Chiacchiere

soccerUn’altra caratteristica per la quale noi italiani non abbiamo rivali al mondo è la parlantina: fitta, intensa e teatrale come pochi altri idiomi, e irrobustita da una capacità e una gamma gesticolare che tutti, ammirati o sarcastici, ci riconoscono. Chiedete a un amico straniero di imitarvi, o imitare ‘un italiano’ e vedrete: mani chiuse a becco in movimento frenetico, voce alta e squillante e una serie di parole come ‘mammmma’, ‘pasta’, ‘cazzo’, ‘vaffanculo’ calcate nelle consonanti come fossero tutte doppie. La versione estremizzata di ‘pizza, mandolino e baffo nero’ di Villaggiana memoria. D’altronde si sa, i tempi si fanno duri e il linguaggio è sempre più diretto.
Parlantina dunque, chiacchiere. Continue e rumorose, divertite o arrabbiate, strati di parole uno sull’altro, accavallati, in un crescendo di volume e intensità. Non si lascia parlare l’altro, si parla insieme. Al bar, al mercato, davanti alla chiesa, al campo di bocce, fuori dalle scuole. Nelle ‘piazze’ serali, dove si ritrovano i giovani dopo il caffè, per non essere costretti a guardare il programma preferito di mammà sul divano di casa. Bamboccioni, appunto. Chiacchiere telefoniche, a ingrassare i gestori delle telecomunicazioni, chiacchiere televisive in quanto tali. Autoreferenziali: in tv si chiacchiera. Punto. Ci si dà addosso, richiamando l’attenzione, alzando gli ascolti. Questa simpatica e odiosa caratteristica italiana permea in ogni aspetto della vita quotidiana e si infiltra piano piano – ancora oggi – in settori dove in passato non si manifestava in modo evidente. Per esempio, i commenti televisivi alle partite di calcio. Premessa grande come una casa: non sono un fan del calcio, o meglio mi piace il gioco del calcio, ci ho giocato per anni e con grande passione, mi piacciono i campionati mondiali e gli happening internazionali, ma non seguo la serie A, non leggo e ascolto di calcio, non mi interessa. Ma questo fenomeno è curioso.
Una volta, quando guardavo Widzew Lodz-Juventus, con la voce di Bruno Pizzul distante e disturbata dal collegamento, le immagini di bassa qualità, la grafica squadrata e deliziosa (oggi farebbe faville retrò), i giocatori numerati per bene dall’1 all’11, il commento alla partita era sobrio, contenuto, rispettoso dello spettatore che voleva sì un ragguaglio su quanto accadeva in campo e qualche informazione tecnica in più, ma sapeva utilizzare occhi e cervello per fare tutto il resto. Imprecare, gioire, sorprendersi, commentare con chi è accanto. C’erano ancora i suoni delle trombette da stadio in sottofondo (in Giappone nella coppa intercontinentale probabilmente non le spegnevano mai), del pubblico in delirio, le grida e i fischi del Trap di turno e via dicendo. C’era SPAZIO tra un nome di calciatore pronunciato, un’osservazione tecnica di rilievo, un’acuto vocale per un tiro in porta improvviso. A me piaceva. Lo trovavo il giusto compromesso tra il vedersi un match senza commento, come allo stadio, e avere qualcuno, esperto, che agevola la visione per forza di cose ridotta su uno schermo allora non certo dotato come quelli di oggi. Ma, schermi a parte, oggi la visione di una partita di calcio alla tv ‘normale’ (non ho idea di cosa succeda nei canali specializzati, ma immagino il fenomeno sia comunque presente, sebbene ‘vestito meglio’) è un’esperienza insopportabile. Proprio fastidiosa. Mi è successo solo qualche giorno fa. Per miracolo mi sono trovato con un pò di tempo libero e nessun individuo di sesso femminile intorno (non sono un gigolò, solo un padre di due bimbe), ho stappato una birra e acceso sulla partita dell’Italia. Adoro essere grezzo.
Io capisco le esigenze di oggi. Il telecronista classico coadiuvato dal commento tecnico dell’esperto. Capisco l’inviato da bordo campo. Mi sembra non serva a nulla, specialmente se invece di fare domande vere alliscia il pelo dell’interlocutore sempre e comunque, riguardoso, ma posso capire che lo spettatore voglia il brivido del bordo campo. Quello che non capisco è perchè non possa passare un solo secondo della telecronaca senza un qualche inutile commento, un’inesattezza, un’esagerazione, una ripetizione, una banalità, se non uno strafalcione sintattico o grammaticale, e mi fermo qui. Ed è vero, la diretta è diretta, nessuno è perfetto ecc. ma che ne dite di lasciare un pò di respiro a chi guarda? Non ripetere decine di volte le stesse cose (tipo, che l’arbitro ha sbagliato tutto, che il nostro centravanti è straordinario, che gli avversari sono senza idee, fallosi ecc.). Come si fanno a trarre già conclusioni al 10′ del primo tempo? Chiacchiere a vanvera, termini sprecati, inflazione delle parole: se tutto è straordinario, alla fine tutto diventa normale. Forse è per questo che ti imbottiscono di parole, per stordirti. Così come accade nei talk show, nei reality e nella altre amenità del nostro tempo.
Eppure non è dappertutto così. Ho visto di recente una partita del campionato olandese, in un hotel un paio di mesi fa un incontro della Bundesliga, campionato tedesco. E anche inglesi, francesci e spagnoli non esagerano: supporto tecnico, curiosità, dati. Questo mi sta bene. Ma anche secondi di silenzio, cori dei tifosi, suoni da bordo campo, persino la palla che viene calciata o la chiamata di un giocatore. E riposo per le orecchie degli ascoltatori.  La prossima volta che guardate una partita provate a farci caso. Contate le parole e i commenti inopportuni, stando attenti a non perdervi il gol, ovvio. A patto che non venga segnato durante lo spot pubblicitario. Mi sono sempre chiesto: ma in quel caso la tariffa della reclame viene scontata dalla Rai, per i sacrosanti vaffanculo che tal automobile o prodotto per i capelli si prenderebbe? Oppure, anche qui, più se ne parla e meglio è? Misteri del marketing del subconscio.

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One thought on “Chiacchiere

  1. non amo il calcio ma rimpiango anche io le telecronache di un tempo, volte più a “informare” piuttosto che a “emozionare”… e ho amato “l’oro del calcio”, trasmissione che per un po’ è andata in onda su rai tre, la domenica, curata da quelli di blob: tutti i gol e le azioni salienti della giornata senza commento, solo giocatori, palla e tifo. una figata 😉

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