Ispirarsi alla storia 5

churchillvsign1Mandiamoci un po’ affanculo…

Mai come in questi giorni trovandomi davanti  alla TV a guardare programmi tipo Ballarò, Anno Zero e altri, durante l’intervento di politici di fama nazionale, come per istinto, mi viene naturale  sollevare il dito medio dinanzi alle loro belle facce. Nella privacy di casa mia, io solo di fronte a loro, finalmente li posso mandare affanculo in libertà, senza paura di incorrere in denunce e querele. Ma quel gesto tanto eloquente quanto simbolico, che origine ha? Chi è stato il primo a utilizzarlo? Esisteva un Gasparri del neolitico da mandare affanculo col “gestaccio”? Oppure è quello che abbiamo noi in Italia oggi il Gasparri neolitico? Rispondere a quest’ultima domanda non è affatto facile e in tutta onestà non sono sicuro di volerlo fare. Sull’origine del gesto, invece, si può affermare che ha sicuramente origine lontane. Pare addirittura che ci sia un nesso antropologico con questo gesto; i primati, per esempio, per denigrare e affermare la propria supremazia sessuale sugli altri soggetti agitano e sbattono il proprio fallo in modo minaccioso in direzione di questi. Non è un bel vedere sicuramente. Nelle prime società civilizzate il gesto venne sostituito dal simbolo: Il dito medio alzato rappresentava quindi il fallo e aveva lo stesso potere denigratorio e oltraggiante. Gli antichi greci dell’età classica ripresero la gestualità, tanto che nella rappresentazione teatrali il dito medio alzato veniva adoperato per deridere, minacciare e umiliare l’oratore avversario. I romani, che importarono quasi tutto dalla cultura greca, riproposero il gesto utilizzandolo per oltraggiare gli avversari politici e per sottomettere subalterni e servitori. L’imperatore Caligola era solito usare il digitus impudicus per imporsi sui subordinati e talvolta pretendeva da loro che gli baciassero il dito medio alzato come gesto di sottomissione. Uno di questi, Cassio Cherea tribuno dei pretoriani, a un certo punto decise che ne aveva abbastanza di questi oltraggi e ordì una congiura ai danni di Caligola uccidendolo, a sottolineare il fatto che non era un gesto preso tanto alla leggera neanche nei tempi antichi. Venendo ai giorni nostri, noi lo utilizziamo, insieme ad altri popoli neolatini, perché discendiamo in modo viscerale dalla cultura romana, ne abbiamo assorbito usi e costumi e di conseguenza anche malcostumi. Gli inglesi e le culture anglosassoni in genere, non hanno subito lo stesso tipo di influenza. L’impero romano, infatti, non ha mai conquistato del tutto la Britannia così come non si è insediato in modo stabile nei paesi baltici e scandinavi influenzandone solo in minima parte le usanze culturali e sociali. Per questo a Londra e dintorni se devono mandarvi a quel paese usano un altro gesto: il dito medio e quello indice alzati con il dorso della mano rivolto a chi si vuole offendere, una sorta di “V” di vittoria al contrario. Ma da dove deriva invece questo gesto? Pare che per la prima volta sia stato utilizzato durante la guerra dei Cento anni, combattuta fra inglesi e francesi (1337-1453). L’esercito inglese annoverava tra le sue fila un reparto di arcieri molto efficienti perché in possesso di un arco chiamato “Lungo” (Longbow in inglese), in grado di raggiungere con grande potenza di penetrazione, le cotte di maglia di avversari distanti anche più di trecento metri. Si trattava di un’arma che all’epoca poteva decidere le sorti di una battaglia. I francesi, quindi, ogni qualvolta catturavano degli arcieri avversari erano soliti mozzare loro il dito medio e indice (quelli utilizzati per tirare con l’arco lungo) in modo che non fossero più in grado di tornare a fare il proprio lavoro fra le schiere avversarie. Quando questa crudele usanza prese piede, fra le fila inglesi prima di ogni battaglia ( pare che la prima volta sia accaduto alla battaglia di Agincourt 1415) si cominciò ad utilizzare un gesto per denigrare e intimorire gli avversari d’oltre manica: mostrare il dito medio e quello indice pronti a far scoccare potenti frecce da lunghe archi, la “V” in questione appunto. 

FONTI:

Agincourt 1415, Triumph against the odds – Matthew Bennet –  Osprey Publishing

English Longbowmen 1330-1515 – Clive Bartlett – Osprey Publishing

Il Dizionario dei gesti degli italiani – Munari Bruno, Saglietti Ivo – Adn Kronos Libri

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