cose nostre

Tutto il mondo è paese, diceva mio nonno a ragione. Relazioni, comportamenti, scale di valori non sono più molto diversi ormai tra i vari luoghi del mondo. In Europa, poi, le aree urbane si assomigliano sempre più: i giovani si vestono allo stesso modo e fanno le stesse cose, negozi, prodotti e prezzi si uniformano, le metropoli puntano sulla qualità della vita, sui trasporti intelligenti, sugli spazi verdi e ricreativi. Tutte, tranne quelle italiane. Ovvio. Ci dobbiamo distinguere in qualche modo, no? Per non finire nel calderone indistinto. Questione di attitudine.

Ci sono comunque oggetti, consuetudini, modi di fare che rimangono squisitamente locali in questo mondo globalizzato. In anni di esperienza nell’esercizio del confronto tra paesi – pane quotidiano a casa mia, e causa continua di emicranie – ho stilato una breve e spero divertente lista di cose italiane che stupiscono le persone di altre nazioni. Ce ne sono molte altre, naturalmente, e anche in senso inverso. Ma un post non è un saggio, dopotutto, che manco saprei scrivere tra l’altro. Forse un giorno, quando avrò tempo, quando le mie figlie teenager saranno fuori tutta la notte con sconosciuti a prendere droghe sintetiche e ballare ritmi satanici.

Pattine-

Ecco. Potrebbe bastare così. Ho visto olandesi ridere per giorni, dopo aver visitato la casa di alcuni amici trentenni che abitano ancora con mamma e papà. Vivamente consigliati (leggi: obbligati) a strisciare per casa con quei simpatici rettangoli di feltro sotto i piedi, manco fossero campioni del loro sport nazionale – pattinaggio – in allenamento domestico. E il motivo? Non rovinare i pavimenti sui quali è appena stata data la cera. Cera sui pavimenti? Inconcepibile per i nordici. Possono arrivare a capire che rendere la casa più bella è un concetto giusto, ma che si sia ‘prigionieri’ di questa mentalità fino a farne una malattia, come accade spesso nelle famiglie italiche, è una cosa che li colpisce e li diverte. Della stessa categoria fanno parte anche il cellophane ancora a coprire il divano acquistato mesi prima, sul quale accomodarsi sperando di non sudare, o il panico che si dipana in casa quando qualcuno sciacqua le mani al rubinetto e si sposta senza averle asciugate alla perfezione, lasciando cadere goccioline d’acqua che SEMBRANO innocenti ma… ha!

Orari dei pasti-

Non pochi stranieri si sono ritrovati camerieri e barman a ridere loro in faccia, piegati in due e con le lacrime agli occhi in taluni casi, quando hanno chiesto di mangiare qualcosa alle 11:30 oppure alle 16:00. Qui siamo in Italia! C’è un orario preciso per tutto, figuriamoci per i pasti… Alcuni hanno già rinunciato a fatica al cappuccino dopo pranzo per non venire ulteriormente derisi, ma da sempre gradirebbero più elasticità negli orari dei servizi di pubblica utilità. Elasticità: concetto così poco italico. Perchè magari qualcuno ha fame presto, prima di mezzogiorno. Oppure preferisce cenare a fine pomeriggio, per svariati motivi. Una volta ho incrociato una focacceria nata con evidenza per fornire pranzi a chi lavora nella zona, ricca di uffici. Era pomeriggio e questi signori avevano addirittura rimosso le focacce rimaste dalla vetrina perchè non era l’orario giusto. A mia domanda, mi sono sentito rispondere che sì, focacce ce n’erano nel retro, ma che non poteva servirmene alcuna. Tra azzannare la giugulare del povero ragazzino precario che mi trovavo davanti e imprecare voltando le spalle, ho preferito le seconda via. Si vede che sto invecchiando.

Code orizzontali-

In Italia si sfidano le leggi fisiche. A un qualsiasi sportello la fila si sviluppa per lo più in orizzontale, con numerosi aventi diritto di precedenza, molti di fretta, molti il cui tempo significa denaro.  Gli stranieri guardano sbigottiti. All’inizio sorridono, poi si sentono a disagio quando la prima vecchietta o manager abbronzato ruba loro il posto, facendo finta di niente. La timidezza anglosassone non concede ancora reazioni. Ma dopo il secondo o terzo sopruso, lo straniero diventa di colore bordeaux in volto e comincia a sgomitare. Benvenuti in Italia! Vediamo se riuscite ad arrivare allo sportello prima che chiuda. Una volta c’erano i ‘Giochi senza frontiere’, adesso questo.

Guerra automobilistica-

La maggior parte degli stranieri che conosco ha paura di guidare in Italia. Può essere che qualcuno sia particolarmente fifone, ma pesa di più il fatto che da noi per strada si toccano forse i punti più bassi di inciviltà. E i più pericolosi: reagire ai soprusi qui da noi (chessò, non spostarsi dopo l’arrogante sventagliata di abbaglianti della bmw di turno a 200 metri di distanza, rimproverare chi compie manovre dissennate, mandare a fare in culo chi ti si incolla alla targa dietro ecc..) significa anche mettere a rischio la propria incolumità. Qualche pazzo impunito sul suo SUV frutto di evasione fiscale ti inseguirà a 140 all’ora in autostrada, cercando di tagliarti la strada e farti fermare a bordo carreggiata per la sua buffonata. Non è bello. Non è civile, per un paese d’Europa. I morti per incidente stradale in Italia sono un numero spaventoso, di molto maggiore di quello di altri paesi. La Ferrari e Valentino Rossi sono fenomeni sportivi, la gente dovrebbe rilassarsi. Fatto sta che guidare in Italia per uno straniero può essere un’esperienza traumatica, anche per il traffico cittadino e i parcheggi. E a me – profondo conoscitore della giungla urbana italica, basta vedere i gibolli della mia Punto – tocca fare il tassista ogni volta. E senza poter reagire agli sbruffoni, per non fare brutta figura con gli ospiti.

Maledetti italici…

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2 thoughts on “cose nostre

  1. Beh J. (a proposito, come va?), ammettiamo però che noi abbiamo i nostri difetti, loro hanno i loro, e per certe cose tutto il mondo è paese. Per esempio gli orari dei pasti. In America mi han detto che è diverso, si mangia a ogni ora del giorno e della notte ma io non ci sono mai stato e non posso dire. A Stoccolma però, per mangiare qualunque cosa alle dieci di sera ho dovuto girare mezza città e il massimo che ho trovato è stato un pub in chiusura che mi ha rifilato due patatine, con il cameriere che mi guardava aspettando che andassi via… Qui da noi ceni anche a mezzanotte e nessuno fa una piega.

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  2. Come sto? Uhm, meglio di così si muore…
    Comunque il post è a firma di Aldo, che in kaizenese è A.
    Posso solo aggiungere che sì, negli USA ma anche in Sudamerica si mangia praticamente sempre, ma nelle metropoli però. Fuori da New York o da Buenos Aires non è proprio così… le due patatine al pub sono capitate anche a me, alle Shetland e in un pub popolato da teenager punk dediti al karaoke (!), poi per fortuna ho trovato un ottimo ristorante indiano… c’era anche un pizzeria italiana gestita da (mafiosi) buglari ma ho preferito il curry alla pummarola

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