Paranoie igieniche

Va bene che siamo un paese di salutisti, che abbiamo applicato la legge sul divieto di fumo nei locali pubblici per primi – e lo dico con una punta di orgoglio – che mangiamo sano, siamo puliti e perfettini, secondi al mondo per lunghezza media della vita di uomini e donne (dopo il Giappone- aaahh.. il sushi), primi al mondo per mafia (non c’entra, ma è per non esaltarsi troppo) e via dicendo, però a volte esageriamo proprio ed entriamo in stato paranoico nazionale per delle quisquilie, se mi permettete. La questione della cuffia in piscina è già stata menzionata in questo post di qualche tempo fa  https://kaizenology.wordpress.com/2009/03/07/congestione/  ma è troooooppo divertente, giuro mi fa impazzire, e così l’ho ripresa e messa in relazione con altre nostre… particolarità. Così, giusto per riflettere un minuto e magari darci una calmata, nel caso concorderete che di esagerazioni in effetti si tratta. Altrimenti significa che sono diventato troppo olandese io, il che è anche possibile. Statura e chioma bionda a parte, ovvio.

-cuffia in piscina. Parto con un classico che adoro. Ho una domanda sola, seppellito dalle risate: perchè? PERCHè si mette? PERCHè è obbligatoria in ogni piscina d’Italia? Per avere bagnanti belli precisi e magari inquadrati alla perfezione, stile plotone militare pucciato a mollo? Per igiene? Ma come igiene… Non lo vedete – cari responsabili dei regolamenti, dalla piccola piscina al grande complesso vacanziero sull’Adriatico – che comunque i capelli toccano l’acqua, e viceversa? Come potrebbe essere altrimenti? Vogliamo forse ordinare alla NASA milioni di cuffie di ultima generazione, in fibra di carbonio isolante o qualcosa? O sottoporre ogni cliente della piscina a un truccatore di Hollywood, che con lattice, mestiere e un paio di ore di lavoro a cranio ci isola la chioma in modo ermetico, facendoci tutti tanti begli Enrico Ruggeri? (a proposito, chi gli dice di smettere di fare il presentatore e di cantare pietosi jingle pubblicitari?) E allora, qual’è il vantaggio igienico di indossare cuffie normali, di stoffa appena elasticizzata, quali quelle in vendita ovunque? Rido, rido e poi rido ancora quando, tutti arrabbiati, bagnini, assistenti bagnanti (la stessa cosa), servizio natanti (la stessa cosa), vigili urbani addetti alla sicurezza, cassiere e strappabiglietti, persino il personale del bar riprendono con voce severa il ragazzino che – con immensa colpa, e per di più recidivo – si tuffa gioioso a bomba dimenticando di indossare l’indispensabile garante di igiene pubblica. Come ha potuto? Lo rivedi poi un minuto più tardi, con cuffia di tre misure più grandi rispetto alla sua testolina, rituffarsi, con praticamente il 70% buono di capelli fuori dalla protezione stessa. Cuffia che ovviamente scivola via non appena il bambino viene a contatto con l’acqua. Perfetto. Un’altra regola italica inutile. Mentre quelle che contano vengono calpestate con la leggerezza degna di un wafer.

-guanti di plastica nei supermercati per prelevare frutta e verdura. Ecco. Perchè? Per igiene? Come se quella frutta e quella verdura fossero sgagnabili così, sul posto, non appena prese dal cesto. Come se la Monsanto facesse caramelle biologiche e non maledetti pesticidi geneticamente modificati. E allora perchè? Mi rendo conto che, specialmente di questi tempi, lo spauracchio più gettonato dall’opinione pubblica sia il tossico emigrato omosessuale sporco malato infettivo e pure comunista. Ma che razza di malattia dovrebbe avere per infestare frutta e verdura attraverso la buccia, afferrando uno per uno tutti i pezzi in vendita? Non è un filino esagerato? e se il tossico emigrato omosessuale sporco malato infettivo e pure comunista lavorasse nella filiera produttiva che porta la nostra bella, lucente e strafatta di additivi chimici frutta nei supermercati e toccasse a destra e a manca in continuazione, senza protezione? Eh eh… Pensateci

-reazioni da panico non appena un alimento ‘solido’ (cioè non yogurt o bagna cauda) sfiora una superficie o anche – orrore – cade sul pavimento. Embè? Non so voi, ma io lo mangio comunque senza neanche pensarci, e nel caso ingollo anche quello degli incerti paranoici. E così fanno le mie figlie. E scoppiano di salute! Che diamine, siamo con ogni probabilità il paese più pulito del mondo, con migliaia di prodotti specifici, massaie, badanti, colf, suocere, zie e nonne che puliscono puliscono e puliscono ogni cosa, senza sosta… Mi rendo conto che a Varanasi, durante il famoso bagno collettivo hindu, non sia forse opportuno raccogliere e mettersi in bocca cibo caduto nel Gange e rimasto a salmistrare lì per un pomeriggio, ma il pavimento di casa? Di casa di amici? Dell’ufficio? Dell’asilo? Anche fosse il pianerottolo? Avete per caso maiali da allevamento infettati che girano liberi e sudici di fanghiglia ed escrementi nel vostro habitat?

In caso affermativo non accetterò mai un vostro invito a cena. Mi spiace, ma ho la mia precisa condotta igienica.

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4 thoughts on “Paranoie igieniche

  1. Probabilmente i guanti sono a protezione delle mani dei danarosi acquitenti, che non abbiano a rischiare il contatto con merce smanacciata dal, come lo definisti tu, “tossico emigrato omosessuale sporco malato infettivo e pure comunista” … Ha una certa perversa logica…

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  2. pensa ad una persona lurida ( piedi e mani sporche ), che non si lava da giorni, con le alghe sotto le ascelle e la palta nelle orecchie, se mette la cuffia e paga 3 euri, può farsi comodamente il bagnetto in piscina.

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  3. Pingback: È ora di basta | : kaizenology :

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