Farmacie

Un amico inglese mi faceva notare durante una chiacchierata alcolica, qualche tempo fa: ma quante farmacie ci sono in Italia? E, soprattutto, quanta gente c’è dentro, ogni giorno, a ogni orario? Non ci avevo fatto caso in modo particolare fino a quel momento, anche se ho sempre ritenuto che gli italici (me compreso) sono troppo ansiosi e a volte eccessivi nella gestione della loro salute. Da quel giorno ho cominciato a cercare con lo sguardo croci illuminate a led o a neon camminando per strada, e a sbirciare dentro alle farmacie a cui passavo davanti: mai vista tanta gente in un solo negozio, saldi di Prada esclusi. Avete mai comprato qualcosa in farmacia senza avere qualcuno in fila davanti, anche se sono le 15:35 di un martedì qualsiasi? E mai notate così tante croci illuminate a led verde prima. Un esercito. A difendere un vero impero economico.

Cerchiamo di capirne di più. Visto dal basso, e dall’estero, il nostro paese è particolarmente vulnerabile sotto il profilo degli acquisti (vale a dire, dove siamo più propensi a spendere senza usare troppo il cervello) soprattutto in alcuni settori. Permettetemi di fare l’esperto. Dicono che a essere decisi e perentori si passa per esperti anche di cose di cui non si sa nulla… sarà vero? I settori comunque sono:

-gli alimentari. E qui nulla da dire, se non che basterebbe con ogni probabilità la metà di quello che compriamo e mangiamo per vivere in salute. Ci pensavo proprio ieri: non è ridicolo che riempiamo i nostri bimbi di cibo – pena il castigo permanente – e che siamo contenti se li vediamo rotondetti e incazzati marci se sono troppo magri, per poi una ventina di anni dopo assistere al processo inverso, con diete, drastiche (ed errate) diminuzioni di cibo, sacrifici e drammi per avere una linea snella? Non sarebbe meglio, in tutta semplicità, mangiare il giusto da subito? Si spenderebbe anche meno al supermercato.

-vestiario e accessori. Va bene avere stile, va bene curare la persona: il mondo ce lo riconosce. Ma potremmo anche mettere via qualche soldo in più all’anno senza sperperarlo nei saldi, per qualcosa che metteremo fino alla nausea nei primi due mesi, prima che passi di moda. Contare fino a cinquanta prima di comprare il capo che si ha in mano, questo è il segreto. Chiedersi ‘ma mi serve davvero?’ Anzi, meglio ancora se cominciate a essere vecchietti come il sottoscritto: ponetevi davanti allo specchio grande del negozio, sotto la luce a neon. Guardatevi bene: bianchi, affaticati, i primi segni dell’invecchiamento in faccia. Ma cosa volete comprare? Che ci fate in quel posto? Non vi serve niente, uscite, investite in cultura.

-prodotti per bambini. Chi è genitore o comunque a contatto con bambini sa bene che la situazione nel nostro paese per questa categoria merceologica è preoccupante . Io, dal basso della mia posizione, con un piede in Olanda e uno in Italia, posso dire che siamo dei mezzi pazzi, noi italici, a spendere cifre incredibili – certamente gonfiate a sproposito poggiando sulla leva psicologica dell’affetto e della possessività tipica nostra per i bimbi – per vestiti, giochi, palloncini, figurine e quant’altro dedicato ai più piccoli. Siamo al limiti del criminoso, a mio avviso, nella gestione e commercializzazione di questo tipo di prodotti.

-prodotti da farmacia. Non sono certo io a scoprire che il business del settore farmaceutico è enorme, aggressivo, talvolta crudele, di certo curante solo dei profitti e non del bene comune. Per avere al bancone i farmaci generici e non quelli griffati ci abbiamo messo decenni, e chissà quanti soldi abbiamo buttato via per ingollarci Aulin o Moment al posto del semplice, economico, efficace principio alla base del farmaco. Bayer e compagnia bella ringraziano il popolo italico a proposito. Di farmaci in vendita al banco di supermercati e grande distribuzione per ora poco/niente, in nome della concorrenza, e non si capisce perchè. E invece le farmacie sono strapiene e accanto ai medicinali sono nate schiere di nuovi prodotti omeopatici, naturali, di cosmesi, di cura, di bellezza, alimentari, contraccettivi, e via dicendo. Creme, cremine e unguenti. E tutti comprano e comprano. Forse il segreto sta nel camice bianco di chi lavora in farmacia, che funziona meglio della divisa. Forse siamo tutti ipocondriaci, e somatizziamo per tradizione: dovremmo andare dallo strizzacervelli più che in farmacia. O forse non abbiamo di meglio da fare che collezionare ricette, farmaci e prodotti inutili da farmacia. E invece basterebbe ricordarsi che un qualsiasi malanno ha il suo DECORSO naturale, avere pazienza per un paio di giorni, e la vita sarebbe meno complessa. Ma è facile dirlo da persona sana, me ne rendo conto. Voi sapete bene comunque che il bersaglio numero uno di questi post in fondo è la mia stessa persona: è la mia metà olandese che li scrive, e quella italica se la sghignazza alla grande.

Salvo poi scappare prima in farmacia per qualche nebulizzatore di acqua marina di Sorrento e poi da Chicco per l’ultima irresistibile e inutile tutina da bebè da 50 euro.

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3 thoughts on “Farmacie

  1. Tutto vero ( ho appena speso 50,00 euro di medicinali per cagare e manco funzionano….), però non credo sia un problema solo “italico”….
    Forse i canali per procurarsi medicinali sono diversi ma credo che in generale, nel mondo occidentale si faccia incetta di pilloline e spumette da sciogliere in 10 ml d’acqua tiepida per far passare qualsiasi tipo di dolore……

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  2. Pingback: Non dare retta | : kaizenology :

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