Omroep

Sono appena tornato dalla solita rigenerante vacanza estiva nei Paesi Bassi. Meteo gradevole e soleggiato, sistemazione di lusso presso la casa di amici in viaggio, marijuana del negozio all’angolo sorprendentemente più leggera (che mi abbiano appioppato quella per anziani, visto che comincio a sembrare vecchio?), cibo come d’abitudine piuttosto deprimente. Questa volta però – fusilli o non fusilli – mi sono messo d’impegno per capire bene il funzionamento di una delle cose per le quali Italia e Olanda sono davvero agli antipodi: la televisione. E non intendo circuiti elettrici, schede analogiche e fusibili. Intendo la gestione della televisione pubblica quale medium per eccellenza, mezzo di comunicazione capace di influenzare e indirizzare la crescita (o decrescita) di una società, di un paese intero. Noi italici ne sappiamo qualcosa, giusto?

Ebbene in Olanda la televisione pubblica funziona attraverso gli Omroep, i gruppi di trasmissione, che sono entità private rappresentative di una fetta di società (gruppi culturali, politici, religiosi, artistici ecc..) alle quali vengono assegnate le concessioni per la trasmissione di programmi. Il requisito necessario è annoverare un numero minimo di 50.000 ‘soci’ sul territorio nazionale.  Gli Omroep migliori ottengono i maggiori ascolti e di conseguenza le fasce orarie di trasmissione migliori. Automatismo banale ma funzionante alla perfezione, e ben diverso da quanto ci appioppano in suolo italico: beccatevi ‘sto Carlo Conti o ‘sto Panariello di sabato sera, e vediamo chi prende più Auditel. Esattamente il contrario.

Nei Paesi Bassi la televisione pubblica è gestita in modo decentrato, indipendente, fuori dal controllo governativo. Così è possibile trovare programmi del tipo più disparato: di intrattenimento – innovativo o di basso profilo che sia, di approfondimento culturale, di utilità sociale, dal taglio religioso/solidale, giovanilistico, alternativo, nazional popolare ecc.. Fanno eccezione i programmi sportivi e di informazione, che a ragione non vengono assegnati a nessun Omroep (o a tutti gli Omroep) ma gestiti da un gruppo di trasmissione apposito, questo sì controllato e obbligato a rispettare canoni di oggettività e imparzialità. In pratica, il servizio pubblico è gestito da tante società che si specializzano in certi tipi di prodotti televisivi, per accontentare i propri abbonati. Strutture snelle, autonome, produttive, che provano a conquistare altre fette di mercato cercando di meritarselo. L’essenza del concetto di concorrenza, no?

Ce lo propinano a livello teorico da decenni, ma qui da noi non si è mai visto applicato in un nessun settore. Ci ha provato Bersani qualche anno fa e tassisti, farmacisti e notai si sono sdraiati sull’asfalto per protesta, bloccando traffico e riforme. Questa è l’Italia, mezzo piede in Europa e il baricentro sbilanciato all’indietro in piena Repubblica delle Banane. Qui da noi la televisione si fa con una sola grande, pachidermica, ingessata RAI, che sceglie cosa vedrà in tv il paese intero l’anno prossimo attraverso un solo consiglio di amministrazione, un direttore, un presidente, sulla base di non si sa bene quali criteri – se non quello di scimmiottare la televisione privata – mentre nei Paesi Bassi la pluralità è garantita dalla struttura stessa. Più facile di così… Fai programmi sulla vita di tutti i giorni degli anziani e ottieni successo (cioè ascolti)? Avrai fasce orarie sempre migliori. Rappresenti la parte del paese a cui piace la musica tradizionale? Puoi trasmettere il concerto dei maggiori artisti del genere, con fanciulle danzanti in zoccoli di legno e gonne larghe alla ‘bella olandesina’. Credi nell’intrattenimento senza tabù e censure? Se sei seguito dalla gente, avrai il tuo spazio televisivo.

Si evita così che un certo tipo di programmi (che ne so, reality show e via dicendo) abbia un monopolio di fatto, dettato dalle mode, dalla poca fantasia o competenza di chi decide, dallo strapotere di sponsor e spot pubblicitari, o da un preciso progetto – meno innocente di quanto si creda – di somministrare spazzatura televisiva. Poi non lamentiamoci se l’Italia sta affondando: la nostra televisione è indecente e continuiamo ad affidarne la gestione a un manipolo di uomini dalle dubbie qualità e dalle indubbie spinte politiche. A questo punto meglio la tv satellitare, o – meglio ancora – la tv spenta.

Per saperne di più:

http://en.wikipedia.org/wiki/Netherlands_Public_Broadcasting

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