DTC

trafficCi sono giusto un paio di cosucce da aggiustare in Italia, nonostante l’apprezzabile slancio di qualche ottimista. Poca roba. Niente di serio: economia, lavoro, giustizia, istruzione, trasporti, comunicazioni, convivenza, qualità della vita… Forse sarebbe sufficiente causare una sorta di reazione a catena, un ‘effetto domino’ sul territorio italico e dentro le singole teste degli intestatari dei prestigiosi passaporti tricolore: un cambiamento che ne comporta un altro, che ne determina un altro ancora e così via. Io un’ideuzza ce l’avrei, e secondo me è proprio quello che ci vorrebbe per cominciare la svolta: sospensione concordata dell’istutito giuridico della Democrazia per un lasso di tempo da decidere e istituzione di una provvisoria Dittatura del Traffico Civile (DTC).

Mi spiego meglio (perchè ce n’è bisogno). In strada e sui marciapiedi noi simpatici connazionali – in media – diamo il peggio di noi stessi. Non sono l’unico a pensarlo, di certo sono uno dei tanti a viverne il conseguente disagio quotidiano: in altre parole, mi incazzo come una bestia per lo schifo che vedo in giro. E non parlo di cartacce o chissà quale altro rifiuto. Certo, ricordiamo tutti bene Napoli e le montagne di pattume, ma il vero problema, qui da noi, non è la monnezza  ma la totale inciviltà, strafottenza e impunità di chi guida, sosta, parcheggia, passeggia con cani ecc… A confronto, la ‘strada’ come luogo di vita, in un paese come l’India, è molto più rispettata che da noi. Qui la strada non è che un fastidioso lembo di asfalto da calcare con arroganza e rozze maniere, per giungere al più presto all’adorata casa signorile nel quartiere residenziale (regaluccio di mamma e papà, che ormai ti sei fatto grande, o frutto di tanto bel lavoro in nero) o al ristorante dove tutti ci aspettano per una robusta magnata alla faccia di chi ci vuole male. E in fretta, possibilmente. Tentando di non sporcare – figuriamoci sfiorare o, ORRORE, gibollare in malo modo – la bmw o audi ultimo modello incollata sotto il culo. Il resto non conta. Basta leggere ogni giorno sui giornali del pedone maciullato di turno, o della strage tra le lamiere, per capire dove porta questa mentalità. Tanto ‘sti criminali non faranno un giorno di galera, cosa credete? Ci sarà il Taormina della circostanza a connettere tra loro articoli e commi dei codici di diritto penale, a rincoglionire gli interlocutori e a permettere al biondo rampollo o allo svitato operaio strafatto di bamba di tornarsene a casuccia quanto prima.

E allora? Come posso io attraversare la strada senza rischiare di morire? Girare in bicicletta senza essere spalmato sull’autobus arancione accanto? Trovare strisce pedonali libere e utilizzabili, senza maledette auto in sosta o scooter in attesa di scattare come molle al verde? Passeggiare sereno senza dover schivare a pelo merde di cane e vecchi monitor di computer abbandonati? E soprattutto, siamo un paese civile (dai, non ridete… ci sto provando almeno) oppure facciamo schifo?

Al momento facciamo schifo, e parecchio. E in questi casi, di solito, per invertire la tendenza non bastano incoraggiamenti, discussioni stimolanti e blandi rimproveri. Serve il bastone. E direttamente sulla carrozzeria. Io partirei da lì, e solo in parte per scherzo: riconoscimento di uno stato di emergenza nazionale, elezione di un nuovo Governo NON rappresentativo (altrimenti ‘io voglio quel dicastero lì, a te questo dicastero qui’, e arrivederci), ministri sconosciuti e dalle facce cattive, pioggia di avvertimenti alla popolazione tramite i media già da un paio di mesi prima: è finita la pacchia, da domani si insedia un regime inflessibile proprio a partire dalla circolazione e dal traffico. Seguiranno fisco, meritocrazia, lotta alla criminalità e quan’altro. Ma prima civiltà sulle strade. Siete avvisati.

Ovviamente il 98% degli italici si farebbe una grassa risata, spegnerebbe il display tv in dotazione e sgommerebbe via con il SUV dai vetri scuri ad alta velocità, ritrovandosi però d’improvviso davanti al parabrezza sacchi di riso e travi di ferro con filo spinato a sbarragli la strada. DTC point: il pugno di ferro governativo. Mezzo requisito all’istante. Un mese di San Vittore, reparto immigrati clandestini sfruttati da imprenditore brillante. Aggravante SUV (che dà obiettivamente fastidio). Auguri.

 Telecamere piazzate ovunque (bada ben, solo per controllare il traffico, per cui voi ragazzi che vi stare rollando un sacrosanto joint, continuate pure), autovelox come se piovesse, vigili o poliziotti che si rifiutano di usare il pugno di ferro per non mancare di rispetto a chissà chi sostituiti all’istante – che la coda di volontari scalpitanti è lunga, ovviamente ronde DTC diurne e notturne: potevano mancare? No. E allora divisa scura, anfibi, walkie talkie, spranga e punteruolo in dotazione. E via per le strade. Parcheggio selvaggio? Sprangata ai fari. Ti fermi al semaforo sulle strisce e non, come ogni persona civile, prima? Punteruolo sulla fiancata. Subito. Senza ma, senza se. Dittatura, appunto.

Sì, già vi sento rumoreggiare, difensori del libero arbitrio, del dialogo, del preservamento della proprietà privata, voi detrattori del totalitarismo. Avete ragione, ma non qui e non ora. Voi vivete in Francia, in Brasile, in Lituania. Che ne sapete voi. Qui è l’Italia. La gente non capisce. No, meglio: la gente non punisce. Non viene punita. Anzi, la furbizia è modello di successo. Dagli scugnizzi del Regno delle Due Sicilie ai giorni nostri: pari pari. Solo che allora la furbizia, il sapersela cavare, erano spesso l’unico mezzo di sostentamento.

Datemi retta, Dittatura del Traffico Civile. DTC. Dodici mesi possono bastare, poi, piano piano, di nuovo la democrazia. Piano piano, però. E tenendo sempre il bastone accanto alla carota, almeno per qualche annetto. In seguito tutti capiranno, tutti saranno d’accordo. Dopotutto, non siamo così male noi italici. Vedi legge sul fumo, vedi qualità del cibo, vedi longevità, vedi stile, vedi senso estetico; è che siamo pigri in certe cose, non abbiamo lo slancio. E abbiamo sempre un modello, quel modello insopportabile: furbo = vincente. Non lo si scardina a parole. Ci vogliono vent’anni di televisione decente per farlo, ma non abbiamo più tempo. E allora spranga e punteruolo.

Sulla carrozzeria, intendo.

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4 thoughts on “DTC

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