Milanesi

Il passatempo ufficiale dell’abitante nell’area milanese è – oltre al respirare polveri sottili e tentare di riconoscerne la tipologia – senza dubbio il lamentarsi. Lamentarsi del lavoro, dei colleghi, dei vicini, della città, dei mezzi pubblici, delle file in tangenziale, dei lavori in corso AEM ecc… Attività invero riscontrabile anche a livello nazionale, ma che attorno e dentro la metropoli lombarda assume un valore determinante. Certo, così non ci si rende proprio i più simpatici d’Italia (siamo ancora fermi all’immagine del commendator Zampetti della terza C, vedi post dedicato https://kaizenology.wordpress.com/?s=zampetti) ma è anche vero che negli ultimi tempi personaggi equivoci hanno messo in dubbio certezze secolari, tipo Panariello e Pieraccioni sulla simpatia dei toscani, o Marco Paolini sull’ottusità dei veneti.

In ogni caso, simpatici o meno, ecco alcune caratteristiche che definiscono dal mio (basso) punto di vista gli abitanti dell’area milanese, nel bene e nel male:

-(esasperato) senso critico. Il milanese, in media, viaggia parecchio. Viaggia per tornare al paese, giù in meridione, nella vacanze estive. Viaggia per andare al mare, al lago, in montagna, in campagna nei fine settimana (nella casa di villeggiatura se facoltoso, a scrocco o in tenda se come il sottoscritto), viaggia per visitare le città d’Europa approfittando dei numerosi voli low cost. In pratica viaggia SEMPRE, anche perchè restare a Milano quando si ha qualche giorno libero è piuttosto deprimente, a partire proprio dalla questione dell’aria sporca. Il milanese è dunque abituato a viaggiare, e questo è positivo. Ma viaggiando si vedono altre cose, altri modi di fare le cose, altri stili di vita e concezioni del mondo. Viene in pratica messo in dubbio l’italocentrismo sul quale noi italici poggiamo a peso morto dal dopoguerra a questa parte. Tutta salute – intendiamoci – ma le nevrosi si moltiplicano, è inevitabile. Anche perchè,  pensateci: dopo un viaggio si torna sempre a Milano. Cappa grigia, traffico, modi bruschi, tutti che se la tirano ecc… Obiettivamente è dura. Da qui, forse, lo spietato senso critico nei confonti di ciò che ci circonda: l’aria fa schifo (vero), Milano fa schifo (in parte vero), la gente fa schifo (poco vero, dipende) e via dicendo. Il senso critico sviluppa l’intelletto, d’accordo, e su certe cose qui si raggiungono risultati prima che altrove, forse proprio grazie al senso critico applicato alle scelte da compiere. Molto raramente, in verità. Ma succede. Manca attaccamento, ai milanesi, questo sì. Senso di appartenenza. Un male, forse, anche se non assoluto. Dipende da come vedi il mondo. Io per esempio sono convinto che l’italianità mischiata con altri ingredienti sia migliore che quella distillata pura. Si accettano discussioni a riguardo

-consapevolezza. In parte collegata a quanto sopra. A Milano non mancano certo sbruffoni, incivili, odiose facce di merda e via dicendo (anzi, dovrebbero abbondare stando al modello Zampetti), ma non è vero che qui c’è il Festival Permanente dell’Incivile. Al contrario, in generale qui la gente sa cosa è giusto e qual’è la strada da percorrere per una migliore qualità della vita. Solo che – in quanto italiani – sappiamo ma poi non agiamo di conseguenza. L’auto inquina, e tutti ci preoccupiamo per i polmoni dei nostri figli, ma poi andiamo al lavoro o a fare shopping rigorosamente in auto. Con quella sorridente faccia tosta che ci contraddistingue. Però almeno a Milano SAPPIAMO. A cosa serve, però, sapere e non agire di conseguenza? A niente, in effetti. Ma mi piaceva ‘sta cosa del bullet point sulla consapevolezza 🙂

-freddezza nei rapporti sociali. ‘Ma a Milano se vai in un pub o in un locale e non conosci nessuno, stai solo come un cane’. Vero. Dà fastidio anche a me. Ma – ecco la contraddizione – anch’io non parlo a casaccio con la gente. Perchè? Non so, credo sia milanesità. Abbiamo tutti una corteccia dura e fredda nei rapporti interpersonali, formatasi con gli anni vissuti pericolosamente tra paninari, fighetti, privilegiati, modaioli, designer, buttafuori, PR di locali esclusivi e robaccia di questo genere. Una corteccia, qualcosa per difendersi. Poi con gli anni non la togli più. Ma attenzione: dentro c’è il cuore tenero di chi gravita intorno a ‘sta metropoli. Qui siamo così: o ti trovi MALISSIMO in una serata o in riunione di lavoro, evidentemente il posto sbagliato, o DA DIO nella cosa più moderna, tollerante, artistica e divertente che hai mai visto. Forse esagero. Non so. Saranno le polveri sottili che mi danno alla testa.

-briciole di senso civico e di integrazione. Ecco, lasciate perdere il putiferio mediatico dei recenti fatti di via Padova. Conoscete bene i media, vero? Usciamo dal pantano indecente che creano ogni giorno con qualsiasi argomento, a caso. La verità è che a Milano e hinterland c’è il più alto numero di imprenditori stranieri d’Italia. E fanno soldi, fatevi un giro in città per giudicare. La verità è che mia figlia alla scuola d’infanzia va d’amore e d’accordo con qualsiasi altra etnia. In giro, checchè se ne dica, c’è voglia di interscambio e di convivenza. Io lo vedo… che sia troppo figlio dei fiori? Ci sono anche problemi, ovvio, ma dove non ne esistono? E poi qualche briciola di senso civico. Io la trovo, qua e là, ogni tanto. Che ne so, l’auto che si ferma per farti attraversare sulle strisce. ADDIRITTURA. Professionalità e cortesia a qualche sportello postale o del SSN, sia oltre il vetro che nella fila dell’utenza. Servizi che funzionano. Rispetto del verde (quei pochi centimetri esistenti). Briciole, appunto. Ma meglio di niente. In attesa di capire che fine ha fatto la michetta vuota dalla quale arrivano.

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3 thoughts on “Milanesi

  1. 😀 ehm.. mi sa che hai ragione, ma è una cosa involontaria! d’altronde devo trovare un motivo che giustifichi con gusto la mia permanenza in questa martoriata e succulenta landa.. 🙂 e basta carestia! vuoi finire tutta pelle e ossa?

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