solo colpa mia. Mi sono prestato, sono stato al gioco. Solo, non mi aspettavo una fine del genere. Quel povero mentecatto è pronto a morire, questo lo so, ma che volesse trascinare pure me verso la fine, non lo avevo previsto. Il tradimento ha bisogno di due pedine ed entrambe sono destinate a essere sacrificate per la gloria della scacchiera.
Non riesco a riprendere il controllo del corpo. Hanno fatto un ottimo lavoro. Un colpo secco alla nuca. Un lampo, poi il nulla. Dove avrà scovato questi sicari premurosi? Romani, forse. Cosa gli avrà promesso? Sento le loro parole come fossero immerse in un oceano ribollente. Discorsi spezzati, frasi sconnesse.
Si fermano d’improvviso, mi posano a terra. Respiro sabbia. Sento i loro passi allontanarsi di qualche metro. Cosa stanno facendo? Apri gli occhi. Apri gli occhi cazzo.
Non mi resta nulla. Solo il disprezzo. Il disprezzo per un amico, il migliore amico, che mi ha tradito per la gloria.
Quale fine hanno escogitato per me? Mi sveglierò in un’arena brulicante di bestie fameliche? Mi metteranno in croce o mi sgozzeranno come un cane, qui, ora.
Le orecchie fischiano. La bocca sa di rancido. Riesco a percepire qualche brandello di frase. I miei aguzzini parlano di trenta denari, parlano e ridono. Trenta denari. Una miseria. Trenta denari per riscrivere la storia dell’umanità. Per il tradimento dei tradimenti. Se solo potessi spiegare. Dire che è tutta una farsa. Che lo abbiamo fatto pensando di migliorare le nostre esistenze, le nostre vite. Volevamo giocare alla rivoluzione. Non doveva finire così. Se solo non avessimo messo da parte le perplessità, i dubbi. Se solo la convinzione non lo avesse roso come un tarlo fino a portarlo all’assoluto, alla Verità, al delirio. Non sono riuscito a fermarlo. Ho recitato la mia parte fino in fondo, come un ingenuo.
Trenta denari. Ci sputo sui suoi trenta denari.
Mi afferrano. I muscoli non rispondono, le gambe non reggono. Mi mettono in piedi, la schiena appoggiata a qualcosa di duro. Di legno. Mi sollevano, un refolo di aria fresca mi stuzzica le spalle. Un po’ di conforto.
Sento un tintinnio, mi infilano qualcosa nella tunica. Poi un cappio mi stringe il collo. Tradito per tradire.
Apri gli occhi Giuda. Apri gli occhi cazzo.

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