kids friendly

mcdonalds-kidFa specie pensare che nel paese dalla gastronomia più varia e apprezzata del mondo, tanto da diventare quasi un’ossessione, la ristorazione non sia capace di offrire un servizio ‘bambini’ decente e si sia fatta soffiare sotto il naso la gran parte delle feste e dei ritrovi di vario tipo per i più piccoli niente meno che da McDonalds! Stento ancora a crederci, eppure è così. Mettetevi fuori da un fast food (mi raccomando, non con il vestito buono altrimenti vi puzzerà per una settimana) e chiedete ai genitori che ne escono perchè sono andati a mangiare lì; la risposta prevalente sarà: perchè c’è l’area giochi per i bambini, le tovagliette di carta dove possono disegnare mentre si aspetta ecc… non certo per i cheeseburger e gli onion ring. Curioso, no? Nel paese dove mangiare ‘bene’ è la cosa più importante che esiste, oggetto del 50% buono delle conversazioni complessive tra i suoi abitanti. D’altronde, chi ha figli può arrivare a capire i genitori dal milk shake facile (capire, non fare lo stesso). Io ceno a casa da quattro anni a questa parte perchè, a parte i prezzi impossibili che i simpatici gestori di ristoranti, trattorie, taverne decidono di applicare per spennare il più possibile i polli seduti al tavolo, odio dovermi innervosire subito.
“Siamo in quattro. Avete un seggiolone?”
Già ti guardano male. E’ una bimba, amico, non una consegna di latte di carciofini per pizza da 5 kg andate a male.
“Vediamo… no, niente seggiolone. Ce l’hanno a quel tavolo, vede?”
Tanto piacere, che me ne frega di quel tavolo. “Ma ne avete solo uno?”
“Due, ma l’altro è rotto.”
“Arrivederci.”
Dietro-front. Magari poi non lo faccio, non me ne vado, per rispetto della compagnia e per lo stomaco che ormai si lamenta dalla fame, ma di sicuro non sarò il cliente più soddisfatto della serata.
E il seggiolone è solo un dettaglio. C’è molto altro: non si può pretendere che i bambini stiano seduti a tavola per tre ore circa, la durata di un pasto medio italico al ristorante per un gruppo di adulti (conteggi per non dividere alla romana inclusi). Forse si potrebbe proporre loro qualcosa di semplice ma efficace. Bastano tovagliette di carta prestampata, ne producono a bizzeffe, con disegnate sopra figure per bambini, animali, fumetti da colorare e un vasetto con alcuni pennarelli dentro. Tanto per dirne una. Costo irrisorio e successo sicuro. E per far loro sgranchire le gambe, tra una portata che rifiuteranno e l’altra, e magari lasciare i genitori mangiare per due minuti senza interruzioni, creare un minuscolo angolo all’interno delle sale disponibili con un paio di piccole sedie colorate di plastica, un tavolino, quattro cazzate di giochi in legno, un puzzle e roba simile. All’estero ho visto spesso angoli simili anche in negozi di scarpe, figuriamoci nella ristorazione. Servirebbe anche a evitare che i camerieri perdano ogni volta la pazienza con bambini che corrono come pazzi intorno ai tavoli, invisibili perchè coperti dalla pancia di zì Nicola e famiglia.

Forse dovremmo rivedere il concetto per cui da noi i bambini sono in pratica nostre miniature. Devono dire frasi da grandi, vestirsi di marca, tifare Inter, comportarsi come noi. Manco fossimo modelli di vita validi… Possibile che ci si dimentichi tutti quanto ci ROMPEVAMO I COGLIONI con i saluti e i baci ai parenti di ottavo grado, mai visti prima, i ”saluta’ e ‘dì grazie’ obbligatori che ti fanno solo mettere quelle parole in fondo alla lista di ciò che mai vorrai dire, i pranzi seduti inchiodati al tavolo sotto lo sguardo severo di mamma e papà. Forse nasce già lì la voglia tutta italiana di non accettare mai una regola che una: ci credo, te ne propinano una camionata già a quattro anni, perlopiù inutili. Meglio concentrarsi su pochi concetti e farli rispettare in pieno, e con un valido motivo, piuttosto che condizionare e programmare la vita dei bimbi manco fossero piccoli manager con mini agenda organizer da riempire, ottenendo peraltro rifiuti e disinteresse su tutta la linea. Lo capiremo mai?

Forse a tuo figlio in fondo il judo non interessa, forse non ha orecchio musicale, non si sente acquatico, non gli va tutta quella enorme fetta di parmigiana e non gliene frega niente della messa la domenica. Forse preferisce correre a perdifiato senza meta e ficcare le scarpe in tutte le pozzanghere (la suola è fatta apposta, no?). E’ un bambino, la sua visione del mondo è diversa, non può essere altrimenti, e non è detto che debba sempre contrastare con la nostra. Cominciamo ad agevolarli, a fare le cose anche per loro. Lo fanno da decenni in tutta Europa, siamo come al solito i fanalini di coda. Cominciamo dai seggioloni nei ristoranti, giustappunto. Chiediamoli e lamentiamoci con il gestore se mancano, minacciando una migrazione di massa da McDonalds. Che non avverrà, ovvio. Meglio un toast e una mela seduti su una coperta al parco, a quel punto.  A patto che smetta di piovere.

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