L’Italia dei magoni…

afghanistan“Oggi a circa 50 chilometri dalla città di Farah, fra i Monti Seyah, alcuni automezzi condotti da paracadutisti della Folgore, appartenenti al contingente italiano in istanza in Afghanistan , sono stati investiti dall’esplosione di una bomba mentre pattugliavano la zona. Un soldato è morto e altri tre sono rimasti feriti.” Questo più o meno il comunicato ANSA che due settimane fa è stato ripreso da tutti i maggiori giornali e telegiornali nazionali. La notizia, un po’ scarna a dire il vero, è stata rimpolpata a dovere dai TG di mezzogiorno con frasi del tipo: “Il vile attentato è stato perpetrato da una cellula di terroristi Talebani” (TG 5) oppure “il contingente è stato sorpreso dai terroristi mentre si aggirava nella zona per un pattugliamento” (TG 2) o ancora “i terroristi Talebani nella zona dei Monti Seyah sono tornati a farsi sentire con azioni sempre più violente” (Studio Aperto). Addirittura il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, comparso in tutte le maggiori emittenti nazionali, non ha esitato a dire che: “Siamo costernati per la terribile perdita del giovane connazionale morto tragicamente in Afghanistan. La lotta al terrorismo però deve continuare”. Show must go on, insomma. C’è qualcosa però che non mi torna. Innanzitutto: perché i Talebani vengono identificati come terroristi? Fino a qualche anno fa erano al governo di un Paese le cui istituzioni nazionali erano presiedute da ministri e “attendenti” anch’essi Talebani. Si trattava di una dittatura, ovvio, che la guerra di invasione americana appoggiata da alcuni stati europei, fra i quali l’Italia, ha spazzato via in pochi mesi, anche se non in modo definitivo. E infatti ora i Taleban sono tornati a combattere per riottenere il potere perduto. I combattenti Talebani si possono considerare degli integralisti religiosi musulmani e forse anche dei pazzi sanguinari, ma di fatto sono un esercito irregolare e di sicuro non possono essere considerati dei terroristi, almeno non nel senso storico del termine. Sarebbe come dire che Napoleone, quando tornò dal suo primo esilio all’isola d’Elba (novembre 1814-febbraio 1815)  per tentare di riprendere il potere in Francia reclutando un nuovo esercito, agì come un terrorista e i soldati che lo seguirono nell’impresa cercando di ricomporre quella che un tempo fu la Grande Armée ( l’armata invincibile che guidata dal Bonaparte  tra il 1805 e il 1814 conquistò quasi tutto l’Europa) non furono altro che pericolosi terroristi al suo servizio. Certo, il termine “terrorista” venne coniato negli anni settanta del secolo scorso per cui, anche volendo, nessun biografo o storico coevo all’imperatore corso avrebbe potuto affibbiare alla ricostituita fanteria napoleonica quell’infamante sostantivo. Resta il fatto che ogni azione di tipo militare, sia essa di guerriglia o di guerra vera e propria, in un contesto di assenza o precaria esistenza di un governo nazionale istituito per di più da forze straniere, ogni azione di questo tipo, dicevo, non si può considerare un atto terroristico. Ne consegue che l’esplosione di due settimane fa che ha ucciso un soldato italiano e ne ha feriti altri tre  non è un atto terroristico bensì un atto di guerra. Per cui cominciamo col dare alle cose il proprio nome e riscriviamo nel modo più oggettivo e chiarificatore possibile ciò che è avvenuto la mattina del 14 luglio a 50 km dalla città di Farah: “In Afghanistan è iniziata da qualche settimana un’offensiva delle forze militari della coalizione Usa-Europa contro le roccaforti dell’esercito irregolare Talebano. Tale offensiva ha lo scopo di spazzare via in modo definitivo i reparti Talebani attestati attorno alle grandi città e nelle valli occidentali e del sud. In questo contesto le azioni di guerriglia dei Talebani si traducono anche in assalti ai contingenti in pattugliamento nella zona e alle basi dell’esercito della coalizione Usa-Europa. Fra questi contingenti non mancano quelli italiani e soprattutto quelli della brigata paracadutisti della Folgore. Durante uno di questi pattugliamenti un veicolo delle forze italiane è saltato su un ordigno fatto esplodere dalle forze irregolari Talebane. Un soldato italiano è morto e altri tre sono rimasti feriti.” Così delineata questa notizia si avvicina abbastanza alla realtà dei fatti, perché la verità nuda e cruda, per chi vuole  fare informazione, spesso è la scelta migliore. Quasi sempre è l’unica possibile.

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2 thoughts on “L’Italia dei magoni…

  1. Io ho un debole per Frattini. Lo dico. Ogni volta che un soldato italiano muore/rimane ferito in giro per il mondo lui sgrana gli occhi, punta lo sguardo all’infinito, gonfia il petto ed esclama “Manderemo i Tornado”.

    Ogni volta.

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  2. Che i telegiornali infarciscano le notizie con queste perle propagnadistiche è una cosa credo dovuta.
    Già l’Europa sta conoscendo, da almeno un cinquantennio, un inversione del valore etico della guerra e della pace… se ora non si fa nemmeno un minimo di propaganda televisiva, mi chiedo dove andremo a finire? Tutti i grandi stati moderni (e non parlo di quelli europei, dato che il Vecchio Continente è ormai ridotto ad una Italia cinquecentesca) che si rispettino onorano i propri caduti e denigrano il nemico. Gli USA sono un esempio principe in questo e fanno benissimo.

    PS: se ai telegiornali nostrani chiamassero la nostra “missione di pace” col suo vero nome “supporto ad una guerra”, temo che la nostra ridicola Costituzione (carta igenica di gran qualità) creerebbe qualche problema. Essì, perchè pare che l’Italia, stato sovrano, non possa fare guerra… che cazzo di paradosso di merda! Se siamo uno stato sovrano facciamo quel che cazzo ci pare… o no? E invece no! E tocca ingannare un’opinione pubblica composta in buona parte da ignoranti o da saccenti sinistroidi che appena sentono “guerra” gridano allo scandalo e chiamano in gioco i diritti umani, i bambini che soffrono, fino a parlare della fame nel mondo.
    Che paese di merda!

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