Luchadoras, una storia violenta

Immagine di LuchadorasUna storia violenta, cruda, senza spazio per facile retorica o sociologia da strapazzo. Una storia violenta, al femminile, che non lascia scampo né redenzione. “Luchadoras” (001 edizioni, pp. 96, € 15), il graphic novel della francese Peggy Adam; mette in scena la drammatica realtà di Ciudad Juárez, Chihuahua, Messico; attraverso la vicenda di Alma, una ragazza giovane che deve lottare quotidianamente con la ferocia machista. Lo scenario è quello portato alla ribalta nel dalla denuncia di Amnesty International, dalla associazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” e dal libro del giornalista Sergio González Rodríguez, “Ossa nel deserto” pubblicato in Italia da Adelphi. Negli ultimi tre lustri, oltre seicento donne sono scomparse, di queste, quattrocento sono state ritrovate cadavere: tutte vittime di violenze sessuali e decedute in seguito a strangolamento. Il colpevole o, più ragionevolmente, i colpevoli sono avvolti nel mistero e le autorità non sembrano portare avanti le indagini con la dovuta solerzia, tanto da destare non pochi sospetti di un coinvolgimento diretto. Gli omicidi si ripetono e si somigliano, e riguardano donne adulte, adolescenti e persino bambine. Un’ecatombe senza precedenti che ha reso Ciudad Juárez il luogo più pericoloso del mondo per il sesso femminile. 
Alma rientra nella descrizione tipo della vittima: origini umili, minuta, capelli scuri e lunghi. La sua è una storia di abusi domestici perpetrati da Romel, il marito violento e meschino, e di abusi sociali che la costringono, ogni giorno, a subire le “attenzioni” maschili, al bar dove lavora, per la strada, da un ufficiale di polizia che si propone di scortarla a casa dopo il ritrovamento dell’ennesimo cadavere e dagli amici teppisti del marito. Ma Alma cammina a testa alta, è una combattente, una luchadora appunto. Al contrario della sorella, che rimane incinta proprio del cognato, non si dà per vinta e reagisce. Spera in una vita migliore per la sua bimba e soprattutto vuole rispetto per sé, con grinta. Un dialogo su tutti: Romel: Non alzare la voce con me Alma – Alma: Se no? La tua banda di rammolliti viene qui a menarmi? In dieci contro una donna. Veri campioni di coraggio! 
L’unico uomo gentile che incontra sulla sua strada è Jean, un turista americano, che si infatua di lei e che verrà coinvolto nella spirale di violenza che risucchia l’esistenza della protagonista; alla fine anche lui le volterà le spalle, tornando alla sicurezza e alla “rispettabilità” del suo mondo. A lei non resta che una scelta brutale, una soluzione cruenta per un’esistenza cruenta. 
Il tratto semplice, “sgrammaticato”, naïf di Peggy Adam calza a pennello al tono realistico della vicenda, focalizzando l’attenzione sugli eventi, sui dialoghi, sulla cronaca del femminicidio e sui luoghi. I disegni non distraggono, ma raggiungono lo scopo e si attaccano dolorosi al polpaccio del lettore come un mastino, sgraziato e devastante.

Articolo pubblicato su Panorama.it il 18 marzo 2009

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