Ispirarsi alla storia 8

a-saltnerIl Saltner dell’Alto Adige

Qualche anno fa, era il 2005, collaborammo con la provincia di Bolzano per dare vita ad un Romanzo Totale che avesse un’ambientazione altoatesina. Era la quarta volta che si realizzava un Romanzo Totale in rete, la seconda in cui noi Kai Zen partecipavamo alla stesura come promotori e coordinatori; per di più la metà di Kai Zen ha avuto i natali in Sud Tirolo e quindi ci premeva fare le cose per bene, come quel caro amico di catodica memoria, il signor Locatelli. Io, in quanto “storico” dell’ensemble narrativo, mi preoccupai di raccogliere le informazioni e i dettagli storici che potevano risultare utili allo scopo. Mi imbattei, fra gli altri, in una figura che aveva avuto il ruolo di poliziotto privato nel passato della regione, il Saltaro o Saltner in tedesco, un personaggio che, vestito come Toro Seduto, si aggirava per le grandi proprietà fondiarie armato di pistola e alabarda cercando di tenere lontani da queste terre ladri e estranei. Mi incuriosì molto scoprire l’esistenza di un così particolare personaggio nella mia terra natia. Approfondendo il discorso scoprii anche che l’origine del nome è longobarda, infatti la zona del Triveneto era parte integrante del regno longobardo che si estendeva a macchia di leopardo in Italia fra il 500 e il 780  d.c. e il suo ruolo era inizialmente quello di guardiaboschi. Col tempo le sue funzioni si allargarono divenendo custode del territorio comunale prima e guardia delle strade, degli acquedotti e dei canali poi. I suoi compiti cambiavano da provincia a provincia anche se il nome restava lo stesso. Col tempo in alcune zone del Trentino alto Adige sparì questa figura di controllore delle terre, oppure venne sostituito da poliziotti provinciali o servi del proprietario terriero armati. Ricomparve nella valle dell’Adige, in special modo nella conca di Merano, col nome di Saltner intorno al 1285 d.c. e indicava generalmente le guardie campestri e i guardiani dei vigneti durante il periodo di maturazione dell’uva. Nel libro “Le pietre del giudizio” Marius De Biasi ne fa una dettagliata descrizione: “…Il costume indossato abitualmente era quello tipico dell’agricoltore, con pantaloni di pelle corti, le ginocchia libere, particolari calzettoni che ricoprivano solo i polpacci, con calzini corti ai piedi e con scarpe nella cui suola erano state infilate delle borchie per prolungarne la durata. Di domenica era vestito meglio: portava un cappello con piume di uccello e code di volpi e scoiattoli; al collo indossava una o più collane di denti di maiale ed ossa di animali, disposti in maniera tale da provocare u n continuo tintinnio durante il movimento. In mano stringeva un’alabarda e alla cintura portava una pistola a due canne. Il Saltner la usava in due occasioni: il sabato sera, quando dopo il suono delle campane, sparava per due volte nell’aria per segnalare la sua presenza, oppure in caso di necessità per richiamare l’attenzione dei vicini.Di domenica o nei giorni festivi si recava a messa,ma con quell’abbigliamento gli era proibito entrare all’interno della chiesa e al termine delle cerimonie religiose dopo la benedizione del prete doveva allontanarsi dal luogo prima di venir avvicinato dai fedeli. Durante il lavoro segnalava la propria presenza con particolari segnali ben visibili che avvertivano gli intrusi di non oltrepassare il confine o di non percorrere il sentiero; se qualcuno veniva sorpreso nel campo, doveva pagare al proprietario del terreno una multa,altrimenti, in caso di rifiuto,veniva portato davanti alle autorità giudiziarie e condannato.” Fra i simboli usati per tenere alla larga i male intenzionati c’era anche una mano di legno infilata in cima a un palo recante scritte del tipo “state alla larga” oppure “qui ci sono io che controllo”. Qualcuno sostiene anche che in certi periodi particolari della storia gli fosse concessa licenza di uccidere. Con queste prerogative mi venne naturale pensare che un tale personaggio fosse perfetto per dar vita a un racconto oppure a un romanzo. E in effetti non mi sbagliavo, alla fine dell’anno l’esperienza del Romanzo Totale ambientato in alto Adige era conclusa e aveva dato vita a un bel racconto uscito in forma cartacea col nome di “Spauracchi”, edito dalla Bacchilega editrice. L’indiano che parla tedesco ci aveva portato fortuna, augh!  

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