La crisi non esiste 2

panorama… E io intanto non riesco a fare nulla. Oltre alle questioni legate al quotidiano, avvelenate da una rabbia insolita, che mi porta a litigare con tutti, a essere rissoso, scontroso e volgare. Oltre alla stanchezza simile a depressione che questo paese di vigliacchi, ipocriti e disperati mi inietta nelle vene ogni mattina ho anche rallentato se non bloccato del tutto una delle cose che più amo. Scrivere. Ho la mia parte del nuovo romanzo targato Kai Zen da concludere, gli articoli per il Corriere da redigere, un’antologia da curare, una raccolta di racconti, ormai impolverata, un lungo articolo su Borges e la dittatura argentina da iniziare, un workshop da preparare per iRealize a Torino. Tutte cose che non solo vorrei poter portare avanti, ma che implicano responsabilità. Responsabilità e rispetto verso gli altri che in qualche modo sono implicati in questi miei progetti, verso chi mi sta aspettando. Non riesco a fare nulla. La faccenda Panorama.it mi ha assorbito, emotivamente, ogni goccia di energia. Volete sapere come sta andando avanti? Chiuderà, non chiuderà, si trasformerà nel concorrente diretto di Men’s Health, davvero il 1° giugno la redazione intera sarà a spasso? La redazione che con dieci giorni di anticipo veniva liquidata senza troppe spiegazioni non è stata proprio tranquilla e in disparte a guardare. D’altro canto si tratta di arrivare a fine mese, non di bullarsi con gli amici “ué io scrivo per panorama.it mica pizza e fichi”, si tratta di vita, di bollette, di affitti, di figli e soprattutto si tratta di dignità professionale. Una redazione giovane e dinamica, in grado di coprire l’intero scibile giornalistico, dai reportage dal caucaso alle ultime tecnologie, dallo sport alle interviste con gli scrittori più interessanti in circolazione, dall’immigrazione alla politica. Scoop, reportage, inchieste, cultura… Una redazione che ha lavorato bene, che ha fatto salire i contatti giornalieri del portale con il suo lavoro, con la sua professionalità. I geni del marketing e del fund rising, forse a causa della crisi, non riescono a vendere questo prodotto agli inserzionisti e quindi si cambia. Qualcosa non mi torna. I giornalisti con il loro lavoro richiamano i navigatori in cerca di notizie e approfondimenti, i geni del marketing non trovano uno straccio di inserzionista e chi va a casa? Andare a casa, in dieci giorni. Era ovvio – o qualcuno pensava il contrario? – che qualcosa avremmo detto. Il coltello dalla parte del manico in questo mestiere, se sei precario (e in certi casi anche se non lo sei) lo hanno sempre in mano editori, direttori ecc. ecc. Ma ad afferrare il coltello per la lama ci si ferisce una mano, con l’altra si può sempre alzare il dito medio, tirare uno schiaffo o afferrare il basso ventre per qualche secondo e stringere. Anche se si conoscono le conseguenze… ma andare a casa per andare a casa, almeno lo si fa sbattendo la porta, facendo casino, chiedendo spiegazioni. Non so se il rumore che abbiamo fatto sia servito a qualcosa. Dubito, ma la situazione, sempre più nebulosa, ora come ci fa sapere una mail di qualcuno che ha a cuore comunicarci lo stato delle cose, è questa: […] i fiduciari sindacali in assemblea ci hanno comunicato le ultime novità sul sito. Ieri (due giorni fa per chi legge) l’azienda li ha informati che il sito di Panorama non viene “spento” dal 1° giugno. Il sito di Panorama per il momento resta, nella sua struttura. A settembre si procederà a trasformarlo in un hub (in pratica un aggregatore di notizie da fonti diverse N.d.J.) di cui manca per ora il progetto (l’azienda si è impegnata a renderlo noto entro la fine di giugno). Viene portato fuori dalla redazione di Panorama, e diretto da Marco Mazzei. […] Il direttore si è detto disponibile a incontrare i collaboratori e parlare con loro di un’eventuale prosecuzione della collaborazione. Insomma alcuni di noi, non si capisce quanti e chi, potranno collaborare ancora per un po’. Per qualche mese. Poi? Il sito si trasforma in qualcosa di cui non si sa nulla. Un hub? Non doveva essere un portale “al maschile”? Per cui nessuno sa se potrà o meno lavorare e, dopo il piccolo vespaio, che ha coeso la redazione come non mai e alzato i toni, l’azienda e il direttore si dicono pronti a incontrare i collaboratori che fino a ieri erano stati liquidati con una mail. Bene, sono felice siano disposti a incontrare i collaboratori, è un segnale. Ma se permettete, visto quello che è successo fin qua, io un’ombra di dubbio sulle intenzioni ce l’ho sempre. C’è l’estate di mezzo, a settembre gli animi si saranno placati, questa faccenda sarà dimenticata, i toni si saranno spenti. Ma ci scommetto qualcosa andrà storto. Qualcuno, più di qualcuno, verrà lasciato con il culo per terra senza troppi complimenti e spiegazioni. È ancora tutto, molto, troppo nebuloso. Che ne sarà di Panorama.it dal 1° di giugno. Sarà sempre il solito portare con la solita redazione o no? Se no, come scritto in precedenza, Panorama.it chiude con l’inizio del mese, perché non importa se nome e indirizzo sono gli stessi, quando cambiano le persone che abitano la casa, la casa non è la stessa. E poi,  a settembre cosa succederà? Ma la questione principale verte sempre e comunque sul precariato e sulle indecenze della casta giornalistica. E qui se troverò il tempo, nonostante non riesca a fare nulla, prima o poi qualcosa dovrò scrivere. Miserabile Italia.

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