Portugal

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Sono reduce da un fine settimana rigenerante in Portogallo, a Ericeira per l’esattezza. A scrocco presso amici, come al solito, e con la solita scusa ormai più sbiadita della T-shirt dei Jesus and Mary Chain che mi ostino a mettere in lavatrice: lo faccio – scroccare un tetto, un letto, una ciotola di riso – per finalità sociologiche, per penetrare la società e scrutarla e viverla dall’interno… capisci, amico che per caso abiti a due passi da una meravigliosa spiaggia? Come potrei raggiungere questo obiettivo da una (più o meno lussuosa) stanza d’albergo? La maggior parte dei miei amici ospitanti, impietositi dall’espressione da gattino annaffiato che mi sono esercitato a sfoggiare in casi simili (anche in webcam) e orgogliosi di aiutare la scienza allo stesso tempo, mi hanno offerto negli anni quello che potevano. Altri invece mi hanno tirato una pedata nel sedere – in senso metaforico e non – e in quei casi ho dovuto sacrificare la purezza della ricerca sociologica alla voglia di andare a zonzo comunque. E scucire la fresca necessaria, come si dice dalle mie parti.

Vi dico tutto questo perchè un domani potrebbe capitare anche a voi, di avere un amico lontano particolarmente invadente. O magari già lo avete, o ne avete. O forse mi avete già ospitato in passato e adesso vi dovete per giunta sorbire anche ‘sto post settimanale, solo per farmi contento. Perchè ormai siamo connessi, siamo amici, no? E perchè forse volete scroccare anche voi, prima o poi. Farvi contraccambiare il favore. Approfittatori…

Ebbene, Ericeira, a quaranta chilometri a nord di Lisbona, sul mare. Non è che uno pensi al Portogallo come alla nuova frontiera del progresso. Personalmente, non conoscendolo affatto, pensavo di trovare una situazione tipo la Spagna negli anni ’80: case bianche, siesta, deserto tutto intorno, e rovi di polvere che scorrono via spinti dal vento. Questo forse a causa del mio innato ‘calendario’ biologico italico: cosa vuoi che siano vent’anni, se era così allora lo sarà anche oggi… E invece no. Vent’anni sono un sacco di tempo, e le società – quella italica esclusa, va da sé – dall’era dell’informatica in poi corrono, e corrono forte. Così ha fatto lo Spagna, e così si direbbe anche del Portogallo. Ho avuto in generale un’ottima impressione della società portoghese, del territorio, dello sviluppo economico e del rispetto ambientale. Molti degli stereotipi che avevo appiccicati in mente si sono rivelati infondati:

* le ragazze non sono baffute, nè brutte e scontrose o troppo religiose ma ANZI (e mi fermo qui per l’argomento specifico)

* la gente incontrata a caso è in media molto più simpatica di Mourinho, per quanto lo conosca poco

* non mi pare si entri in locali o posti di aggregazione senza pagare il biglietto; anzi, guardate un pò chi sarebbero i veri ‘approfittatori’ secondo questa simpatica ricostruzione etimologica: http://it.wikipedia.org/wiki/Fare_il_portoghese …avevate forse dei dubbi?

* la società è già piuttosto aperta di mentalità e multietnica. Il senso civico esiste e così il rispetto della legge. Ho assistito alla comminazione di una multa salata per un motivo italicamente parlando contestabile, senza che lo sfortunato multato abbia aperto bocca. ‘Perchè non protesti?’ Ho domandato. ‘Perchè dovrei?’ Mi sono sentito rispondere. Sono stato zitto

* la gestione del territorio (case, strade, pulizia, pianificazione edilizia, traffico) mi è sembrata buona; ovvio, non ho probabilmente visitato il Bronx lusitano, ma basta prendere via Melchiorre Gioia a Milano per capire quanto fa schifo

* ottimo cibo, prezzi davvero contenuti, e buona qualità dei servizi ai cittadini. Sorprendente il servizio di tv via cavo: non me ne intendo, ma un’ampia scelta televisiva con disco rigido per registrare, funzioni di tv on demand (stoppare la trasmissione, rivederla dall’inizio ecc..), in un pacchetto insieme a internet ad accesso continuo per 50 euro al mese mi sembra un prezzo buono. Inoltre i programmi tv non sono tradotti ma sottotitolati, con beneficio educativo della popolazione tutta, nuove generazioni per prime. Com’erano le cinque ‘i’ berlusconiane invece?

In generale, ho trovato la società portoghese piuttosto equilibrata, festaiola ma acculturata, intraprendente ma non stressata, amante della vita e delle cose belle. Una sorta di mediterraneità senza le bizze tipiche italiche, da primadonna. Solo perchè siamo i discendenti dell’Impero Romano… e allora? Loro hanno conquistato mezzo mondo con le navi esploratrici e i grandi navigatori. Certo, lo hanno anche in parte massacrato, quel mezzo mondo. Ma con serenità una ragazza a riguardo mi diceva: ‘Ecco perchè oggi non me la sento di prendermela con gli immigrati.’ E mi sorrideva. Così, come fosse la frase più naturale del mondo. E io pensavo a Calderoli.

Cos’altro? Un sacco di grandi turbine bianche per l’energia eolica, un pò come in Andalusia. Una natura imponente: coste rocciose a strapiombo sul mare, levigate dal forte vento atlantico, che mi hanno ricordato molto le Cliffs of Moher irlandesi, intervallate da splendide spiagge di sabbia rossastra. Un mare blu e selvaggio, nel quale giovani locali e turisti si divertono a fare surf. Musica e cultura per le strade. E poi Fernando Pessoa, gloria letteraria nazionale, che pubblicava le sue opere con una serie di eteronimi: proprio come proponevo io qualche settimana fa su questa pagina web. O è una coincidenza, oppure un segno che scrivo questa serie di amenità settimanali da troppo tempo ormai, da secoli.

Ah, e c’è dell’ottimo vinho tinto da due euro alla bottiglia, in Portogallo.

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