Fossi per il lungo

imagesSarà che di candeline da infilare sulla torta non ce ne stanno più, senza che così affollata e piena di lucine la stessa non sembri più un altare per devoti che un semplice dolce. Saranno forse i figli e l’essere genitore, quel temibile – ma salutare – ‘passaggio di consegne’ che in qualche modo accade davvero. Saranno la pancetta da impiegato e le sbronze sempre meno frequenti e più difficili da smaltire, la comodità di liquidare fatti e persone invece che provare a conoscerle, il potere della nostalgia che come ben sappiamo è canaglia, o chissà cos’altro. Ma con il passare del tempo anche gli individui più duri e puri – tra cui il sottoscritto, i più alternativi, i più gggiovani, i più relativisti di questo mondo si piegano al popolare detto:  ‘Non ci sono più i xxxx di una volta’ (sostituire le x con ciò che si preferisce).

Lo sento dire ovunque, sempre più spesso, nelle varianti ‘I nostri sì che erano xxxx, mica questi di oggi’, ‘Ah, quando ero giovane io…’, fino all’indimenticabile: ‘Quando avevo la tua età, saltavo i fossi per il lungo’. Meraviglia. L’ho sentita così spesso, al Circolo Cairoli o al San Clemente di Sesto, quando vecchietti avvinazzati ci cedevano a malavoglia il tavolo da biliardo, borbottando cose simili. O quando i lavoratori della Falck a fine turno, seduti in bicicletta nella nebbia, vestiti di tute blu e con le scarpe vecchie avvolte da sacchetti di plastica, in pure stile Fantozzi, ci incrociavano per strada e ci prendevano in giro per i vestiti neri e i capelli conciati come i Mohicani. E la sento anche oggi, quando tra amici si sfoglia una rivista musicale e non ci si raccapezza più tra le band in circolazione. O quando l’operatore Wind  – precario e sfruttato – ci fa incazzare. O sfottendo i giovinastri che si trascinano per strada, con i loro jeans tirati fin sotto le chiappe e le mutande Calvin Klein in bella vista.

Eppure sembra ieri, di sentire i ‘grandi’ ripetere le stesse noiosissime cose, e noi ad accusarli di pensare in modo vecchio, di agire in modo vecchio. Di essere vecchi. Ma oggi siamo qui a sostenere la medesima teoria, dubbia e non dimostrabile: una volta le cose erano meglio. La musica era meglio, le donne erano meglio, il lavoro era meglio ecc… Ma siamo sicuri?

No. Anzi, se vogliamo parlare di statistica, tempi di Usain Bolt o di Michael Phelps alla mano, con il passare del tempo le cose generalmente migliorano. E la società cambia. Nel nostro tempo, Guantanamo e Abu Ghraib giustamente ci indignano. Qualcuno potrebbe addirittura dire: ‘Ah, ai miei tempi le torture erano molto meglio’. Ecco, appunto. Ai nostri tempi le porcate venivano a galla di rado, altrimenti chissà. Ma è soprattutto nel mondo delle arti e dell’intrattenimento che si rischiano le patacche più grosse: la musica di oggi fa schifo. I balli di oggi fanno schifo. I film di oggi fanno schifo. E così via. Certo, se è vero che per forza di cose – a umanità stabile, cioè senza upgrade di materia grigia – le arti e i piaceri sono stati più o meno tutti provati, sviluppati, mescolati, il concetto che ci frega è quello del ‘nostro tempo’.

Da giovani, in adolescenza, duranti i vent’anni – e qui in Italia avanti fino ai quaranta – tutto è bellissimo, è troppo figo, ci fa sognare, fare pazzie, cantare a petto nudo davanti allo specchio, pogare addosso alla sorellina inerme. Perchè è il nostro tempo, quasi non importa la qualità di ciò che ci piace, in verità. Io ho ancora a casa l’LP ‘Make it big’ degli Wham! e lo adoro! Vogliamo parlarne? Io, cresciuto a pane, dialettica e Napalm Death? Io, che ritengo Ciprì e Maresco registi di sistema e Sasha Baron Cohen un innocuo giullare? Eppure potrei cantarvi ‘Wake me up before you go-go’ anche adesso, e anche ‘Wild boys’, prima che quello scombinato di Enzo Braschi mi rovinasse il pezzo per sempre su Drive In. Quindi sì, può essere che il progressive rock dei Genesis (primo periodo), dei King Crimson o del Banco di Mutuo Soccorso fosse fantastico, genuino, eccitante, ma magari anche quello dei Mars Volta di oggi è altrettanto apprezzabile. E per ogni Shakira e Lily Allen di oggi, c’erano Spagna e Samantha Fox ieri. Sicuri che era meglio?

Venendo ai confini italici, al solito il fenomeno ha una rilevanza più marcata che altrove. Ovvio, a noi piacciono le cose ben condite, giusto? Guardatevi attorno. C’è qualche trentenne in posizioni di rilievo nella nostra società? Qualche band di diciottenni? Le ragazzine le fanno impazzire i quarantenni stempiati, dopo secoli di gavetta. C’è forse qualche Sergey Brin di Google? Il problema è che da noi si mangia troppo bene, si fa la bella vita e non si schiatta mai. In questo senso servirebbe meno olio di oliva e più margarina per tutti! Scherzi a parte, qui più che altrove chiunque da giovane saltava i fossi per il lungo, andava con ragazze bellissime, ascoltava la miglior musica del pianeta, lavorava sodo, si comportava bene ecc… ecc… Infatti. I risultati li vediamo oggi. Non solo si tratta di bugie, ma come se non bastasse nessuno vuol passare a miglior vita liberando un posto (ci sono volontari?) e – oltre al danno, la beffa – si passa il tempo a dire che non ci sono più i ragazzi di una volta, le feste di una volta, il vino di una volta, la mafia di una volta, la DC di una volta…

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10 thoughts on “Fossi per il lungo

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  2. “Il problema è che da noi si mangia troppo bene, si fa la bella vita e non si schiatta mai.”

    Yes. L’italia perfettamente condensata in un due righe. 🙂 – Ho solo l’impressione che questa cosa non durerà ancora per molto. E non è detto che sia un male…

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  3. in senso originariamente ironico (non riesco a pensare a registi meno allineati di loro..), però mi rendo conto che nel voler fare per forza il simpatico a volte si può perdere il senso di quanto scrivo- abbi pazienza! 🙂 ciao, kza

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