rosario e coerenza

Immagine di Quasi quasi mi sbattezzoGli italiani sono cattolici, lo sanno anche i sassi. La percentuale di cittadini che si definiscono cattolici nel nostro paese è circa il 90%, un numero molto elevato rispetto agli altri paesi europei. Nulla da dire, la fede è fede, ma è troppo chiedere di essere cattolici E coerenti? O non cattolici e coerenti? Quando, tempo fa, parlando di figli con altri genitori (cosa che evito come la peste, se posso. Già ti succhiano amorevolmente il sangue da mattina a sera – i bimbi intendo – ci manca poi che parli solo di loro anche nei centesimi di secondo liberi…), ho riferito distratto che le mie figlie non sono battezzate, di contro ho ricevuto una fila di occhi sgranati addosso. Eppure non mi trovavo in sagrestia, o luoghi simili. Subito dopo, forse anche a causa della mia espressione sorridente e naif, sono stato mitragliato di domande frenetiche: ‘ma si può?’ ‘ma i tuoi non dicono niente?’ ‘ma se poi dio esiste veramente?’ Okay, l’ultima domanda non l’hanno fatta veramente, ma le altre sì! Ora, mi rendo conto che invecchiando e avvicinandoci sempre più al rintocco della nostra ora, si perda tutti la spavalderia di una volta e si cominci a pensare che, quasi quasi, nell’incertezza, accendendo una candela qui e facendo una preghierina lì, magari un posto in paradiso ce lo prendiamo pure. Il che spiega perchè la percentuale italiana di cattolici si eleva a quasi il 97% tra gli over 65. Ci può stare. Lungi da me fare l’intransigente sdegnato, e poi chissà quante volte ho cambiato idea io… Ma non credete, amici cattolici non coerenti, che lassù qualcuno se ne accorga se non avete condotto un’esistenza propriamente religiosa? Immagino dio sia diverso dal fisco, per esempio, e gli studi di settore là siano molto più precisi e meno contestabili. E le multe salate. Anche perchè l’organizzazione da quelle parti pare sia di tipo gerarchico e ben poco democratico. Non pensate che, a quel punto, forse sarebbe più apprezzata l’attitudine positiva alle cose del mondo – aiutare chi è in difficoltà, accettare il diverso, non fare del male, ecc.. – piuttosto che l’aver svolto un compitino formale con la testa altrove?
Vorrei capire perchè se un italiano non crede non si cancella dalla lista dei credenti. Anzi no, una risposta per questa domanda ce l’ho già, ed è un’altra domanda: perchè fare qualcosa? Tempo, energia e magari anche soldi sprecati. Mi sta bene, in qualche modo, o meglio posso capire il ragionamento. Il non ragionamento. Ma allora perchè se un italiano non crede continua a fare le cose da cattolico, tipo sposarsi in chiesa, andare a messa, farsi il segno della croce? Non che mi interessi davvero la risposta ma è un fenomeno curioso, che forse in parte si spiega con la cara vecchia storia della furbizia italica. Dell’abilità nel sotterfugio. Dell’apparire distinto dall’essere.

Ricapitoliamo, l’Italia è cattolica ma ben poco osservante. Se non è per il motivo di cui sopra – la speranza che nei cieli la burocrazia sia simile a quella dell’agenzia delle entrate – allora possiamo ipotizzare:
– che nell’incertezza sull’esistenza di dio, sia esso cattolico, ebreo, musulmano, buddista o altro, meglio essere iscritti ALMENO a una delle liste piuttosto che essere fuori del tutto. Si presume quindi che la ‘portabilità’ religiosa, sulla scorta degli contratti telefonici, sia più comoda e conveniente rispetto alla disdetta o alla scelta del campo neutro. Può essere. Ma bisogna anche considerare che a volte per la dottrina è meglio un foglio bianco che uno già scritto, sul quale bisogna tracciare grosse righe diagonali. Ogni maestra lo confermerebbe. Influenzerebbe in modo negativo la commissione giudicante. Pensateci.
– che la tradizione è più importante del pensiero libero. Se non si crede a una cosa, ma a papà fa piacere di sì perchè deluderlo? Molto probabilmente neanche papà ci crede davvero, per cui facciamo ‘sto gesto e sbrighiamoci che inizia il moto GP, per favore. Che sarà mai? Il problema è che se nel nostro paese alle soglie del 2010 la tradizione è sempre più importante delle idee, beh… si spiegano molte cose, tra cui il fatto che stiamo cadendo a pezzi.
– che la fede è un concetto da prendere ‘a grandi linee’, non in modo metodico e rigoroso, ma semplicemente esserne ispirati nella vita di tutti i giorni. Mi piace questa possibilità. Ma stride con la rigidità di certi atteggiamenti cattolici, o forse potrebbe essere reale se a capo della chiesa ci fosse gente di un certo tipo, penso al grande Tettamanzi, cardinale da queste parti, a Carlo Maria Martini, sempre di qui, e a tanti preti di provincia o di città. Gente che bada al sodo, per cui essere cattolici è sinomimo di essere disponibili, tolleranti, aperti e generosi. Vivere in armonia con la natura e con la gente, non solo applicare in modo rigoroso delle procedure. Ma non è così, anzi l’immagine di oggi della chiesa cattolica è di un’istituzione rigida e poco tollerante, diciamo vagamente fuori dal tempo (per rimanere carini).
Dunque la mia proposta concreta è: italiani cattolici, praticate. Iscrivete i figli a catechismo, fate impartire loro la dottrina, fategli fare la comunione, la cresima e quant’altro. Confessatevi e andate a messa ogni domenica (sarebbe meglio più spesso, credo, ma voglio essere di manica larga), sposatevi in chiesa, NON divorziate, NON fate sesso prima del matrimonio, NON usate contraccettivi. E voi ecclesiastici rinunciate al sesso, per favore. Festeggiate degnamente la domenica, il natale, la pasqua ecc… Insomma, praticate. Praticate tutti, praticate sempre, innanzitutto e soprattutto. Sono sicuro che in questo modo salverete la vostra anima. E noi che non possiamo farlo perlomeno ci ritroveremo la statale per Lecco senza la solita fila perenne e qualche centimetro in più a disposizione sulla spiaggetta di Lierna, la domenica. A ognuno il suo paradiso.

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