The Beatles- Sgt. Pepper’s loneley hearts club band. (Capitol 1967)

Il maestro Wendell Kretschmarr, che con le sue lezioni su Beethoven fece tanta impressione sulla mente del giovane Adrian Leverkühn, giunto in tarda età si appassionò alla musica pop, ne sposò la causa e riprese con fervore l’attività divulgativa abbandonata decenni prima. Trovandomi a Lipsia per lavoro alcuni anni fa ebbi la fortuna di assistere ad una sua lezione pubblica sui Beatles: quella che segue è la trascrizione dell’ultima parte della conferenza. Qualcuno potrà obiettare che la sua smodata ammirazione per i Fab Four rivela un gusto un tantino datato: ma non si deve dimenticare che Kretschmarr doveva avere allora circa centoventi anni; e poi chi ha detto che avesse torto?
“[…] Chiariamoci subito: non verrò qui a raccontarvi che Sgt. Pepper’s è il più bel disco della storia del pop: almeno Abbey Road e Pet Sounds sono innegabilmente più belli, raccolte di canzoni perfette senza neanche un momento debole: esattamente ciò che Sgt. Pepper’s non è ed esattamente ciò che fa di Sgt. Pepper’s l’ellepì che ha rovesciato il modo di pensare un disco pop. Sì, perché fino ad allora gli album – quelli almeno minimamente interessanti, diciamo – si dividevano in due categorie: quelli fatti di bellissime canzoni e quelli fatti di due, tre, magari cinque pezzi trainanti già usciti su 45 giri e un po’ di riempitivo messo lì per giustificare la pressatura di ben dodici pollici di vinile. Ma l’idea che un album non fosse preceduto da nessun singolo apripista: e che poi al suo interno venisse raccontato un improbabile concerto di un gruppo immaginario che si barcamenava tra stili ridicolmente incompatibili, canzoncine vaudeville, musica pseudoindiana, suggestioni avantgarde e anche un po’ di rock’n’roll: cioè che i famosi dodici pollici di vinile diventassero più un romanzo che una raccolta di racconti: e che quindi la singola canzone andasse letta nell’insieme delle altre, oltre che (o, al limite, più che) per il suo valore autonomo: quest’idea è quella che poi ha reso possibili Goodnight Ladies in Transformer, The Tooth Fairy and the Princess in Zen Arcade, Nic Fit in Dirty, Fitter Happier in OK Computer e miliardi di altre stravaganze: che ha informato di sé dischi interi (da Sandinista a Radio Gnome Invisibile Part I): e che ha anche istigato un po’ di gente, They Might Be Giants e quant’altri, a cercare di ripetere per tutta la vita l’incanto degli episodi “minori” di Sgt. Pepper’s, ritenendo forse a ragione che i tempi per scrivere le scene madri fossero finiti per sempres?. Detto tutto questo, ha importanza sapere che Sgt. Pepper’s contiene Lucy in the Sky with Diamonds, A Day in the Life ed alcune altre tra le migliori canzoni dell’ultimo mezzo secolo?”
Senza convenevoli, Kretschmarr si alzò e uscì dalla sala, inaspettatamente agile. Qualcuno dei presenti sentì odore di zolfo, altri giurarono di avere intravisto una coda puntuta uscire da dietro i suoi calzoni: io sono convinto di averlo sentito mormorare “ecco come ti frego i Kai Zen e le loro 1600 battute”. Sta di fatto che tornai subito in albergo a leggere Doktor Faustus. (Andrea Agostini)

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