Un’orda di italiani oltre frontiera…

emigranti2Il bellisimo sito Italiani di frontiera che viene curato, fra gli altri, dal nostro amico e giornalista Roberto Bonzio ha fra i suoi argomenti centrali la vita e le opere di brillanti connazionali di ieri e di oggi che, per un motivo o per l’altro, sono stati costretti a emigrare e in terre lontane si sono poi distinti per merito e spirito d’iniziativa. Ogni tanto però, a Roberto e colleghi, piace anche sfatare alcuni luoghi comuni che negli anni sono andati via via consolidandosi sugli usi e costumi degli italiani all’estero. L’ultima occasione per debellare uno di questi falsi miti l’ha data il leader della Lega Nord Umberto Bossi. “Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare” avrebbe detto il senatur a proposito del fenomeno migratorio dei primi del Novecento che vide parecchi italiani attraversare l’oceano Atlantico per cercare fortuna negli Stati Uniti d’America. Il ministro Bossi, si sa, non è nuovo ad esternazioni di questo tipo, qualunquiste e velate di populismo propagandistico. Gli amici di Italiani di frontiera, però, ci fanno notare (a noi navigatori della rete perché credo che Bossi non lo noterà mai purtroppo) che con un’affermazione del genere non solo si cade in un luogo comune tutto da verificare, ma addirittura si rischia di dire una vera e propria falsità. E a sostegno di questa tesi, citando l’interessantissimo libro di Gian Antonio Stella “L’Orda, quando gli albanesi eravamo noi”,  Bonzio e soci prendono in esame l’attività criminale svolta negli States dagli stranieri nei primi anni del XX secolo evidenziando che, per esempio, fra gli immigrati in cella per reati gravi negli U.S.A. nel 1910 il numero degli italiani (2.077) superava di gran lunga quello degli altri stranieri (al secondo posto c’erano gli inglesi con 679 detenuti, al terzo gli irlandesi con 395!). Basterebbe questa semplice ma incontrovertibile analisi per dare all’affermazione del senatore Bossi la consistenza di uno iato ma purtroppo per lui non è l’unica che il sito ci mette a disposizione. Nel 1904 per esempio, sempre negli Stati Uniti, gli italiani (che erano il 4,7% della popolazione) arrestati per omicidio furono 96 (siamo sempre al primo posto!) contro i 33 tedeschi e i 26 austriaci (compresi gli slavi). E se paragoniamo questi dati con quelli raccolta dal Viminale sui reati commessi da immigrati in Italia nel 2006 diventa quasi grottesco far notare che quando gli stranieri in Italia erano il 5% della popolazione (praticamente la stessa percentuale degli italiani in America nel 1910) , fra i denunciati per omicidio in tutto il paese, il 32% apparteneva ad essi (contro il 41,5% di italiani sul totale di stranieri denunciati per lo stesso reato negli U.S.A. sempre nel 1910). Ma il colpo di grazia alle teorie pseudo-patriottiche del leader leghista lo da il confronto fra la percentuale di albanesi sugli stranieri nelle carceri in Italia nel 2001 e la percentuale di italiani sugli stranieri nelle carceri di New York nel 1920; se nel primo caso si parla di un 29% di reclusi nel caso degli italiani la percentuale sale al 40%! Quindi non solo noi italiani non dovremmo essere citati come esempio positivo quando si parla di emigrazione, ma non dovremmo neppure permetterci di giudicare le popolazioni che, come quella albanese, fuggono dalla miseria per cercare LAMERICA nel nostro paese. E se Bossi la prossima volta che vuole dire la sua sull’argomento riciclasse la frase incriminata invertendo i verbi si avvicinerebbe di sicuro un po’ di più alla verità. Anche se, a onor del vero, anch’io conservo un’idea romantica dell’italiano che emigra all’estero: timido, impacciato, bruttarello ma simpatico, un tipo alla Pasquale Ametrano per intenderci…

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One thought on “Un’orda di italiani oltre frontiera…

  1. Molte grazie (in ritardo) per questo bel post dedicato a un intervento di Italiani di Frontiera.
    Piccola precisazione: I contenuti, l’ideazione e la realizzazione di IdF sono interamente miei. Anche se conto ora fior di partner. Moreno Gentili curatore), Pasquale Volpe (grafica), Luca Perugini (web). Oltre al Centro Formazione Management del Terziario, che ha sostenuto dall’inizio il progetto, ora anche al centro di un suo programma di conferenze e seminari che girera’ l’Italia.
    Grazie ancora

    Roberto Bonzio

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