Blonde Redhead – Melody of Certain Damaged Lemons (Touch and Go – 2000)

Noise rock figlio del genio dei Sonic Youth: scena indie americana, prima metà degli anni Novanta. New York: i gemelli Amedeo (chitarra e voce) e Simone Pace (batteria), italoamericani, assieme a Kazu Makino (voce e chitarra), di origine nipponica, danno vita ai Blonde Redhead. Eccettuato il primo disco, che vedeva la presenza della bassista Maki Takahaski, la formazione è rimasta fondamentalmente inalterata, nell’arco dei sei album a oggi registrati.
Il sound della band sta conoscendo una prima trasformazione e la prima, intelligente e fascinosa contaminazione melodica: “Damaged Lemons” è un disco dalle sonorità dream-rock, inquiete e malinconiche. Il titolo dell’album «“È un riferimento alla nostra concezione della melodia – spiega Kazu Makino -. In slang americano, Damaged Lemons sta per macchine in panne lungo l’autostrada, per auto ferme in stato d’emergenza. Un po’ come le nostre melodie, che sembrano perennemente in panne e in stato d’emergenza, con l’urgenza di essere espresse e con la consapevolezza che da un momento all’altro possono andare in panne”. L’album ammorbidisce il fervore allucinato dei loro arrangiamenti, senza rinunciare però alla sperimentazione, che si concentra soprattutto sul ritmo».
L’incipit è sintetico, strumentale e dolciastro. Sembra svanita l’influenza Sonic Youth – il sound è piuttosto personale, figlio d’una commistione tra un rock leggero e trasgressivo e un’interpretazione canora indecifrabile – isterica, parossistica e morbosa che può tranquillamente valere come trait d’union tra i Blonde Redhead di “In an Expression of the Inexpressible” e i nuovi, più vicini a concessioni nette e limpide all’armonia: finalmente equilibrati ma ancora, inequivocabilmente, rock. I pezzi che, letti alla luce della decennale carriera della band americana, rivelano una transizione a un passo dal suo compimento e non mancano divertissement sperimentali come Ballad of Lemons, che sembra quasi un incontro della band newyorchese con le sperimentazioni elettroniche dei Radiohead di Kid A; mentre This is Not, sembra un ibrido tra gli Air di “Kelly Watch The Stars” e gli Hefner – è un giocattolo pop, stile-Ottanta. Male di vivere e intimismo esasperato invece nella lenta e cupa traccia seguente. Spirito del brano perfettamente corrispondente a quello della successiva ballata, Loved Despite of Great Faults.
Concludo segnalando il brano che vale e impone l’acquisto del disco: For The Damaged, pregiato da una reprise, adottata come ultima traccia. È una canzone d’amore scritta e composta con una dolcezza incredibile. Non credevo che potesse nascere da un gruppo come i Blonde Redhead, che mi parevano riottosi ai sentimentalismi e al romanticismo: smentito, come migliaia d’altri innamorati del rock; ma ammetto – felice d’esser stato smentito. Chi ha ascoltato For The Damaged ha già capito: gli altri dovranno nutrirsene, prima di questionare. (Gianfranco Franchi – Lankelot)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...