Stranezze italiche all’alba degli anni 10

Sono rientrato da poco da un nuovo soggiorno in terra olandese: il pane integrale a cassetta mi esce dagli occhi, in tutta onestà, anche se ammetto che la regolarità intestinale con quel tipo di alimento è garantita. Ma non è certo questo l’argomento appropriato per ricominciare i tanto amati post della serie ‘vista dal basso’ (che sarei io), e comunque non si può dire che l’Italia non faccia cagare per altri aspetti…

Ci sono nella nostra quotidianità stranezze tutte italiche a renderci la vita più difficile, curiosi cimeli di un tempo dominato dalla burocrazia che fu, dimenticati o ricordati con simpatia altrove. Stranezze giustificabili oggi con molta difficoltà, se non con il mancato buon senso (o cattivo senso, o peggio ancora malafede) di chi ha ricoperto e ricopre posizioni di potere, decisionali, e non le vuole affrontare e risolvere. Prendiamone qualcuna a caso:

-Raccomandate. Per qualsiasi operazione uno voglia o debba fare riguardo a un contratto telefonico, un ricorso alla Commissione Tributaria o una questione condominiale, la prassi italica, ammuffita e maleodorante di naftalina come si ritrova ad essere, in piena epoca di posta elettronica, documenti pdf, posta celere e quant’altro, richiede ancora la spedizione da parte del povero cittadino – magari già truffato e incazzato nero – di una raccomandata con ricevuta di ritorno, al costo di almeno 3/4 euro. Perchè? A quale fine? Per attestare la ricezione di un documento? La posta elettronica la garantisce già, e anche il fax, addirittura l’sms. Posso capire che, per questioni strettamente legali, alcuni tipi di documenti debbano avere una ‘protezione’ speciale, ma che un poveraccio scontento di Fastweb o multato per errore da un’Autorità debba spendere ulteriori 5 euro per far valere le sue ragioni è una pratica talmente ingiustificabile da scivolare nel subdolo. All’estero ci ridono dietro per la barzelletta delle raccomandate. Forse sarebbe ora che tutti noi consumatori ci ribellassimo, mandassimo e-mail con avviso di ricezione e di lettura al posto di costose raccomandate e tenessimo questi documenti come prova, per mostrarli ad un eventuale Giudice nel caso la questione finisse per vie legali. Voglio vedere in base a quale principio giuridico l’Agenzia delle Entrate – per esempio – si giustificherebbe per non aver considerato un fax ricevuto in modo corretto o un messaggio e-mail ricevuto e aperto. Se ci fossero problemi organizzativi e di smistamento da parte loro, il problema non riguarda il cittadino, non trovate? Io comincerei a voltare pagina licenziando in tronco almeno il 70% dei dirigenti in carica nel nostro paese, nei settori pubblici o privati ma di interesse pubblico: con ogni evidenza a tutto oggi non hanno fatto bene il loro lavoro, tempo di lasciare spazio agli altri.

-Marche da bollo. Queste sconosciute… Cosa sono? A cosa servono, se non a rimpinguare le casse dello Stato e rendere i conti di fine anno appena meno apocalittici? Sulla base di quale principio devo pagare una marca da bollo? Il documento che sto rinnovando l’ho già pagato la prima volta, se non vado errato, questo appunto è un RINNOVO. Oppure, quest’altro modulo ammuffito e maleodorante richiesto per una banalissima iscrizione perchè non va bene in carta semplice? Cosa rende la carta bollata differente? Non riesco a capire… Siamo una nazione di soli tabaccai e burocrati, per cui capirei l’interesse a mantenere in vita certi residui pre-bellici, o una nazione di cittadini che preferirebbero non farsi fregare, oltre che dal privato anche dal settore pubblico? E non datemi del leghista, in Veneto fanno esattamente come a Matera: appiccicano sui documenti le Marche da bollo. Qui si tratta di evoluzione, di tempo che passa. Sono già finiti gli anni zero, in un attimo, quando ci accorgeremo di essere nel 2000? Tra una ventina d’anni?

-Commissioni per operazioni varie. Potrei esplodere di rabbia a riguardo. Tutto è informatizzato oggi, per prima cosa i mezzi di pagamento: l’hanno voluto loro, i capi del mondo, ci hanno bombardato nel cervello con ‘la carta di credito’ dagli anni ’80 in poi, hanno automatizzato tutto e tagliato posti di lavoro, hanno detto che saremmo stati avvantaggiati dalla moneta virtuale e più felici. E poi ci chiedono 3,50 euro per fare un singolo bonifico? Forse non ho capito bene… 3.50 euro per schiacciare un ‘Invio’? Inoltre negli ultimi anni, grazie a qualche gruppo di capitale straniero entrato a fatica nei nostri settori bancari, assicurativi ecc… sono comparse come per magia le operazioni gratuite, i bonifici a costo zero, i prelievi a costo zero da qualsiasi sportello di qualsiasi banca, la gestione dei conti in autonomia attraverso internet e via dicendo. Detto in altre parole, chi ti fa ancora pagare un bonifico o un prelievo ti sta rubando i soldi. Nè più e nè meno. Ruberia. Istituzionalizzata. Un’altra insopportabile stranezza italica.

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