Quando sono morto a causa dei pilastri di silicio

More about Prodigium“Si lanciò con tutta la forza che gli era rimasta nelle gambe, trafiggendolo a una scapola e spingendo in profondità il pugnale.
L’essere, tuttavia, non emise neppure un gemito. Si voltò lentamente e gli afferrò il collo. Jadel non reagì. Non tentò di divincolarsi né di combattere. Rimase fermo, aspettando che i Pilastri di Silicio gli succhiassero via l’ultimo alito di vita.
Quando la Magistra si rialzò, tossendo e inspirando a fatica, Jadel era disteso al suolo.”

Eh sì, il vostro affezionato Kai Zen di quartiere J è morto in questo modo… o almeno così canta l’aedo Francesco Falconi che lo “ha catapultato” tra le pagine de L’Acropoli delle Ombre (in uscita a marzo)

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5 thoughts on “Quando sono morto a causa dei pilastri di silicio

  1. Quella cosa dei pilastri che ti succhiano via la vita deve fare parecchio male… Però pure te, J, potevi perlomeno divincolarti un po’ o inventarti qualche scusa (“La mia mamma non vuole che giochi coi pilastri di silicio” oppure “No, quelli no, sono allergico e se mi toccano mi si gonfia tutta la faccia”…)! Che si muore così senza piagnucolare nemmeno un po’!? 🙂

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  2. Pingback: La morte di (K) Jadel | Il Sito Ufficiale di Francesco Falconi

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