Titolo

In Italia c’è poca mobilità, poca flessibilità oltre che nel mondo del lavoro, nella pubblica amministrazione, nell’abitare, anche nei modi di essere di noi stessi italici. Cioè se uno è notaio, per dire, sarà serio e tutto d’un pezzo SEMPRE, anche quando scende a prendere il latte o si presenta agli amici capelloni della sorella che fa la dj a Berlino. Cioè la professione – o meglio l’etichetta di certe professioni, di norma quelle più prestigiose – diventa la sua essenza, il suo modo di essere: è la sindrome del ‘titolo professionale’. Il titolo conta più di ogni altra cosa.

Fatto piuttosto arcaico per una società a elevato coefficiente tecnologico, non trovate? Andava bene forse durante il boom economico, quando spopolavano i Ragionieri con tanto di Rag. puntato davanti al nome (gli Ing. o Dott. erano addirittura considerati mezze divinità), o nel delirio materialista e yuppie degli anni ’80, del quale ancora ci portiamo dietro l’usanza di chiamare chiunque Dottore, sul lavoro. E non è solo una formalità, magari a sostegno della cortesia nelle interazioni, tipo il ‘voi’ della lingua francese, ma spesso un vero e proprio significato intrinseco. Cioè ‘il notaio è un rispettabile’, ‘il dottore è uno altolocato, adesso vediamo se ha tempo per te’, ecc…  Da qui lo status di ‘privilegiato’ di alcune categorie professionali italiane.

Molto male. Molto ma molto ma molto male, direi. Perchè non è più tradizione, cortesia o quant’altro. La definirei riverenza eccessiva, mancata emancipazione, ingiustizia sociale. Una fonte inesauribile di guai per il nostro paese: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Notai e avvocati circondati da schiavetti annuenti, medici e specialisti che ti dedicano al massimo una manciata di minuti, un paio di sguardi assenti e parole col contagocce durante una visita, professori universitari che manco si degnano di esserci durante gli orari di ricevimento e spesso per le lezioni stesse. Persino vigili urbani e farmacisti godono di uno status privilegiato, quando in fondo non hanno altro che un abbigliamento fantasioso.

Meglio allora l’informalità, il darsi del tu, la parità tra interlocutori, e meglio essere tante altre cose diverse, accanto a costumi e comportamenti dettati dalla professione. Perchè un notaio non può mettersi una tshirt sgualcita e jeans per farsi due passi al parco? Deve per forza farsi un guardaroba casual firmato da Ralph Lauren, con tanto di fazzoletto di seta attorno al collo,  e rimanere tutto d’un pezzo? E se volesse fare il fricchettone durante le sue ore libere? La mattina dopo tornerebbe comunque perfettamente notaio, come se nulla fosse.

E probabilmente sarebbe molto più simpatico.

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