Straordinario

In un tempo pieno zeppo di personaggi e artisti ‘straordinari’, schiavo dell’evento ‘speciale’  e trainato alla cieca dal motto ‘diventa qualcuno anche tu (prima che sia troppo tardi)’, rivendico la bellezza di un’esistenza normale e lo status privilegiato di fruitore libero. No, non ho esagerato con l’aerosol in questi giorni per piegare una sinusite che mi impedisce di sentire odori e assaporare cibi. O meglio, ho esagerato sì per recuperare SUBITO due dei pochi elementi che mi tengono ancorato al suolo italico – l’olfatto e il gusto – ma non ho usato sostanze psicotrope. Dico, altre rispetto alle solite.

Parlo invece di una tendenza in continuo aumento: la sopravvalutazione artistica. Libri scarsi che diventano casi letterari, film mediocri osannati dal Vincenzo Mollica di turno (ma l’avete mai sentito non dico fare una mezza critica a un lavoro appena uscito, ci mancherebbe, ma formulare una semplice domanda vera?), dischi brutti usciti solo per sfruttare nome e popolarità dell’artista che ci mette la firma. Lo so, ho scoperto l’acqua calda. Ma secondo me la tendenza – oltre che per ovvi interessi commerciali – parte da una questione di fondo: ‘sta vita è una faticaccia, riempiamola di paroloni e dimentichiamocela con questa musica che DEVE piacerci, queste immagini che ci faranno sognare, questa evocazione che ci salverà. Eleviamoci. Per forza.

Ma perchè? è così bello non essere speciali, l’ha scritto e cantato anche un sarcastico Thom Yorke in ‘Creep’: lasciamo gli speciali ingozzarsi di ponch andato a male al party della nuova firma della moda, i critici parlarsi addosso e spendere termini e paragoni ridicoli per presentare questo o quel lavoro. Invece spariamo (nel senso di sparire) nella normalità. Godiamoci davvero la vita. Sarà mica vita quella di David Beckham? Non può scapperarsi in santa pace senza che the Sun sbatta in prima pagina il suo indice che forza la narice, in modo così poco glamour. Baglioni se non è splendido e biancovestito non può nemmeno scendere a prendere due sfilatini e un litro di latte. Scamarcio, poveraccio, dovrà posare tutto il giorno per foto al cellulare con ragazzine cicciottelle dalla manicure perfetta e un grammo di materia grigia. Il suo agente dice che deve farlo per forza. Da lì la sua famosa espressione a metà tra l’incazzato e il tonto, credo.

Detto fra di noi, cazzi loro. Ci sarà pure un rovescio della medaglia per i soldi facili e il successo… A oguno il suo. Io non posso permettermi ville al mare, ma mi sdraio al parco a petto nudo con due figlie che mi saltano addosso, ridendo, mi vesto con quello che capita, il mio cellulare non suona mai, posso prendere per il culo chiunque e quando mi va. Posso prendermi un film o un disco o un libro, gustarmeli, e dire alla fine se mi è piaciuto o meno. Impegnare qualche ora libera nella fruizione di un lavoro creativo. Così, in modo normale e libero. Non ho bisogno di essere speciale, di saltare sul treno del nuovo trend, di coltivare anch’io una vena artistica, di produrre opere in serie. Non necessariamente, intendo. Non vi vengo a raccontare la storia che aborro soldi e fama: ho superato anche quella fase. Ma bisogna avere buon senso e capire quando è il tempo di cambiare aria, pratica in sostanza inesistente in suolo italico. Con i Kai Zen stiamo facendo cose interessanti, ma non è detto che saremo in grado di farne ancora. Magari un giorno smetteremo di scrivere e apriremo una gelateria virtuale. Idea grandiosa. Pensateci: non vi colerebbe manco un goccio di appiccicoso gelato addosso.

E poi chi l’ha detto che un musicista che ha fatto un bel disco una volta sia capace di farne altri? Anzi, statisticamente è molto difficile. Io proporrei una legge che impone UN solo disco (o libro o film) a persona, poi spazio agli altri. Troppo estremo? Forse, d’altronde la quantità di download gratuiti di musica oggi avvicina alla realtà anche un altro concetto estremo e, secondo me, perfettamente funzionante: l’accesso alla musica registrata, al supporto musicale, è gratuito per tutti, la differenza la fa la musica suonata. Chi è bravo farà concerti e la gente lo andrà a vedere. Chi è una chiavica se ne sta a casa. E lascia posto agli altri! é fondamentale questo concetto: lasciare spazio e attenzione agli altri, in un mondo già così complesso. A me di un nuovo disco mediocre dei Negramaro non frega niente, quando ci sono i Calibro 35 che spaccano e meritano spazio.

Dovremmo vivere tutti in una Repubblica del Fruitore: gli artisti sono lavoratori al servizio del cittadino, chi è bravo si prende stima e applausi, chi non lo è può cambiare professione: forse farà meglio come giardiniere. Il difficile è, obiettivamente, valutare le opere per quello che sono e non per chi le ha composte. Ecco perchè suggerisco la legge del ‘non più di uno’, oppure uno stratagemma per il quale il nome dell’autore è sempre diverso e non identificabile. Sarebbe un esperimento carino, tra l’altro: ve li immaginate fior di esperti esaltarsi per uno sconosciuto brutto e zozzone e bocciare con veemenza qualche intoccabile? Sabotaggio del sistema molto interessante. Ma forse basterebbe anche solo dare meno potere alle parole spese, sopravvalutare meno. Come dicevo prima. Basta paroloni, basta cose ‘straordinarie’, basta monografie ridicole, speciali televisivi, interviste, approfondimenti. A me di chi ha fatto una determinata opera non interessa molto, e comunque è molto più importante l’opera stessa. Possibile che non siamo in grado di spezzare questo circolo vizioso? Ragazzi miei, se ogni recitazione o brano musicale è ‘bellissimo’ e ‘indimenticabile’, alla fine perde valore il termine stesso e bisognerà inventarne di nuovi, ancora più esagerati. Fino a quando scoppierà il vocabolario.

Non che da noi lo usino in molti, devo ammettere.

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One thought on “Straordinario

  1. Pingback: shit parade « : kaizenology :

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